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Luigi Nessi/ Lettera aperta a Landriscina

Luigi Nessi, da sempre dalla parte degli ultimi con convinzione, entusiasmo, dedizione e a qualunque costo, ha scritto una lettera accorata al sindaco di Como che pubblichiamo integralmente. 

«Senza alcuna intenzione di fare polemica, né tanto meno “usare” il drammatico fatto di Monte Olimpino, penso che però dopo aver pregato, meditato in silenzio, occorra riflettere per far sì che la Città si impegni a superare alcune situazioni drammatiche che potrebbero esplodere.

Scrivo a Lei queste mie riflessioni, condivise con amici e compagni, quale Sindaco di tutti.

Ci sono in questa città bella e ricca, molte situazioni di povertà, sulle quali occorre intervenire facendo scelte coraggiose.

Il modo in cui le politiche sociali sono esercitate nella nostra città è sempre stato oggetto di discussione; da anni si parla di carenza di personale che è davvero insufficiente per attivarsi in presenza di bisogni e problemi crescanti.

Le assistenti sociali del Comune fanno il massimo, ma, essendo poche, non sempre riescono ad essere sui problemi nuovi e aumentati notevolmente e a condividere le soluzioni adottate con le persone che chiedono l’intervento.

Il Comune deve fare delle scelte politiche: non si possono condizionare gli interventi sociali all’economia. Il benessere delle persone penso sia un elemento indispensabile e importante per la vita della città, dunque la priorità.

Non c’è lavoro, una difficoltà che esiste a livello nazionale, ma è inaccettabile e mi indigna sentire da chi ci governa che la situazione è migliorata, quando la disoccupazione che è oltre l’11 per cento, si é ridotta dello 0,2 per cento.

Quindi compito dell’Amministrazione è favorire il lavoro. Come? Creando borse lavoro, lavori socialmente utili da dare a Cooperative, favorire l’incontro tra imprenditoria, organizzazioni sindacali e altre agenzie che operano in questo campo.

Perché il lavoro, oltre ad una possibilità economica, dà dignità alla persona.

Quando un capofamiglia è in condizioni disperate, mancanza di lavoro, mancanza di abitazione, sfratto, la proposta che gli viene fatta è di mandare figli e moglie in Comunità di accoglienza e che lui si arrangi. Ma una scelta che disgrega la famiglia, invece di unirla per superare le difficoltà è un controsenso. E non è coerente con i tanti partiti politici e movimenti che affermano a parole il loro impegno per la famiglia, quale soggetto essenziale per la nostra società.

Per molti c’è il problema della casa; persone che non riescono a pagare l’affitto (che a Como è  elevato),  vengono sfrattate con conseguenze drammatiche.

A Como ci sono oltre 100 alloggi vuoti di proprietà del Comune, quindi un patrimonio di tutta di tutta la città. Questo problema esiste da anni, perché non si riescono a fare le dovute manutenzioni. Non è più sopportabile, in una delle città più ricche d’Italia e d’Europa. Penso, convenga con me.

Sotto i portici delle chiese ci sono tanti italiani che dormono sotto una coperta, fuori, all’aperto.

Ed è ormai autunno, tra poco il freddo diventerà una emergenza.

Cosa si può fare per affrontare questa situazione?

La nostra città invecchia. È indispensabile intervenire affinché questi cittadini vivano al meglio, nella propria casa, nel proprio quartiere,

Una proposta che La Prossima Como, il gruppo di cui faccio parte, ha già avanzato durante l’ultima campagna elettorale, è quella del “Portierato sociale”.

Persone che, per conto dell’Amministrazione, sono presenti nei vari quartieri, negli stabili più abitati, per ascoltare, offrire condivisione e collaborazione per affrontare i problemi della vita quotidiana e svolgere un ruolo di cerniera con i servizi sociali per interventi tempestivi

Queste figure possono rappresentare un aiuto concreto alle tante solitudini e ai tanti bisogni, a partire da quelli più elementari e concreti.

La nostra è una città di frontiera, quindi luogo di passaggio, di transito, di arrivo di molte persone, e sottolineo persone, che giungono da diverse parti del mondo alla ricerca di una vita migliore: migranti che scappano da guerre, da economie sfruttate dai paesi più ricchi.

Occorre quindi predisporre per queste persone un’accoglienza dignitosa, creando luoghi, spazi, strutture per l’ospitalità, ma soprattutto per favorire l’inserimento, attraverso formazione, lavoro, luoghi di incontro, spazi per attività culturali e sportive: i diritti fondamentali per la vita.

Staccare l’acqua al Valmulini, intervenire a San Rocco non ha certo favorito l’incontro e ha acuito le tensioni.

Tanti sono gli stranieri che vivono da anni in città e contribuiscono con il loro lavoro e la loro vita alla sua economia e alla sua crescita.

Sono presenze che da anni colorano la nostra città; guardate le nostre scuole, le nostre società sportive, gli amici e le amiche dei nostri ragazzi; sfido chiunque a non riconoscere che questo è il futuro. Un mondo, un paese, una città, dai mille colori.

A queste persone si chiedono doveri, ma occorre dare loro anche diritti; ci sono varie comunità nella nostra città, che amano ritrovarsi, che hanno bisogno per questo di spazi. Con queste comunità e con i loro rappresentanti occorre (ri)aprire il dialogo; conoscerli, farli conoscere, dare loro luoghi di ritrovo e di culto. E poi trovare luoghi dove culture diverse si possano incontrare.

Penso che in futuro, spero prossimo, un importante segnale di convivenza potrebbe essere il diritto al voto nelle elezioni amministrative.

Sopratutto, e questo non è compito solo delle istituzioni, ma di tutta la società civile, occorre

(ri)tornare a promuovere una cultura di solidarietà. Un atteggiamento e un sentimento che la cittadinanza di Como, negli anni ha sempre manifestato. Non penso solo ad espressioni della Chiesa comasca, ma a tutte le positive e innumerevoli espressioni dell’associazionismo laico, una tra tutte quel “popolo” che nell’estate del 2016 ha sostenuto e supportato le persone che hanno vissuto per mesi ai giardini della stazione.

Costruire solidarietà, è un’utopia necessaria e obbligatoria. Questo, per me, sarebbe il modo migliore, per tentare di superare le drammatiche vicende vissute dalla nostra città.

Penso che, con impegno e scelte che le situazioni della quotidianità rendono indispensabili, questa utopia possa diventare concreta». [Luigi Nessi, La prossima Como]

Un commento su “Luigi Nessi/ Lettera aperta a Landriscina

  1. ecoinformazioni
    31 Ottobre 2017

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 31 Ottobre 2017 da in diritti, Economia, Politica, Solidarietà.

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