A Como e in tutta Europa per i diritti delle persone migranti

È passato più di un anno da quando Como ha vissuto il momento “emergenziale” dell’incontro col fenomeno epocale delle migrazioni planetarie; sembrava che la città avesse capito la gravità della situazione, che si fosse dimostrata capace di mobilitarsi in modo non effimero, che avesse compreso non solo l’apparenza, ma anche la sostanza del problema.

Di anni ne sono passati anche di più da quando sono cominciati gli arrivi e le stragi in mare, da quando è stata aperta e poi ermeticamente chiusa la “rotta balcanica”, da quando sulle pagine dei giornali e sugli schemi dei vari sistemi di connessione sono passate foto e parole di una drammaticità quasi insopportabile. Sembrava che i governi europei avessero colto l’urgenza di affrontare il problema.

Invece, rimossi dalle prospettive urbane gli imbarazzanti assembramenti di persone “forestiere”, ridotti i flussi intercontinentali, subappaltandone il controllo poliziesco e repressivo ai peggiori regimi disponibili sul mercato (che non hanno alcuna difficoltà, in cambio di una manciata di milioni di euro, a sobbarcarsi il lavoro sporco), la gente ha dimenticato, è tornata ad occuparsi d’altro, i governi hanno stabilito che “quando è troppo è troppo”, e che semmai il residuo di tutti questi problemi è poco più di un problema di ordine pubblico (oppure, nel migliore dei casi, di decoro urbano).

Eppure, il lavoro del mondo del volontariato non si è mai potuto interrompere, per garantire quel minimo di accoglienza indispensabile a chi è approdato in queste terre non per suo capriccio, ma perché costretto da guerre, violenze e povertà. Né si è fermata l’azione dei gruppi di attivisti e attiviste che hanno capito che quello delle migrazioni è un problema di diritti, fondamentali e inalienabili.

Questo è il senso della campagna #sickofwaiting (stanchi di aspettare) lanciata a livello europeo per il 30 settembre e a cui anche Como senza frontiere ha deciso di aderire. Non è stato facile in un pomeriggio di un sabato qualsiasi portare all’attenzione della città un problema che resta gravissimo, nonostante che, nell’autunno 2017, i migranti siano confinati in luoghi più appartati. Non è stato facile nemmeno far capire che mettere in concorrenza i “nostri” poveri con quelli provenienti da altri luoghi, come l’attuale amministrazione continua pervicacemente a fare,  è non solo sbagliato ma addirittura controproducente, perché la riduzione dei diritti, una volta “testata” sugli altri, si ripercuoterà senza dubbio anche su di noi, perché i diritti sono per tutti e tutte o non sono per nessuno.

Certo, non sarà qualche centinaio di volantini e di parole distribuite in un pomeriggio di sabato (non importa se a Como a Londra o a Madrid) a cambiare il corso delle politiche europee. Ma non si può far finta di ignorare che il tempo è davvero scaduto.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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