Il “Rapporto fuori campo” di Medici senza frontiere

Il monitoraggio della tutela sanitaria  dei migranti, compiuto nel 2016 e 2017 da Medici senza frontiere (Rapporto Fuori campo) mette in evidenza come il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati (180.000 posti al 31 dicembre 2017) continui a fondarsi su strutture di accoglienza straordinaria, con scarsi servizi per l’inclusione sociale. La questione centrale (anzi, lo scandalo maggiore), è l’assistenza medica.

Migranti e rifugiati, su tutto il territorio ma specialmente alle frontiere, si nascondono sempre di più dove possono (in edifici occupati, in container o all’aperto) e hanno contatti sempre più limitati con i servizi sanitari. I presìdi di pronto soccorso ospedalieri sono spesso l’unica porta di accesso al Servizio sanitario nazionale, ma in molti casi non sono possibili neanche questi. Il rapporto stima in almeno 10.000 le persone escluse dall’accoglienza, tra richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria, con limitato o nessun accesso ai beni essenziali e alle cure mediche. In particolare per i migranti e rifugiati costretti a spostarsi sul territorio nazionale a causa della precarietà lavorativa – ad esempio gli stagionali agricoli – il luogo di lavoro temporaneo non coincide con quello della residenza anagrafica o del domicilio ed è di fatto impossibile usufruire del Ssn. Il risultato è  un sempre maggiore ricorso al regime di Stp (Straniero temporaneamente presente) previsto invece per i migranti irregolari.

La previsione di presìdi medici all’interno dei Cas, anche di dimensioni ridotte, contenuta in recenti disposizioni del Ministero dell’Interno, va nella direzione opposta rispetto all’inclusione dei richiedenti asilo all’interno del Ssn, visto che per questi ultimi la normativa vigente prevede l’assegnazione del medico di famiglia. Nei fatti, sempre più i servizi di medicina generale sono delegati al Terzo settore, che peraltro non possono rilasciare il codice Stp, e dunque sono costretti all’erogazione diretta dei farmaci o alla prescrizione di farmaci o di prestazioni specialistiche a prezzo pieno.

Una valutazione completa dei dati è contenuta nel documento illustrativo del progetto, insieme a proposte concrete per risolvere o attenuare i punti critici del sistema di accoglienza.

Trovate di seguito l’intervista di Claudio Fontana a Giuseppe de Mola, venuto più volte a Como per verificare la situazione dei migranti e coordinatore del progetto Msf, in occasione della presentazione della ricerca (Roma, 8 febbraio).

 

Presto on line sul canale di ecoinformazioni altri video interviste di Claudio Fontana  a operatori/ trici e volontari/ e di Msf.

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