Stato di agitazione in Camera di commercio a Como

camera commercioPer la Rsu «quanto previsto nella bozza di Decreto non tutela gli attuali livelli occupazionali e le professionalità» dei lavoratori e con il prospettato accorpamento con le strutture delle province vicine si prospetta una «possibile riduzione del 15%/ 25% del personale».

 

«Forte preoccupazione e disaccordo per quanto contenuto nella bozza di decreto di “riordino” del sistema camerale – è quanto esprimono Cgil, Cisl e Uil dopo una assemblea sindacale della Rsu della Camera di commercio del capoluogo lariano –. Le “nuove” Camere di Commercio non si occuperanno più di promozione/sviluppo, assistenza e sostegno al tessuto economico e imprenditoriale del territorio. Le piccole e medie imprese (che rappresentano oltre il 90% del tessuto produttivo del territorio Comasco) saranno quindi costrette a rivolgersi a professionisti e/o esperti, alle associazioni di categoria o al “mercato”, per ottenere servizi e assistenza con costi maggiori rispetto alle poche decine di euro risparmiate con il taglio del diritto annuale (dal 2017 in media circa 60 euro annui per azienda)».

«Tutti questi servizi sono sempre stati garantiti dalla Camera di commercio in totale autonomia finanziaria, senza nessun trasferimento da parte dello Stato – prosegue la nota –. Il Governo ha deciso di smontare, pezzo per pezzo, una parte della pubblica amministrazione che si è distinta negli anni tra le “eccellenze” – come ampiamente dimostrato da numerosi studi ed evidenze – senza considerare che ciò si tradurrà inevitabilmente in uno svantaggio per tutto il sistema imprenditoriale, aggravando l’attuale contesto di crisi».

«La normativa nazionale interesserà direttamente anche il personale della Camera di commercio di Como – è la preoccupazione dei lavoratori –. Si prende atto del fatto che quanto previsto nella bozza di Decreto non tutela gli attuali livelli occupazionali e le professionalità dei 69 dipendenti della Camera di Commercio di Como (di cui 10 appartenenti all’Azienda speciale sviluppo impresa). Il personale interessato ha un bagaglio di professionalità utile al mondo delle imprese, sul quale in questo momento di crisi è opportuno e necessario investire, e non può subire drastiche e sconclusionate riduzioni e tagli come avvenuto per altri enti della pubblica amministrazione».

«L’adozione del Decreto di riordino attuativo della riforma della P. A. (legge n. 124/2015 c.d. Riforma Madia), prevista nei prossimi giorni, mette in serio pericolo la tenuta occupazionale della Camera di commercio di Como e di tutte le altre Camere di commercio con una possibile riduzione del 15%/ 25% del personale, oltre a privare immotivatamente gli enti camerali delle funzioni che svolgono con competenza da decenni – viene ricordato –. La Camera di commercio di Como è fra quelle coinvolte negli accorpamenti previsti dalla Legge delega e il Consiglio camerale ha già deliberato un provvedimento con cui manifesta l’interesse ad accorpamenti con le Cciaa limitrofe di Lecco, Monza Brianza e Varese, ma a tutt’oggi permane una profonda incertezza su modalità e tempi».

«Per tutti questi motivi – termina il comunicato –, le lavoratrici e i lavoratori della Camera di commercio di Como hanno proclamato durante l’assemblea del 28 gennaio lo stato di agitazione di tutto il personale». [md, ecoinformaizoni]

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