Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@gmail.com

Now festival 2018/ “Storie di economia circolare”

DSCN0491.JPGUn pubblico di circa sessanta persone ha partecipato al terzo appuntamento con il Now festival di quest’anno, nuovamente ospitato dalle serre di Villa del Grumello nel pomeriggio di mercoledì 23 maggio e rivolto a un’utenza perlopiù imprenditoriale (concorre all’organizzazione il Tavolo sostenibilità della Camera di commercio di Como). Sono intervenuti a esporre “Storie di economia circolare” – questo il titolo dell’incontro –  Giorgio Arienti, direttore generale di Ecodom, Anna Pellizzari, Executive Director di Material Connexion Italia, gli imprenditori Renato Cancello, Francesco Pozzi e Giorgio Caporaso. Ha moderato l’incontro Emanuele Bompan, giornalista ambientale e co-autore del libro “Che cos’è l’economia circolare” (ed. Ambiente, 2016), scritto insieme a Ilaria Nicoletta Brambilla.
Di un’economia circolare – basata cioè sul rinnovo del potere d’uso di risorse quantitativamente limitate, in opposizione all’economia lineare che funziona secondo il principio di sostituzione del “vecchio” con il “nuovo” – aveva in parte già parlato Kate Raworth, economista britannica autrice di Doughnut Economics e ospite all’edizione 2017 di Now (leggi l’articolo a riguardo).
Tre sono i presupposti principali del concetto: che l’impatto umano sull’ambiente abbia mutato irreversibilmente l’equilibrio biochimico, che bisogna investire su quella gamma di proprietà che garantisca la durevolezza e la rinnovabilità degli oggetti, superando il deleterio concetto di “obsolescenza programmata”, e che beni dal basso valore d’uso (utilizzabili per una frazione limitata del nostro tempo: un’automobile, un attrezzo, un oggetto di scarso interesse) siano, il più delle volte, rinunciabili, sostituibili con beni dal più alto valore d’uso o quantomeno condivisibili con altri utenti. Bompan chiarisce subito che un modello circolare di economia non è intrinsecamente “ambientalista” e non è orientato al riciclo a tutti i costi, «che anzi è spesso considerato come ultima risorsa»; è pur vero che la continua immissione di risorse “vergini” sul mercato non è pensabile in una società globale su cui pesano già mutamenti ambientali e iniquità nella produzione e nel consumo. Ecodom, la società di cui Giorgio Arienti è direttore, si occupa proprio del recupero di materiali ancora utilizzabili da elettrodomestici usati e dismessi: con buoni risultati, se si considera che sulle 500 tonnellate processate lo scorso anno ne sono state recuperate 90. Un problema lamentato da Arienti e poi da Cancello è quello di una scarsa consapevolezza da parte delle istituzioni, che porta a sottovalutare diffusamente l’importanza di ottimizzare le risorse già immesse sul mercato e a considerare le istanze ambientali come secondarie, tutt’al più come “ornamento” dell’agenda politica, non diversamente dal greenwashing adottato dalle imprese in malafede, consapevoli del “richiamo” della sostenibilità in termini di marketing, ma non disposte a cambiare strutturalmente la propria strategia produttiva,  per esempio acquistando materiale riciclato a un prezzo superiore, mentre Cancello lamenta una mancanza di dialogo tra (talvolta entro) le imprese, le amministrazioni e gli operatori ambientali locali, che si traduce in una mancanza di un piano efficace. A scanso di ipocrisie, Arienti caldeggia  perciò l’adozione di parametri oggettivi per misurare l’impatto ambientale (o, per converso, la sostenibilità) delle aziende e anche “una normativa planetaria” che possa dissuadere i grandi produttori industriali del mondo dall’immettere ulteriori risorse ad alto impatto ambientale e scarso valore d’uso sul mercato. Volendo valorizzare le buone pratiche di economia circolare, Ecodom ha intrapreso una mappatura delle imprese virtuose e lanciato il concorso “Storie di economia circolare”, in cui (fino a dicembre 2018) gli storytellers (scrittori, videomaker, fotografi…) possono fornire testimonianze di circolarità ben riuscite sul proprio territorio.

DSCN0492.JPG

Non si tratta però soltanto di ottimizzare il riciclo di risorse nella “fase discendente” del bene di consumo, puntualizza Anna Pellizzari: il primo imperativo è quello di riconsiderarne le modalità di produzione, abbandonando tecniche e materiali scadenti che costringano di fatto a sostituire l’intero oggetto una volta raggiunta l’obsolescenza (e l’intervallo di tempo è spesso molto, troppo breve), o qualora soltanto una parte, non sostituibile, si dovesse guastare. Per anni, la produzione e anche il design industriale non hanno dato sufficiente peso all’aspetto della durevolezza e a quello della “modularità”, che permette una sostituzione (o riparazione) “spot” del singolo elemento («Sbagliato pensare che il packaging, l’estetica del prodotto sia “l’ultima tappa” prima del suo lancio sul mercato:  design e funzionalità devono agire di pari passo», precisa Caporaso). Certo bisogna precisare, con un po’ di sano realismo, che la domanda di beni più smart non sempre si combina alla logica del low cost, e anzi tende a comportare costi mediamente più elevati (anche quando i materiali sono di per sé poveri o consunti, come avviene spesso nella moda); tuttavia, vale la pena di domandarsi se i fattori che abbattono i costi dei prodotti di consumo non abbiano un’incidenza decisiva, benché sottovalutata, sull’economia (quella “tradizionale”, dunque “lineare”) e sull’ambiente.

DSCN0495.JPG

A livello internazionale, l’interesse per la sostenibilità va aumentando trasversalmente, coinvolgendo produttori e acquirenti di diversi beni e servizi, oltre che ai governi che, almeno formalmente e in proiezione, sono chiamati a prendere decisioni importanti  – e spesso svolte radicali – per la protezione dell’ambiente, anche dando luogo a collaborazioni internazionali: Pozzi cita una partnership italo-spagnola per il recupero delle reti da pesca, che secondo la Fao costituiscono circa il 10 per cento degli 8 milioni di tonnellate di rifiuti accumulate in mare, e ricorda come perfino la Cina abbia riconosciuto l’ecologia come priorità per le proprie future politiche. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Il quarto  e ultimo apppuntamento con il Now festival 2018, Il futuro per chi? è previsto per venerdì 25 maggio allle 18 all’Ostello Bello Lake Como (Viale Fratelli Rosselli, 9). Interverrà Giulia Rivelliini, demografa dell’Università cattolica del Sacro cuore di Milano, che dialogherà con Stefano Arduni, direttore di Vita non-profit.

DSCN0503.JPG

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 24 maggio 2018 da in Ambiente, Economia, Sostenibilità con tag , , , .

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: