Mese: Ottobre 2017

Libera Como/ A proposito dei fatti della scorsa settimana a Cantù

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Si trasmette in forma integrale il comunicato emanato dal coordinamento Libera di Como:

La zona nera che è quella della criminalità organizzata, quella dove si fanno affari sporchi e dove si delinque. La zona bianca è quella dei buoni esempi. Quella di chi denuncia le malefatte altrui. Quella di chi non fa affari con la mafia e delle persone corrette che lottano tutti i giorni per un mondo migliore. La zona grigia è la zona che rappresenta chi, con il suo comportamento, favorisce l’insediarsi della criminalità organizzata. E’ il luogo dove tutti tacciono.”
Raffaele Cantone

Cari cittadini,
a seguito dei recenti avvenimenti abbiamo deciso di inviarvi questa lettera: non vogliamo tanto commentare quanto accaduto, quanto riflettere sullo stile che riteniamo necessario tenere di fronte agli atteggiamenti mafiosi che ogni giorno incontriamo ma non riconosciamo.
Sarebbe troppo semplice in questo momento arrabbiarsi e scendere in piazza dimenticando che la Mafia si deve combattere quotidianamente informandosi, ricordandosi di scegliere da che parte stare e testimoniandolo con gli atteggiamenti. Vi invitiamo ad informarvi per cercare di capire; vi invitiamo a non smettere di parlare di quanto accaduto in modo costruttivo, per far sì che sempre più persone si rendano conto di queste dinamiche; vi invitiamo a partecipare attivamente avendo a cuore il bene comune: solo in questo modo potremo cambiare le cose! Ci auguriamo che la vostra presenza possa essere numerosa ad incontri e occasioni che divulgheremo per approfondire l’argomento.

Stefano Tosetti, referente del coordinamento di Libera Como, aggiunge:

Dobbiamo riconoscere, una volta per tutte, che l’arma più potente che abbiamo è quella di essere cittadini informati e consapevoli. Informati per poter leggere la realtà che ci circonda e consapevoli che sono le nostre scelte quotidiane, anche quelle più semplici e apparentemente irrilevanti, a creare la società che abitiamo. Ciascuno con le proprie responsabilità, a seconda del proprio ruolo, è necessario che tutti abbiano una nuova consapevolezza della società in cui vivono a cominciare dalle classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sociali. Solo così saremo in grado di contrastare efficacemente fatti gravi come quelli che oggi ci hanno sconvolto e indignato.

Coordinamento di Libera Como e Presidio “Gianluca Congiusta e Lollò Cartisano” di Libera in Cantù

Minori non accompagnati: presentato in Tribunale il corso di formazione per tutori

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Partecipatissima – quasi 80 presenze registrate – la presentazione del corso per tutori volontari di minori stranieri non accompagnati [profilo introdotto e regolamentato dalla legge del 7 aprile 2017, ndr], tenutasi mercoledì 4 ottobre nella sala Biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5). 
Tale iniziativa corona un percorso intrapreso già dal mese di maggio e portato avanti in sinergia dal Tribunale di Como (in interfaccia con il giudice tutelare), Avc-Csv, Osservatorio per i diritti del migrante e Comune di Como, con la collaborazione tecnica della ong internazionale Defence for Children (nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dal programma Diritti, uguaglianza e cittadinanza della Commissione europea) e la partnership transfrontaliera con Service social international Suisse. Un percorso frutto di un’attenta riflessione sulle dinamiche territoriali locali in merito alla gestione del fenomeno migratorio, che gli enti proponenti intendono condividere e sviluppare insieme alla comunità locale.


Nello specifico, il programma di formazione vuole risolvere un aspetto particolarmente critico, a Como come in altre località: l’assistenza a migranti minorenni. La formazione di tutori consapevoli della specificità territoriale e individuale vuole prevenire l’assorbimento di questi giovani in un vuoto istituzionale, normativo e sociale, evitando che il compimento del diciottesimo anno comporti per loro una perdita non solo de facto, ma anche de iure, dei diritti di cui essi erano stati almeno formalmente titolari. Maria Luisa Lo Gatto, giudice e referente per i rapporti con il territorio del Tribunale di Como, ha perciò rimarcato in apertura all’incontro (introdotto dai saluti di Anna Introini, presidente del Tribunale) la necessità per i futuri tutori e tutrici di acquisire una conoscenza approfondita del contesto in cui si apprestano a operare. Fissato un chiaro obiettivo comune nella tutela dei diritti dei migranti minorenni da parte della comunità e dell’ente che li ospitano  – ed è quest’ultimo, per legge, a farsene carico  –  è opportuno che queste persone creino una rete operativa, non soltanto per ragioni di assistenza e di reciproco sostegno, ma anche per mantenere una relazione dialogica e costruttiva con l’amministrazione e la giustizia locali, chiamati ad assistere tutori e migranti con le proprie specifiche competenze e responsabilità.

Tale percorso di crescita, in cui ciascuno può imparare e insegnare qualcosa dagli altri,
spiega l’approccio transdisciplinare e “sperimentale” del corso presentato, orientato al confronto e all’interazione peer-to-peer, più che a una formazione di tipo frontale. La struttura di questa opportunità formativa, aperta per il momento a una classe di 25 persone, è stata illustrata più nello specifico da Pippo Costella, direttore di Defence for Children Italia. Previsti (a metà del mese di novembre 2017) tre giorni consecutivi di formazione focalizzati su quattro obiettivi: la conoscenza del contesto, la comprensione dello stesso (e del/la minore da tutelare) per poter elaborare e perfezionare pratiche ad hoc, l’applicazione di tali pratiche, e il “posizionamento” di migrante e tutore/tutrice rispetto alla realtà operativa. Non sono attesi particolari requisiti o competenze dai partecipanti al corso, se non quello di poter garantire al(la) minore preso/a in cura stabilità, reperibilità e costanza. Proprio per questo è previsto che a ogni tutore sia assegnato un unico individuo.

Nel 1991 – ventisei anni fa – la Convenzione internazionale dei diritti del fanciullo è stata adottata dall’ordinamento giuridico italiano: secondo l’art.2, di tale documento, ogni minorenne  – cittadino/a o meno dello Stato – è titolare dei medesimi diritti, libertà, obblighi e divieti, che gli Stati firmatari si impegnano a garantire.
Nel caso dei migranti minorenni, ciò non avviene in pratica: si pone l’accento sull’entrata e permanenza illecita nello Stato ospite, piuttosto che sulle violazioni subite dalla persona del migrante, magari da parte dello Stato stesso. Tuttavia, «garantire tutela ai migranti minorenni non è un atto di pietismo», ha chiarito Costella «ma in primo luogo un’opportunità e anzi un dovere civico, l’applicazione concreta dei princìpi di uno Stato di diritto che, pur chiaramente sanciti dalla Costituzione italiana, vengono spesso “accantonati” in situazioni dette, a volte impropriamente, “emergenziali”».

Fornire assistenza a soggetti doppiamente isolati  – come migranti e come minorenni non accompagnati – diventa così il gesto di accoglienza e umanità più importante che si possa compiere nei loro confronti. Di questo parere è Lanciné Camara, mediatore culturale di origini ivoriane giunto in Italia nel 2011, oggi operativo nell’accoglienza per minori a Genova, dove collabora con Defence for Children Italia . Facendo riferimento al proprio vissuto, Camara (che ha chiesto e ottenuto l’asilo in Italia) ha parlato positivamente del ruolo svolto dalla comunità e dai tutori nell’assisterlo nel processo di integrazione, incoraggiando il pubblico a intraprendere un percorso formativo in tal senso.
Camara ha anche fatto riferimento al consistente turnover dei ragazzi ospitati nella struttura per la quale lavora. È infatti ben diverso occuparsi di una persona che intende rimanere in Italia (nella fattispecie) e avviarsi all’integrazione, oppure di un(a) migrante in transito che vorrebbe invece raggiungere altri Stati. In questo secondo caso, diventa fondamentale per i soggetti dell’accoglienza e dell’assistenza di migranti intraprendere e mantenere relazioni transfrontaliere e transnazionali che, nel caso di Como, interessano in primo luogo la vicina Svizzera. Proprio un’operatrice di Service social international Suisse intervenuta alla presentazione, Élodie Antony, ha riportato l’impatto positivo dei tutori assegnati a 200 migranti minorenni oltreconfine, ribadendo il bisogno per questi  di persone affidabili su cui poter contare e la necessità, per chi accoglie, di insistere maggiormente sull’aspetto del ricongiungimento familiare.

Con la formazione di figure tutoriali, l’accoglienza e l’integrazione di migranti in Lombardia potranno beneficiare dell’esempio “pioniere” (in sede regionale) di Como, «dove, già l’anno scorso, cittadinanza attiva e volontariato comaschi hanno dato una splendida risposta in tal senso», ha ricordato Elena Zulli, responsabile progetti per Avc-Csv, segnalando il percorso gratuito di 40 ore – distribuite tra la fine di ottobre 2017 e gennaio 2018 – messo a punto da Avc-Csv per fornire strumenti di formazione e conoscenza territoriale agli operatori/trici dell’accoglienza e del volontariato; a questo seminario si aggiunge poi Le sfide del fenomeno migratorio: chiusura o accoglienza?, un corso di educazione allo sviluppo, organizzato da Unicef a partire dal 25 ottobre.

Visto il grande differenziale tra il numero di migranti minorenni e quello di tutori (formati e ancora da formare), su cui pesa anche una limitata disponibilità di strutture d’accoglienza operanti, sarà necessario investire su misure come l’affido familiare e un’assistenza di carattere provvisorio per migranti non stanziali, collaborando di concerto con operatori e amministrazioni locali, oltre che con il coordinamento delle comunità per minori non accompagnati. Tutto questo nella consapevolezza che una rete d’accoglienza insufficiente e malgestita favorisce l’assimilazione degli emarginati nella criminalità: la sfida è perciò dimostrare che l’inclusione (e non l’esclusione) di questi rappresenta l’antidoto più efficace a un clima di insicurezza e paura.
[Alida Franchi, ecoinformazioni]

Online sul canale YouTube di ecoinformazioni i video di Daniel Lo Cicero dell’iniziativa.

14 ottobre / “Io non rischio”

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Si trasmette il comunicato stampa dell’iniziativa Io non rischio. Buone pratiche di protezione civile, che per la data di sabato 14 ottobre prevede una campagna di informazione nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani (a Como, i volontari e le volontarie della protezione civile saranno presenti in piazza Cavour).

Io non rischio: campagna nazionale per le buone pratiche di protezione civile
14 ottobre volontari in piazza a Como
Il volontariato di protezione civile, le istituzioni e il mondo della ricerca scientifica si impegnano insieme per comunicare sui rischi naturali che interessano il nostro Paese. Il 14 ottobre volontari e volontarie di protezione civile allestiranno punti informativi Io non rischio nelle piazze dei capoluoghi di provincia italiani, per diffondere la cultura della prevenzione e sensibilizzare i propri concittadini sul rischio sismico, sul rischio alluvione e sul maremoto.

Il cuore dell’iniziativa – giunta quest’anno alla settima edizione – è il momento dell’incontro in piazza tra i volontari formati e la cittadinanza. Ma l’edizione 2017 sarà un’occasione speciale, perché le piazze si arricchiranno di iniziative ed eventi: i volontari, infatti, accompagneranno la cittadinanza in un percorso legato alla conoscenza dei rischi specifici del territorio e alla memoria dei luoghi.
Sabato 14 ottobre, in contemporanea con le altre città in tutta Italia, anche Como partecipa alla campagna Io non rischio. Per scoprire cosa ciascuno di noi può fare per ridurre il rischio alluvione, l’appuntamento è in piazza Cavour e dintorni. Oltre al punto informativo, quest’anno i volontari invitano i comaschi ad una speciale caccia al tesoro (ulteriori informazioni sulla pagina facebook IO NON RISCHIO PIAZZA COMO).

L’edizione 2017 coinvolge volontari e volontarie appartenenti a oltre 700 realtà associative, tra sezioni locali delle organizzazioni nazionali di volontariato, gruppi comunali e associazioni locali di tutte le regioni d’Italia.
Io non rischio – campagna nata nel 2011 per sensibilizzare la popolazione sul rischio sismico – è promossa dal Dipartimento della protezione civile con Anpas-Associazione nazionale pubbliche assistenze, Ingv-Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e Reluis-Rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica. L’inserimento del rischio maremoto e del rischio alluvione ha visto il coinvolgimento di Ispra-Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Ogs-Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, AiPo-Agenzia interregionale per il fiume Po, Arpa Emilia-Romagna, Autorità di bacino del fiume Arno, CamiLab-Università della Calabria, Fondazione Cima e Irpi-Istituto di ricerca per la protezione idro-geologica.
Sul sito ufficiale della campagna, www.iononrischio.it, è possibile consultare i materiali informativi su cosa sapere e cosa fare prima, durante e dopo un terremoto o un maremoto.

Per informazioni sulla piazza, pagina facebook “IO NON RISCHIO PIAZZA COMO”

Consulta la locandina dell’iniziativa

8 ottobre / Inverigo / festa dell’ambiente e D’altroCanto in concerto

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Le associazioni Le contrade e Orrido di Inverigo, con il patrocinio dell’Associazione dimore storiche italiane e in collaborazione con il Circolo fotografico di Inverigo, hanno organizzato per le domeniche dell’8 e del 15 ottobre la XXIII edizione della festa dell’ambiente Te se regordet, ospitata dalle 14,30 alla Tenuta di Pomelasca a Inverigo.

Per la data di domenica 8 ottobre è programmata un’esibizione del gruppo di musica popolare D’altroCanto, che in occasione dei dieci anni dalla pubblicazione dell’album Partire Partirò, proporranno un repertorio di musiche e canti della tradizione popolare dedicati in particolare al tema dell’emigrazione..

In caso di maltempo il concerto sarà annullato.

5 ottobre / Il cinema ritrovato /”Blow up”

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Secondo appuntamento della rassegna Il cinema ritrovato con Blow up: il  film capolavoro di Michelangelo Antonioni (1966, 111′), in edizione restaurata da Cineteca di Bologna, Istituto Luce – Cinecittà e Criterion, sarà proiettato al circolo Arci Xanadù di Como alle 21 di giovedì 5 ottobre.

L’importanza del film, al di là dei riconoscimenti di pubblico e di critica, viene confermata dalla storia delle sue interpretazioni. In fondo, Blow up è uno dei film sul cui significato i critici si sono più esercitati: metafora dell’incipiente contestazione del Sessantotto, saggio filosofico sull’immagine e la sua riproduzione, autoanalisi d’artista, poesia sul cinema e sulle sue potenzialità, film d’autore travestito da opera hitchcockiana, sono soltanto alcune delle letture interpretative sorte intorno alla pellicola. 

Ancora più importante è stata l’influenza esercitata dal film sul cinema successivo: quella figurativa su A Clockwork Orange di Stanley Kubrick, quella teorica su Blow Out (1981) di Brian De Palma, quella narrativa su Profondo rosso di Dario Argento (che utilizza David Hemmings in forma di “citazione vivente”).
(Roy Menarini, Blow Up, Enciclopedia del Cinema Treccani)

La proiezione prevista per giovedì sera è riservata ai soci Arci a 5€; è prevista una
replica venerdì 6 ottobre alle 15,30 (ingresso intero 6€, ridotto 4€ over 60, ridotto 5€ under 18).

Consulta qui il programma dello spazio Gloria del circolo Arci Xanadù.

In mostra a Cantù la storia e il fascino del mobile

“Cantù città del mobile”: una sintesi efficace, che però produce il più delle volte un effetto di totale ovvietà. Cantù città del mobile? ma certo, che bisogno c’è di pensarci su?… come Como città della seta, lo si sa, a parte – si intende – i recenti problemi di crisi.

Poi, per fortuna, c’è qualcuno che a quella domanda cerca una risposta. Così nasce, poco a poco, la storia del mobile a Cantù, una storia che quest’anno ricostruisce un nuovo affascinante capitolo grazie alla mostra Gio Ponti e Cantù (e al volume pubblicato per l’occasione).


Quel qualcuno che si fa le domande e cerca le risposte è Tiziano Casartelli, architetto, da tempo impegnato nell’approfondimento della storia del mondo del lavoro canturino (e brianteo) e quindi – ovviamente, in primo luogo – della storia della manifattura mobiliera, con il lento passaggio dalla riproposizione dei mobili tradizionali (“in stile”) a quelli moderni. L’evoluzione del distretto produttivo canturino avviene lentamente, e trova un suo momento fondamentale nell’esperienza della Selettiva, la mostra-concorso che, a partire dal 1955 e per un intero ventennio, si sforza di “modernizzare” la produzione canturina, con la progettata iniezione di massicce dosi di modernità, ampliando la prospettiva dalle morbide colline briantee fino ai panorami dell’intera Europa (e, addirittura, dell’Estremo Oriente). All’esperienza della Selettiva, Tiziano Casartelli ha dedicato una mostra e volume l’anno scorso, sull’onda dei quali aveva promesso un approfondimento. Nemmeno lui immaginava, però, che lo sviluppo sarebbe stato così importante. Continuando a studiare il rapporto tra le botteghe e le manifatture canturine e i progettisti milanesi (e, in particolare, la relazione con Gio Ponti, figura centrale per l’organizzazione della prima Selettiva del 1955), è infatti riuscito a risalire ai primordi di questo rapporto, fino all’inizio degli anni Venti, quando un Gio Ponti fresco di laurea comincia le sue prime esperienze professionali dedicandosi alla progettazione di arredamenti, e quindi entrando in contatto – per la realizzazione di questi mobili – con una delle più affermate botteghe canturine, quella di Paolo Lietti e Figli.

Risalire fino ai primi mesi del 1923 significa modificare radicalmente la storia della produzione del principale centro mobiliero italiano, e significa anche riuscire a connettere tutta una serie di avvenimenti posteriori in una sequenza significativa (a Gio Ponti si affiancheranno Albini, Palanti, Pica, Daneri, Buffa, Cassi Ramelli…), così da poter mettere in chiaro che Cantù, già negli anni Venti e Trenta, è tutt’altro che una realtà periferica e marginale; può essere considerata, invece, una delle culle della cultura del progetto in Italia.

Se questo è il nocciolo essenziale della ricerca storica (con il suo seguito, ovviamente, fino ai fasti degli anni Cinquanta e Sessanta), la sua articolazione in mostra non è da meno: grazie a un minuzioso lavoro di ricerca, viene esposto un nutrito gruppo di autentici capolavori, alcuni mai più visti dalle prime presentazioni degli anni Trenta, Quaranta e Cinquanta (e qualche altro ricostruito in seguito, uno – poi – addirittura eseguito appositamente per questa esposizione). Basta uno sguardo attento al divano in radica di noce ed ebano Macassar con intarsi in avoriolina di Franco Albini e Giancarlo Palanti (esposto alla IV Triennale di Monza del 1930 e da allora mai più visto), per rendersi dell’importanza di questa mostra e del lavoro di ricerca che l’ha prodotta. E basta soffermarsi davanti al prototipo ricostruito della cassettiera progettata nel 1959 da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli per comprendere l’importanza della cultura progettuale che in quegli anni a Cantù trovava, pur con tutte le difficoltà che è facile immaginare, la strada per diventare cultura materiale, conquista della piena modernità.

Con tutti i suoi mobili, i progetti, i documenti e le immagini fotografiche, la mostra è davvero un’occasione imperdibile per entrare nel “mondo del mobile”, non dalla strada della “mitologia” della Brianza operosa, ma da quella – saldamente fondata sull’indagine storica – dell’incontro fecondo tra progettisti e artigiani, tra cultura teorica e competenze pratiche.

Inutile dire che tutti si augurano che lo sviluppo delle ricerche riservi sorprese altrettanto stimolanti e godibili.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Alcuni dei mobili in mostra:

Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Alberto Rosselli, cassettiera (1959, realizzazione 2017)

Franco Albini e Giancarlo Palanti, divano (1930)

Gio Ponti, cassettiera con specchio (1947, realizzazione 1973)

Gio Ponti e Cantù

Design e artigianato del Mobili dalla Rinascente alla Selettiva

a cura di Tiziano Casartelli

Cantù, La Permanente Mobili, piazza Garibaldi

30 settembre – 22 ottobre 2017

orari: martedì-venerdì 15-18.30, sabato-domenica 10-12.30, 15-18.30

ingresso libero

 

venerdì 6 ottobre 2017, ore 21

presso la sede della mostra

presentazione del volume di Tiziano Casartelli

Gio Ponti e Cantù

edizioni Canturium

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Il 591 di ecoinformazioni è un numero assai vario, in buona parte dedicato alle mafie – con i problemi di Cantù, la riflessione dell’Arci, i campi antimafia nelle fotografie di Alida Franchi – ma anche con molte altre cose, dai migranti a Como (e in Ticino) ad alcuni intensi momenti dell’Isola che c’è ormai conclusa, fino alla mobilitazione della Cgil sulla violenza contro le donne e la disinformazione al riguardo. E poi ancora altro… Sfoglia on line il 591.

 

 

4 ottobre / presentazione corso per tutori di minori non accompagnati

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Prevista per mercoledì 4 ottobre alle 15,30 nell’Aula biblioteca del Tribunale di Como (largo Spallino 5 – IV piano) la presentazione del corso di formazione per tutori volontari e famiglie affidatarie di minori non accompagnati.

L’incontro intende presentare e promuovere percorsi formativi per tutori volontari e affidatari nel comune di Como, nell’ambito del progetto Elfo, co-finanziato dalla Commissione Europea – programma Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza.

In Provincia di Como dall’estate 2016 è iniziato un importante afflusso di minori stranieri non accompagnati. Per garantire loro i diritti fondamentali in situazioni di estrema fragilità e vulnerabilità, il primo adempimento da compiere è quello
di nominare un tutore, ossia una persona che li rappresenti legalmente, ma che sappia anche costruire con loro una relazione di vicinanza e prossimità.

Il tutore si assicura che i diritti del minore vengano rispettati a partire dal suo progetto di vita; opera per il benessere del minore, esercita la rappresentanza legale del minore integrando la limitata capacità legale dello stesso, costruisce una relazione di fiducia.

Chi fosse interessato/a a partecipare all’incontro può contattare il Centro servizi per il volontariato di Como (tel.: 031 301800; email: info@csv.como.it.
Per ulteriori informazioni: visita la sezione del sito del Csv di Como dedicata al progetto.

Consulta qui la brochure dell’evento

 

5 ottobre / incontro di valutazione L’isola che c’è 2017

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Alle 21 di giovedì 5 ottobre, presso la sede operativa di L’isola che c’è e della cooperativa Ecofficine (via Regina Teodolinda 61) si terrà un incontro di valutazione inerente all’ultima edizione de L’isola che c’è, tenutasi sabato 16 e domenica 17 dello scorso settembre.

L’invito è rivolto a persone, organizzazioni e istituzioni locali coinvolte nella Fiera, per poter realizzare un’analisi dell’evento e di eventuali migliorie il più possibile rappresentativa, e la partecipazione è aperta a tutti coloro che vogliono contribuire in modo diretto ed esplicito al percorso della rete comasca di economia solidale.

Chi fosse interessato a dare un riscontro non potendo presenziare all’incontro di giovedì può compilare l’apposito questionario digitale.

Per ulteriori informazioni
Tel: 331.6336995, 031.6872170 – Email: fiera@lisolachece.org
Qui la pagina Facebook dell’evento

7 ottobre / Dacia Maraini incontra gli studenti del Liceo Volta

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Sabato 7 ottobre alle 11, nella Grand’Aula del Liceo Volta di Como, Dacia Maraini, notissima scrittrice e giurata del Premio internazionale di letteratura Città di Como, incontrerà gli studenti che lo scorso anno scolastico hanno affiancato la giuria tecnica del premio, nell’ambito di un progetto nato da una sinergia tra il Liceo e il territorio.

Durante l’incontro, al quale parteciperanno anche gli studenti maturandi, la scrittrice dialogherà con loro su diversi temi a partire da argomenti sul mondo della scuola e dell’educazione.

Nel pomeriggio, Dacia Maraini interverrà alla cerimonia di premiazione della quarta edizione del Città di Como che si terrà alle 16 a Villa Olmo. Con lei anche il giornalista Ferruccio de Bortoli.

È stata questa un’edizione da record che ha contato 2.100 partecipanti (l’elenco con tutti i nomi è disponibile sul sito www.premiocittadicomo.it) tra i quali la prestigiosa giuria ha selezionato oltre cento finalisti, suddivisi tra le sezioni narrativa edita, narrativa inedita, poesia edita, poesia inedita, saggistica, multimediale, reportage e teen.

Il Premio internazionale di letteratura città di Como è organizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Como.

Con il patrocinio di Regione Lombardia, Provincia di Como, Comune di Erba, Camera di Commercio di Como, Università degli Studi dell’Insubria, Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Como, Fondazione Provinciale della Comunità Comasca.

In collaborazione con La Provincia, Associazione Italiana di Cultura Classica, Amici di Como, Centro Studi Casnati, Ubik Como, Parolario, Espansione Tv, Hotel Metropole Suisse, Alberto Terminus Como, Concorsifotografici.com, Gli amanti dei libri, Tessabit, Associazione italiana per l’Aforisma, Palace Hotel, Sheraton Lake Como Hotel, Hotel Barchetta Excelsior, Best VistoinTv.

Sponsor tecnici: Comolake.com, Partners, Como Città Medioevale, B&B on Lake Como.

 

 

Per informazioni

info@premiocittadicomo.it

http://www.premiocittadicomo.it

Facebook: facebook.com/premiocittadicomo

Twitter @PremioCittàComo

 

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