Víctor Rodríguez Núñez: il poeta viaggiatore

Sabato 25 novembre alla Pinacoteca Civica di Como si è svolto l’incontro con Víctor Rodríguez Núñez, poeta cubano di fama internazionale. Il poeta ha dialogato con Gianni Darconza, traduttore di alcune delle sue opere poetiche edite in Italia, e con Laura Garavaglia, presidente dell’associazione culturale la Casa della Poesia di Como. L’incontro è stato organizzato dalla Casa della poesia di Como in collaborazione con l’organizzazione comasca Sentiero dei sogni.

Che Víctor Rodríguez Núñez sia un poeta di fama internazionale ci viene confermato dal fatto che, tra i numerosi riconoscimenti ottenuti per le sue 30 raccolte edite, compare in primo piano il Premio Internazionale di Poesia della Fondazione Loewe, che premia i maggiori poeti di lingua spagnola. E tuttavia Núñez, sebbene scriva in spagnolo, vive negli Stati Uniti, dove insegna Letterature Ispaniche presso il Kenyon College, mentre la sua terra madre è L’Avana. Come se non bastasse il poeta, giornalista, professore, critico e traduttore, ha vissuto anche a Bogotà e in Nicaragua, senza tenere conto dei suoi innumerevoli viaggi intorno al mondo. Núñez non solo è un poeta internazionale, ma è soprattutto un uomo internazionale.

Senza dubbio il viaggio è una componente intrinseca della sua opera poetica, tanto che la sua ultima raccolta pubblicata si intitola Despegue (Decollo). Il viaggio è per Núñez una metafora della vita, in tutte le sue sfaccettature: in questo libro infatti lo sfondo è costituito dal viaggio della memoria, quello che richiede un ritorno alle origini e ai sapori della sua Cuba, dove ha trascorso l’infanzia.

Proprio con questo tema si è aperto il dialogo di sabato sera: Laura Garavaglia, presentando il poeta, ha evocato il realismo magico che le sue parole sono in grado di donare, tramite una poesia che in primo luogo è volta alla costruzione di un’identità. Núñez infatti ha spiegato che, avendo molto viaggiato e vissuto in così tanti luoghi diversi, si trova costantemente immerso nel processo di costruzione della propria identità. Tuttavia “identità” rischia di essere una parola-trappola, qualcosa che imbriglia l’essenza dell’essere umano. « No estamos, nosotros somos» ha scherzato il poeta con un gioco di parole, che, una volta tradotto in italiano, perde tutta la sua pregnanza. In sostanza Núñez ha cercato di spiegare che l’essenza dell’uomo non è qualcosa di stabilito e immutabile, bensì essa è volatile, in continuo cambiamento, al punto che ci risulterebbe impossibile definire una volta per tutte la nostra identità.

L’altro tema fondamentale e costante nella poesia di Núñez è appunto il viaggio, tanto che, nel momento in cui dal pubblico gli è stato chiesto se gli sia mai passato per la mente di fermarsi in qualche luogo, dopo tutto il suo girovagare, il poeta ha risposto: «To stop myself is not my job, it is death’s job.» Il poeta non riesce a rinunciare al viaggio, anche perché è proprio durante i suoi viaggi che esprime appieno la propria creatività poetica. «Scrivo molto più in viaggio che a casa. Il posto migliore per scrivere poesie per me è l’aria» spiega a un pubblico attento a catturare tra l’effluvio di parole in vivace spagnolo, le numerose battute di cui Núñez sembra non stancarsi mai. E la poesia stessa per lui sembra essere un effluvio ininterrotto: «Scrivo tutti i giorni e tutte le notti, stando attento a quello che succede. Tempo fa aspettavo l’ispirazione, poi mi sono accorto che mi perdevo molte cose nel mentre.» spiega il poeta. La sua poesia si presenta di fatto come un dialogo costante tra la persona che Núñez era, quando prese un certo appunto o visse una certa esperienza, e la persona che è nel momento in cui scrive. Talvolta, racconta, delle intere pagine di appunti che prende ogni giorno si salva solo un verso. Il suo modus operandi è non forzare le cose: non c’è nulla di premeditato quando scrive una poesia, l’organizzazione, il tema, tutto ciò viene dopo. Questo non significa che le sue poesie e le sue raccolte poetiche siano prive di ordine. In Despegue ogni componimento è un «sonetto senza rima». Un sonetto “alla Núñez”, si potrebbe dire, dove ogni verso è composto da 14, 11, o 7 sillabe, racchiuse in una struttura che fornisce loro un ordine preciso, ma priva di rima perché, come ha spiegato il poeta sabato sera: «Anche la non rima è una rima e non conta che siano sonetti o meno, ma che siano poesia». Un altro principio d’ordine nella sua poesia è quello dei numeri: il poeta si è detto talmente affascinato dalla loro magia che talvolta intere sue raccolte risultano ruotare intorno ad un solo numero.

Un altro tema trattato durante il dialogo di sabato è stato il suo rapporto con Cuba. Il poeta ha spiegato che il suo essere un “poeta sognatore” l’ha liberato dalle catene di qualsiasi nazionalismo, portandolo a identificarsi nell’altro da sé, piuttosto che in determinati principi dettati dalla nazione o dalla cultura. Per quanto riguarda Cuba, Núñez racconta di essere uno scrittore di mezzo: non vuole riconoscersi né nella cultura dissidente né in quella ufficiale, il suo desiderio è quello di essere indipendente, con tutte le difficoltà che questa posizione comporta.

Il lungo dialogo tra Víctor Rodríguez Núñez, il suo traduttore Gianni Darconza, Laura Garavaglia e, con intensa partecipazione, il pubblico, è stato inframmezzato da numerose letture in lingua originale e in traduzione, tratte da El último a la feria, dalla sua ultima raccolta Despegue e da Desde un gravero roso di prossima uscita in Italia. Il momento della lettura è stato estremamente significativo per la comprensione dell’identità di questo poeta dalle mille sfumature.

Estremamente significativa è stata la lettura di Entrada, accompagnata dalla recitazione tramite la lingua dei segni da parte della giovanissima Carlotta Sinigaglia.

L’incontro si è concluso con un sentito ringraziamento da parte del poeta che ha accolto con gioia gli applausi di un vasto pubblico, sopraggiunto nonostante la pioggia, a ulteriore conferma della vitalità culturale di Como, i cui cittadini si dimostrano aperti ad accogliere e conoscere forme d’arte purtroppo e in genere latitanti in Italia. [Martina Toppi, ecoinformazioni]

 

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