Eden. Quando tutto il mondo era giovane

manifesto eden lowMostra di Barbara Nahmad, a cura di Zone – Studi di cultura visuale, Teorie e pratiche dell’arte, inaugurazione giovedì 11 giugno alle 18 allo Spazio Natta, in via Natta 18 a Como, con il patrocinio di Comune e Provincia di Como, Regione Lombardia, Municipalità di Netanya – Israele (città gemellata con Como), Ufficio nazionale israeliano del turismo, Ufficio cultura dell’ambasciata di Israele in Italia, Roma, in collaborazione con Matteo Mapelli/Galleria Antologia, aperta fino a mercoledì 8 luglio.

 

«Eden come luogo dell’infanzia di una nazione. Luogo di speranze, sogni, forti ideali e conflitti ma anche di desiderio. Non solo per gli ebrei della diaspora, ma per ciascun popolo e singolo essere umano alla ricerca del proprio spazio vitale. La mostra di Barbara Nahmad raggiunge Como dopo Tel Aviv – dove ha riscosso un ottimo consenso internazionale la scorsa estate. Continuerà poi il suo viaggio in altre città d’Europa – spiega la presentazione, i testi del catalogo sono di Martina Corgnati e dell’Ambasciatore Avi Pazner –. Eeden è dedicata al periodo dei primi anni Cinquanta in Israele e invita con delicatezza i visitatori ad un’osservazione priva di pregiudizi su un periodo poco conosciuto. Poche opere di grandi dimensioni in un allestimento non comune; una pittura evocativa che concede molto alla morbidezza delle forme, senza alcuna insistenza iperrealistica. Quadri che ci coinvolgono in una luce radente sospesa trnahmad, on the tank, 110x130cm, 2012a l’onirico e la memoria per introdurci ad un periodo di difficile, ostinata e allegra rinascita: l’uomo vittima di persecuzioni centenarie, infreddolito dai cieli pallidi europei, imbraccia adesso vanga e forcone per coltivare una propria Terra. È il periodo dei pionieri scuriti dal lavoro nei campi, una mano sull’aratro e l’altra sui libri. Il tempo anche della nascita dei kibbutzim».

«Da sempre attiva in Italia e all’estero, Barbara Nahmad sceglie di cogliere e presentare nella mostra momenti di vita quotidiana nelle città, scuole, strade, kibbutz ai margini del deserto, accostandole ad immagini più intime di un mondo che era – a tutti gli effetti – molto giovane – prosegue lo scritto –. Dal punto di vista stilistico, le opere di questa nuova serie hanno richiesto all’artista l’esplorazione di nuovi orizzonti espressivi: via lo smalto, che aveva così fortemente caratterizzato le precedenti creazioni di Barbara Nahmad, al punto di costituirsi come sua cifra rappresentativa, e via dalla tela ogni particolare non necessario. E via, con coraggio, anche politico, ogni nostalgia». [md, ecoinformazioni]

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