Lotta alla ’ndrangheta «bisogna allenare il muscolo della curiosità»

indifferenticadorago«Lottare a testa alta,raccontando ciò che c’è» con questa frase Maria Rita Livio, presidente della Provincia di Como, ha introdotto l’incontro Il silenzio degli indifferenti di sabato 7 marzo nel Centro civico di Cadorago. Proprio questo  accomuna alcuni esponenti della Commissione antimafia e giornalisti come Giulio Cavalli (autore dello spettacolo Nomi, cognomi e infami e dell’omonimo libro e di articoli di inchiesta, motivo per il quale vive sotto scorta) coordinatore della discussione.  Guarda i video. Cavalli ha trattato nei suoi vari ambiti il problema della difficoltà di prendere atto della gravità dell’azione mafiosa nel territorio lariano e dell’importanza delle inchieste (Insubria,Fiori di san Vito, Infinito e Arcobaleno) che hanno ancor di più certificato il radicamento sempre maggiore della ’ndrangheta nella provincia. Il giornalista ha ricordando anche il comandante dei vigili che si è opposto ai fenomeni della malavita nella zona di Fino Mornasco e ringraziando i presenti per la partecipazione li ha invitati ad allenare il loro senso critico nel leggere i piccoli segnali nel territorio: «Bisogna allenare il muscolo della curiosità». Valentina Valentini ha letto una lettera di Marco Fortunato che ha ricordato ai presenti le radici storiche della malavita e illustrato le sue conclusioni su alcuni studi delle strutturazioni ‘ndranghetiste per quanto riguarda lo spaccio di stupefacenti e portato i saluti di Nando Dalla Chiesa. La parola è poi passata  a Diana De Marchi (segreteria regionale Pd con delega a Diritti e legalità) che ha invitato i presenti a non dimenticarsi della presenza ‘ndranghetista e di star vicino alle persone per combattere l’ignoranza e l’omertà che la mafia crea. Franco Mirabelli (consigliere regionale in Lombardia dal 2005 e nel 2013 senatore e membro della commissione Antimafia) ha esposto la sua visione sull’interesse cittadino alle tematiche dell’antimafia creando un quadro che descrive sì un ampia zona grigia come in alcuni comuni,come Cantù nel quale è stato a fare una conferenza recentemente, che sono soggetti a un indifferenza dettata dalla scarsa lettura delle spie e anche dai luoghi comuni che si sono creati intorno a questo fenomeno: «Bisogna sfatare i luoghi comuni» ,dice «La ’ndrangheta non si è infiltrata è già insediata e ben radicata» proponendo molti esempi come la “macchina” di produzione di stupefacenti che  incide anche sui terreni usati per produrre le droghe o su molti appalti privati dell’edilizia che sono gestiti e comprati dalla mafia per combattere il pubblico e portare una fittizia sensazione di benessere che cresce maggiormente coll’omertà e il consenso cittadino e comunale come è successo nel comune di Segrano dove il sindaco ha consegnato letteralmente la città agli ‘ndranghetisti. Mirabelli ha poi sottolineato che la’ndragheta non ha bisogno dicommettere crimini come omicidi o sparatorie in quanto si sente al riparo nel sistema che si è fabbricata e che l’ha fatta diventare un immensa macchina economica che la stessa Europa teme. Mirabelli ha infine sottolineato l’importanza di insegnare a riconoscere i segnali e di denunciarli nel momento in cui vengono osservati.

Lucrezia Ricchiuti (già vicesindaco nel comune di Desio e oggi senatrice e membro della Commissione antimafia) ha invece toccato la tematica legata al ricordo e all’importanza dei nomi, che spesso non vengono nemmeno detti,non solo delle vittime ma anche dei condannati che difatti fanno forza sullo stretto legame familiare che è insidiato nella ’ndrangheta rispetto ad altre forme di malaffare. La senatrice ha anche sollecitato ad interessarsi alle indagini come quella Insubria o Arcobaleno che hanno fatto saltar fuori legami tra le politiche comunali e le mafie molto significative e che ci danno un quadro di segnali sulle amministrazioni comunali, ponendo l’esempio di Desio dove molte  aziende edili ,che risultano colluse, hanno in porto affari col comune o il comune di Lomazzo dove i carabinieri hanno multato un bar gestito dalla moglie di un ‘ndranghetista che è riuscita a sollecitare il comune per farsi espiare la multa giustamente ricevuta. Bisogna come sempre insegnare l’importanza nel riconoscere i segnali dice la Ricchiuti soprattutto per avvicinarsi sempre più a chi prende le decisioni all’interno delle locali mafiose, «L’indifferenza e la mitizzazione sono armi letali e le si combatte con i loro opposti » ricorda l’onorevole che finisce il suo discorso ricordando che la lotta alle mafie non è solo di alcuni dipartimenti ma di tutti e che seppur lunga tutti dobbiamo combatterla poiché tutti ne siamo interessati.

Enrico Buemi (deputato dal 2006 poi senatore nel 2013 per la circoscrizione Piemonte e membro della Commissione antimafia) ha posto un accento molto incisivo sui regolamenti statali e comunali che danno alle mafie solo benessere e introiti,sottolineando inizialmente l’importanza nel definire la mafia come un problema dell’Italia e dell’Europa non solo del meridione e facendo molti esempi sulla scarsa forza economica che spinge i piccoli imprenditori privati a entrare forzati nel guanto degli appalti come la Pizzarotti o come l’errore della legge Bassanini che abolisce i controlli penali e non,dando così grandi vantaggi al malaffare. «Un filo si strappa facilmente, ma tanti fili formano una corda e una corda è più difficile da spezzare soprattutto se d’accordo col comune. La corda rappresenta la mentalità del singolo cittadino che va cambiata.» con questa frase l’onorevole pone un accento molto discusso e di ampio dibattito che è quello dell’istruzione scolastica attraverso l’educazione civica e la lettura dei fenomeni di malavita nel territorio,indicando anche ai comuni di avere una maggior considerazione degli spazi educativi e di cultura nel territorio.

Dopo i ringraziamenti, in particolare a Rossella Pera, ideatrice dell’iniziativa, e alla parlamentare del Pd Chiara Braga, l’appuntamento si è spostato alla caffetteria Fino Mornasco dove si è concluso l’incontro con una discussione coi giornalisti, senatori e organizzatori rimasti dopo il dibattito. [Lorenzo Lembo, ecoinformazioni]

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