Il Casinò di Campione a Como: “Vogliamo lavorare!”

Nella mattinata del 1° agosto 2018, duecento lavoratori del Casinò di Campione d’Italia hanno manifestato sotto la Prefettura di Como al grido di “Vogliamo lavorare”.
Il fallimento della Casa da Gioco comunale, decretato nei giorni scorsi dal Tribunale del capoluogo, ha comportato l’immediata cessazione dell’attività. I tre curatori fallimentari, dopo aver preso visione della legislazione attuale, hanno dichiarato di non avere titolo giuridico per attivare l’esercizio provvisorio. I numeri, per l’economia della piccola enclave italiana in territorio elvetico, sono impietosi. Il Casinò ha assommato negli ultimi anni 132 milioni di euro di debiti. Il Comune, socio unico della S.p.A. è il maggior creditore con 43 milioni di euro. I dati sull’occupazione sono altrettanto significativi: 492 lavoratori del Casinò sono oggi in regime di sospensione senza retribuzione, con lo spettro di un licenziamento di massa. Di converso 102 dipendenti comunali non percepiscono lo stipendio da sei mesi e le nove operatrici della scuola dell’infanzia hanno ricevuto la lettera di licenziamento. L’economia del comune affacciato sulle rive del Ceresio, dipendente degli introiti della Casa da gioco, è al collasso.
L’allarme sociale è quindi molto alto. Le risposte non possono che arrivare dalla politica, grande assente nel dibattito su Campione d’Italia. Quella stessa politica che sfilava nell’enclave in tempi di “soldi e potere” oggi se ne tiene alla larga. È invece giunto il momento per aprire una riflessione che, prendendo le mosse dall’anomalia campionese, affronti la piaga della ludopatia e delle patologie sempre più gravi legate al gioco d’azzardo. [Matteo Mandressi, Camera del Lavoro di Como, per ecoinformazioni]
[foto Mariateresa Lietti, ecoinformazioni]
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