Gramsci a Lurago d’Erba

Si è aperta giovedì 27 settembre a Lurago d’Erba la rassegna storico/culturale La storia siamo noi,  a cura della locale Biblioteca. La prima serata, dedicata a Antonio Gramsci nella cultura, nella politica e nella storia d’Italia a 80 anni dalla morte, dopo il saluto di Giovanni Molteni è stata presentata dal moderatore, prof. Claudio Fontana, che ha evidenziato come Gramsci in virtù del suo pensiero possa essere considerato padre nobile della affermazione “la storia siamo noi”, e ne ha messo in risalto la grandezza sotto il profilo morale e culturale, oltre che politico.

E’ stato poi Marzio Zanantoni a sviscerare gli aspetti del pensiero di Gramsci, ripercorrendone la biografia dall’infanzia fino agli ultimi anni. La serata è stata condotta con un taglio da “lezione frontale”, ma grazie alle capacità del relatore e all’interesse per l’argomento, questo non ha scoraggiato il pubblico presente in buon numero, sicuramente oltre le attese degli organizzatori dal momento che le sedie non sono state sufficienti per tutti.

Sono stati messi in rilievo, come determinanti per la sua evoluzione, tre aspetti determinanti della giovinezza del pensatore: la condizione fisica legata alla tubercolosi ossea che lo colpì nella prima infanzia, la vicenda giudiziaria che aveva colpito il padre responsabile di piccoli ammanchi nell’ufficio pubblico in cui lavorava, e infine l’incontro con la politica e le prime manifestazioni socialiste a Cagliari tramite il fratello.

Questi tre aspetti sono stati presenti sotto traccia nel resto della successiva trattazione, che ha descritto l’evoluzione del giovane studente trasferitosi a Torino in pensatore e uomo politico di primo piano, fino a raggiungere i vertici del movimento comunista.

Zanantoni ha poi efficacemente messo in evidenza le intuizioni che rendono ancora attuale il pensiero gramsciano rispetto alla comprensione delle dinamiche sociali ed economiche: il carattere subdolo del capitalismo che non sarebbe esploso per le proprie contraddizioni ma si sarebbe adattato nel generare una fittizia felicità nell’individuo delle classi subalterne, trasformandolo in consumatore; l’introduzione appunto del concetto di classe subalterna anzichè classe operaia; la filosofia della prassi che si configura come eresia rispetto alla scientificità del marxismo classico.

In questa trattazione di un gigante del pensiero e della politica, non è mancata la descrizione dell’aspetto profondamente umano (con particolare riferimento al rapporto con la madre, descritto in maniera commovente nella lettera in cui Antonio si scusa per i dispiaceri a lei provocati dalla sua prigionia), e delle capacità di uomo di lettere, in grado di scrivere nelle difficili e drammatiche condizioni determinate dalla lunga detenzione, quei quaderni che seppero mascherare profonde analisi sociali e politiche sotto testi apparentemente neutri e innocui.

In definitiva, chi ha assistito alla serata ne è uscito con la descrizione di un uomo vissuto per poco più di 4 decenni, morto da 80 anni ma ancora straordinariamente attuale; e con il desiderio di assistere al prossimo appuntamento, Don Lorenzo Milani – l’esilio di Barbiana, fissato per giovedì 12 ottobre alle 21, sempre presso la Biblioteca di Lurago d’Erba.  [Federico Brugnani, ecoinformazioni]

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