13 ottobre/ “L’altro volto della speranza”

La fondazione Avvenire aderisce all’iniziativa nazionale La notte rossa presentando in anteprima a Como il film L’altro volto della speranza, di Aki Kaurismaki, venerdì 13 ottobre alle 21 allo spazio Gloria.  La notte rossa consiste in tre giorni, dal 13 al 15 ottobre, in cui le fondazioni democratiche di tutta Italia presenteranno iniziative culturali, politiche ed artistiche ciascuna sul proprio territorio.

Venerdì 13 ottobre, Fondazione Avvenire invita alla prima visione comasca del film di Aki Kaurismäki L’altro volto della speranza (Toivon tuolla puolen, 2017, 98′)  allo spazio Gloria / Circolo Arci Xanadù in via Varesina 7, nell’ambito della V edizione de La notte rossa. Popoli e diritti.

L’iniziativa, che inizierà alle 21, si aprirà con i saluti di Chiara Braga, deputata, una introduzione da parte di Rosangela Arrighi (Fondazione Avvenire Como). Seguiranno la proiezione del film e un approfondimento condotto da Raffaele Masto, giornalista di Radio Popolare, e di Gianfranco Giudice, docente del liceo Giovio di Como.

Aki Kaurismäki, sceneggiatore e regista del film, racconta di Khaled, un rifugiato siriano , che raggiunta Helsinki, dove ha presentato una domanda di asilo che non ha molte prospettive di ottenimento, incontra Wilkström, un commesso viaggiatore che vende cravatte e camicie da uomo, il quale decide di lasciare la moglie e, vincendo al gioco, rileva un ristorante in periferia. I due si aiuteranno a vicenda e faranno fronte comune in una società dove il razzismo è di casa.

Il Maestro finlandese continua a visitare il suo mondo di emarginati ed autoemarginati dalla vita ai quali non è concesso di mostrarsi troppo malinconici (anche se lo sono) e che a buon diritto possono provare gli stessi sentimenti dello Shylock shakespeariano. A partire da Miracolo a Le Havre in questo universo si è però inserito, con la forza dirompente di un estremo bisogno di solidarietà, il tema dell’immigrazione. Kaurismäki non crede in una religione ed esonera da questo compito anche il suo protagonista siriano, liberandolo così da quel marchio che Isis gli ha imposto e che l’Occidente più retrivo è stato ben lieto di potergli indiscriminatamente applicare. Crede però nell’umanità e i suoi personaggi, a differenza di sacerdoti e leviti, sono buoni samaritani in cui l’egoismo cerca magari di farsi strada ma senza troppe possibilità di successo.

 

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