Ikat|Chiné, decorare il tessuto

ikat_home-300x196Mostra, a cura di Margherita Rosina e Francina Chiara, alla Fondazione Antonio Ratti, a Villa Sucota in via per Cernobbio 19, aperta fino al 21 giugno, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30
 (dal 21 novembre al 30 aprile) e dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30, sabato e domenica dalle 11 alle 18 (dal 1 maggio al 21 giugno).

 

«Ikat e chiné sono due termini forse enigmatici per un pubblico non specializzato, che identificano disegni bellissimi dai contorni “sfumati”. Questo particolare effetto trae origine da un’antica tecnica di tintura dei tessuti utilizzata in Paesi lontani tra loro – spiega la presentazione –. Dopo la mostra Damaschi. Contrasti di luce dello scorso inverno, che presentava la tecnica di realizzazione dei tessuti operati con pezzi dal Cinquecento ai primi del Novecento, il MuST propone un allestimento per conoscere l’ikat, tecnica di tintura per riserva di antica origine orientale e lo chiné, la sua moderna interpretazione europea.
Nell’ikat i disegni dai contorni sfuocati sono ottenuti proteggendo parzialmente con una stretta legatura i fili di ordito o di trama. I successivi bagni di colore, che interessano solo le aree non protette dei fili, costituiscono un tipico esempio di tintura “a riserva”. Solo allora si procede alla preparazione del telaio utilizzando i fili che risultano quindi già “disegnati”.
Lo chiné europeo del Settecento riprende questa tecnica; a partire dal primo Ottocento, per ridurre tempi e costi di esecuzione senza rinunciare al fascino dell’effetto sfuocato, si ricorre alla stampa diretta dei fili d’ordito, procedendo poi nella tessitura».

«Dalle collezioni del MuST provengono – prosegue la nota –: sontuosi capi maschili dalle sgargianti fodere di cotone stampato, testimonianza di autentici tessuti ikat afgani della fine dell’Ottocento; taffetas lionesi del Settecento in cui la medesima tecnica, chiamata in Francia chiné a la branche, crea motivi floreali dai delicati colori molto in voga alla corte di Maria Antonietta; campioni di tessuto, oltre ad abiti provenienti da collezioni private, che rappresentano la produzione francese e italiana della fine dell’Ottocento e del Novecento. Lavoro di infinita pazienza manuale alle sue origini, interpretato in chiave industriale in Europa a partire dall’Ottocento, lo chiné é oggi vanto di alcune manifatture comasche che per l’occasione presteranno alla mostra tessuti stampati su ordito, realizzati negli ultimi decenni, per rispondere alle esigenze dell’alta moda internazionale. Alcuni filmati illustreranno al pubblico il procedimento di realizzazione dell’ikat, ancor oggi praticato a livello artigianale in alcuni paesi orientali».

Per informazioni tel. 031.3384976, e-mail info@fondazioneratti.org. [md, ecoinformazioni]

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