Il ricordo degli Schiavi di Hitler in occasione dell’8 settembre

In occasione dell’8 settembre, il Centro studi “Schiavi di Hitler” ha organizzato due momenti di ricordo delle persone, quasi un milione di militari e civili, deportate in Germania dopo l’annuncio da parte del maresciallo Badoglio dell’armistizio con gli Alleati.

 

Nelle parole di introduzione all’omaggio floreale alla targa che a Cernobbio ricorda proprio gli Schiavi di Hitler, Valter Merazzi ha ricordato la complessità del momento dell’8 settembre 1943, che unisce il punto più basso della dissoluzione dell’organismo statale e militare in Italia, ma che al tempo stesso è il punto di partenza per il riscatto dell’intera nazione, riscatto a cui diedero il loro contributo disarmato proprio tutti quei militari e quei civili che si rifiutarono di aderire al nuovo regime fascista repubblicano strettamente legato all’occupante nazista e che per questo furono deportati, e sono ricordati oggi come “schiavi di Hitler”.

Anche il sindaco di Cernobbio, Paolo Furgoni, ha sottolineato l’importanza del “ricordo” come strumento di presa di coscienza, anche in relazione a quei diritti e a quegli strumenti democratici che comunque non sono mai dati una volta per tutte.

Giorgio Tagliabue, figlio di un Internato Militare Italiano, ha poi rievocato alcuni episodi del periodo della deportazione del padre e del periodo seguente al suo rientro in Italia.

Nel pomeriggio, un’analoga cerimonia si è svolta presso la targa dedicata agli Schiavi di Hitler recentemente aggiunta al Monumento alla Resistenza Europea di Como, presente anche l’assessore Alessandro Caldara del Comune di Como.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Due momenti della cerimonia a Cernobbio

 

Un momento della cerimonia a Como

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