Ritratto dell’artista da giovane: Faber e Mimmo Dabbrescia al Gloria

Inaugurata, in occasione del tributo a Fabrizio De André, allo Spazio Gloria, la mostra Il giovane Faber con le fotografie di Mimmo Dabbrescia verrà trasferita dal prossimo 6 febbraio a San Pietro in Atrio, in centro a Como, per essere alla portata di un più vasto pubblico.

Le fotografie, realizzate tra 1969 e 1974, mostrano, nonostante fossero destinate a un uso promozionale, un De André non agiografico, ma quasi intimo e familiare. Mentre nella sala del cinema provano i gruppi del tributo serale al più amato dei cantautori, il fotografo Mimmo Dabbrescia racconta volentieri la storia del suo incontro col Faber.

«Io ero a Milano, perché sono del sud, ma professionalmente milanese (del resto in Puglia, cosa vuoi?, allora potevo giusto fotografare i vini), e mi dicono di andare a Genova per delle foto a Fabrizio De André. Ci vado. Solo che lui non c’era. La moglie mi dice “se ne sarà dimenticato, è a Londra”. Io dico “non c’è modo di rintracciarlo?”. Lo rintracciamo e per farlo c’è voluto un giorno intero… L’appuntamento me lo dà di nuovo due giorni dopo e quella volta c’era e anche le altre volte che l’ho fotografato dopo. Mi avevano detto “E’ un tipo difficile”, ma non era vero.»

La storia professionale di Mimmo Dabbrescia comincia prestissimo: a dieci anni a bottega dal fotografo conosciuto dalla famiglia, «Ma la mia scuola è stato il Navale» (nel senso di Istituto Tecnico), poi, trasferito a Milano, entra nell’agenzia News Blitz, dove inizialmente – come gavetta – passa giorni e notti a sviluppare e stampare. «Soprattutto nel ’56, durante la rivolta dell’Ungheria; i Russi impedivano di trasmettere qualsiasi materiale, ma uno dei nostri era riuscito a portare a casa dei rullini, che erano l’unico documento di quanto stava succedendo». Poi è all’agenzia di Fedele Toscani, poi al servizio fotografico del “Corriere della Sera”.

Nasci come fotografo di cronaca quindi? «Certo, il fotografo è di cronaca». Poi quando fonda la sua agenzia, comincia a lavorare con molti settimanali, tra cui quelli che si occupano di spettacolo. Tra gli altri “Tv Sorrisi e Canzoni”. «Sai, adesso molti storcono il naso, ma TV Sorrisi e Canzoni era un giornale da due milioni di copie…». I contatti si ampliano con le conoscenze delle case discografiche: «Facevo le foto che poi venivano usate da tutti i giornali, in base al successo del cantante, ma è vero anche che comparire sui giornali aumentava il successo…». Nel suo archivio c’è Fabrizio De André, così come ci sono Lucio Dalla, Lucio Battisti, Gino Paoli e Ornella Vanoni, e anche i Beatles a Milano. «Con alcuni siamo diventati amici. Johnny Dorelli, per esempio: sono stato l’unico fotografo invitato al suo matrimonio a Meda. Ero ad Ancona e lui mi telefona “Domani mattina alle 10 mi sposo, vedi tu se venire…”. Ho lasciato la macchina ad Ancona e ho preso il treno, viaggiando tutta la notte. Poi tutti volevano le foto, ma non era possibile darle a tutti i giornali, perché Johnny Dorelli prima di sposare Catherine Spaak aveva avuto una relazione con Lauretta Masiero e c’era chi era per l’una e chi per l’altra e allora bisognava stare attenti».

Le foto dei cantanti sono spesso all’aperto, in situazioni non convenzionali. Come lavoravi? «Con una Pentax e una Hasselblad. Le foto di De André sono fatte in gran parte a casa sua». In luce naturale? «Sì, semmai con un flash riflesso sul soffitto. Non mi è mai piaciuto portare le persone in sala di posa». Mostra una foto con Fabrizio e Dori Ghezzi seduti in teatro e dice «Ecco, questa è la sera che si sono conosciuti. Anche se io Dori Ghezzi la conoscevo da qualche anno e l’avevo già fotografata, perché lei era della casa discografica Durium, per cui io lavoravo spesso».

Le storie sono molte, e Mimmo Dabbrescia si concede volentieri anche alle domande del pubblico intervenuto all’inaugurazione della mostra. Ci sono i cantanti, i musicisti, ma ci sono anche gli artisti e i letterati. A chi gli chiede «Se è passato al digitale» risponde: «Sì, ma non per scelta, solo perché non ci sono più i laboratori che sviluppano e che stampano bene». Le fotografie, comunque ci sono sempre. Come le canzoni di Fabrizio, che tra breve, riempiranno il Gloria, per il nono anno.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

La mostra al Gloria

DAbbrescia-Mostra-01

 

Mimmo Dabbrescia

DAbbrescia-01DAbbrescia-02

 

Le prove del tributo a De André

DAbbrescia-Prove-01

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: