Rinviata per motivi di ordine pubblico l’iniziativa dell’Uds per dire no ai fascismi

Con una nota su fb successiva al testo che  riportiamo in basso l’Uds comunica: «Abbiamo dovuto temporaneamente sospendere l’organizzazione del presidio antifascista indetto per sabato 9 dicembre per problemi con la Questura di Como. Ci è stato comunicato che per problemi di ordine pubblico non possiamo ottenere i permessi per la piazza che avevamo richiesto, pertanto abbiamo preferito annullare l’evento facebook preventivamente. Domattina abbiamo un appuntamento in Questura per contrattare con le autorità, cercheremo di ottenere un’altra piazza per lo stesso giorno o, in alternativa, una data certa per lo svolgimento dell’evento». Nel seguito il testo che invitava alla manifestazione rinviata del 9 dicembre.

«L’irruzione di una squadraccia nazi-fascista durante una riunione di Como senza frontiere verificatasi il 28 novembre è un’azione intollerabile di fronte alla quale noi studenti comaschi non restiamo indifferenti. Il 9 dicembre scendiamo in piazza per dire no ai fascismi, per testimoniare a gran voce la nostra aperta opposizione con ogni condotta di matrice razzista ed intimidatoria.

Questo gesto è una evidente dimostrazione di come realtà che si professano politicamente attive siano strutturalmente permeate da un agire sistematicamente violento ed intimidatorio che con la politica non ha nulla a che fare. La perpetrazione di una “strategia dell’imporre” non è in alcun modo compatibile con un impianto politico democratico che, in quanto tale, si fonda sul dibattito.
Il chiaro desiderio di questi soggetti è quello di essere identificati come un corpo militarizzato attraverso inequivocabili riferimenti visivi quali bomber neri, anfibi, teste rasate e portamento marziale, ponendosi esplicitamente fuori da ogni possibilità comunicativa che non sia l’utilizzo della forza per far valere le proprie idee. Così è successo durante l’assemblea di Como senza Frontiere, dove alla mancata violenza fisica, si è sostituita una violenza psicologica fondata sulla paura di ripercussioni immediate alimentata proprio da questa immagine deliberatamente costruita.
A questo si aggiunge il totale disinteresse nei confronti della creazione di un dibattito che comprenda una voce diversa dalla propria, elevata a unica ragione universale, preconfezionata e non sviluppabile all’interno di un confronto politicamente sano.
All’atto pratico la messinscena così si compone: quindici skinhead irrompono a passo di marcia ad un’assemblea privata, circondano i partecipanti e impongono la lettura di un manifesto propagandistico; terminata la lettura escono senza lasciare spazio a nessun intervento o risposta.

Questa situazione è ulteriormente aggravata dalla legittimazione che queste strategie d’azione ricevono da parte delle istituzioni che istituzionalizzano, girano la testa, coprono gli occhi e lasciano a queste realtà antidemocratiche spazio per riunirsi ed organizzarsi, mascherandole da associzi sportive o culturali (questo è il caso del Veneto Fronte Skinhead), ignorandone deliberatamente l’incostituzionalità.
Diventa però naturale chiedersi che fine faccia, in questo caso, il diritto di libera espressione di queste realtà, a sua volta costituzionalmente riconosciuto.
Rispondere a questa domanda consisterebbe, sostanzialmente, nel citare ciò che già è stato espresso in precedenza. In quest’ottica è comunque utile sottolineare esplicitamente la non sottile differenza che intercorre tra diritto di parola (costituzionalmente riconosciuto) e diritto di imporre la propria parola (costituzionalmente condannato).

Per concludere, seguendo il ragionamento proposto in queste righe, diventa difficile negare che, per tutelare una società che fa delle tolleranza una delle sue principali fondamenta si renda assolutamente necessario essere intolleranti nei confronti di movimenti apertamente intolleranti e fondamentalmente violenti». [Uds Como]

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