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“Le Trans fiabe”/ fare arte per superare le barriere

DSCN0082.JPGDopo I classici dentro e fuori, la rassegna – tuttora in corso, a cadenza mensile, alla libreria Feltrinelli in via Cantù 17 a Como –  l’associazione La Bottega volante propone al pubblico un’altra iniziativa realizzata insieme ai detenuti e alle detenute della casa circondariale del Bassone.
Le Trans fiabe è una mostra di disegni-collage realizzati da sei delle dodici detenute transessuali del carcere nel contesto di un laboratorio creativo organizzato da La bottega volante in collaborazione con Ala Miano onlus, Cooperativa Lotta contro l’emarginazione, Coordinamento comasco contro l’omofobia, Altra Como.it. La mostra è stata inaugurata nella prima serata di mercoledì 18 aprile all’Officina della musica (via Giulini 14-15) e sarà seguita, mercoledì 8 maggio alle 20,30, con un incontro dl titolo Chi sono le persone trans?.

Date le “coordinate generali dell’iniziativa”, Eletta Revelli de La bottega volante, curatrice del laboratorio che è alla base de Le trans fiabe, interviene a illustrare le modalità e gli obiettivi del progetto. Come nel caso de I classici dentro e fuori, in cui passi di note opere letterarie vengono commentate dai detenuti e dal pubblico, la finalità “generale” è triplice: fornire ai detenuti e detenute un’occasione di svago e di riflessione, avviare un dialogo con la società libera, sensibilizzare quest’ultima riguardo alla condizione di chi libero non è. Risultati da cui tutti, dunque, possono trarre beneficio. A questi si aggiunge, nel caso specifico di Trans fiabe, una riflessione approfondita sull’identità o piuttosto sulle identità, delle persone transessuali (si parla in questo caso di transizioni male-to female), di per sé vunerabile a fraintendimenti e pregiudizi e ulteriormente segnata dall’esperienza carceraria., in cui le detenute transgender, prese in carico dal penitenziario del Bassone soltanto da pochi anni, costituiscono un gruppo a sé stante, eterogeneo nelle origini come nelle sensibilità personali. Il primo passaggio è quello della creazione di storie in gruppo, a cui seguono momenti di rielaborazione artistica con scampoli tessili. I soggetti dei disegni-collage riflettono le narrazioni condivise e, inevitabilmente, un lavoro di introspezione identitaria, che passa dalla scelta dei soggetti (ricorrono soggetti marcatamente femminili e/o trasgressivi (ballerine, la Gatta con gli stivali, un “Papa” che non è veramente tale, e che ha per occhi due paillettes verdi) quanto nelle scelte di espressione artistica, rivelatorie di personalità diverse, alcune esuberanti, altre meticolose, ognuna, naturalmente, unica.

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La transizione di sesso non è “soltanto” una questione di operazioni chirurgiche, terapie ormonali e cambi di vestiario: passa da un percorso lungo e spesso accidentato, condizionato da una percezione che il sé e la società possono trovare difficile da accettare e da rispettare, anche perché si tratta di situazioni relativamente rare nella società nel suo insieme e, spesso, esteticamente vistose, specie nelle transizioni male-to-female (quelle opposte, female-to-male, sono, da questo punto di vista, meno problematiche – almeno in apparenza -, perché le donne con un look androgino, a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, sono tendenzialmente accettate molto più serenamente). Pesano da questo punto di vista anche le aspettative culturali e familiari: se alcune persone optano per un cambio di genere già dall’infanzia, per altre la decisione può arrivare molto avanti negli anni. Nel caso delle partecipanti al progetto, a queste pressioni si somma la dimensione intrinsecamente costrittiva della detenzione, particolarmente opprimente per chi, anche in un contesto di generale “devianza”, si pone al di fuori delle comuni aspettative. Gli spazi d’espressione personale attivati da progetti come quelli de La bottega volante costituiscono dunque una preziosa occasione di riscatto di un’individualità altrimenti costretta a chiudersi in se stessa, non senza rischi sull’equilibrio del soggetto e del gruppo. L’arte, nelle sue varie forme, costituisce un medium comunicativo ideale, poiché combina a simboli più o meno universali – sia che siano presi alla lettera, sia che li si voglia sovvertire – un’interpretazione intima eppure condivisibile (prima con le altre detenute e con le organizzatrici del progetto e poi, per tramite queste ultime, al pubblico), filtrata da prospettive “lontane e vicine” che, diversamente, non si avrebbe l’occasione di conoscere a un livello più completo e profondo, e che si continuerebbero a fraintendere e giudicare in modo superficiale, con disapprovazione o con la facile condiscendenza di chi si crede al sicuro da un certo tipo di condanna. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

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