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Chiusure domenicali/ Intervista a Marco Fontana

Il governo ha intenzione di presentare al Parlamento una legge che modifica sostanzialmente quanto introdotto dal Governo Monti in merito alla liberalizzazione delle aperture e degli orari nel commercio. Intervista di Vincenzo Colelli a Marco Fontana, segretario provinciale della Filcams Cgil di Como.

«Intervenire sul decreto Salva Italia e le liberalizzazioni delle aperture e degli orari nel commercio è una priorità per la Filcams Cgil che ha più volte avanzato proposte di modifica, richiesto un incontro con il ministro del Lavoro Di Maio e promosso iniziative, mobilitazioni e campagne di comunicazione in occasione delle festività.

È indispensabile un confronto per porre un limite alle aperture incontrollate sia domenicali che festive che in questi anni hanno stravolto il settore e la vita delle lavoratrici e dei lavoratori delle aziende del commercio. Quello che chiediamo è la chiusura delle attività commerciali nelle domeniche e nei giorni festivi, riconsegnare alle istituzioni locali la competenza, per poter definire quante e quali domeniche e con quali orari aprire e stabilire i nuovi insediamenti commerciali.

Se realmente verrà approvata una legge di regolamentazione del lavoro domenicale, a vostro avviso, quali vantaggi si avranno sulla vita reale delle lavoratrici e dei lavoratori del settore?

Con il Decreto Salva Italia del Governo Monti del 2011 le condizioni di lavoro degli addetti del settore sono inevitabilmente peggiorate, con turni di lavoro ormai strutturalmente su 365 giorni all’anno e con la sperimentazione dell’orario h 24; alle difficoltà nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro si aggiunge peraltro un’indisponibilità sempre più diffusa da parte delle imprese a contrattare anche il riconoscimento economico per i turni di lavoro domenicali.

I lavoratori coinvolti dall’obbligatorietà del lavoro domenicale e festivo raggiungono circa il 35/40% degli addetti e le maggiorazioni originariamente previste per tali prestazioni hanno subito, negli anni, delle drastiche riduzioni, anche in considerazione dello stato di difficoltà del settore. Negli ultimi anni nella grande distribuzione, in una situazione di liberalizzazione indiscriminata, si è assistito ad una riduzione dell’occupazione pari almeno al 20%, al quale si deve aggiungere il dato relativo alla diffusione di processi di terziarizzazione ed esternalizzazioni di parti rilevanti delle attività commerciali.

Pertanto, se le intenzioni dell’attuale governo diventassero Legge dello Stato e concretamente si dovesse approdare ad una normativa di regolamentazione delle aperture delle attività commerciali nelle domeniche e festivi tramite un confronto con le Organizzazioni sindacali, non potremmo che dare un giudizio positivo. Ciò produrrebbe per le lavoratrici e i lavoratori del settore un miglioramento della loro vita sociale e familiare.

Il disegno legge del governo è una misura che promuove una visione della società antitetica alla logica del consumismo?

Se consideriamo la totale liberalizzazione delle aperture domenicali fino ad ora praticata con il Decreto Salva Italia del Governo Montiun‘incentivazione al consumismo, certamente l’attuale Disegno di Legge va nella direzione opposta. Non ho idea se si intenda limitare il consumismo inteso come “acquisto compulsivo di beni superflui”. Sicuramente si va nelle direzione richiesta da tempo dalla Filcams Cgil e da altri soggetti della società, che ritengono sia sbagliato e non utile agli acquisti e all’occupazione tenere aperti i centri commerciali tutte le domeniche.

Si può affermare che un decreto di questo tipo tenda a “sinistra”, benché formulato dal governo M5s e Lega, e che sia effettivamente una misura di tutela per i lavoratori del commercio?

Si tenga presente che ad opporsi e quindi a giudicare negativa la liberalizzazione delle aperture domenicali e nei giorni festivi non è stata la sola Filcams Cgil, ma oltre a Cisl e Uil ci sono state le associazioni come Confcommercio, Confesercenti, la Cooperazione per citarne alcune che, per motivi diversi dai nostri, si sono sempre schierate per una regolamentazione delle aperture. Quindi dubito che le intenzioni del governo “tendano a sinistra”. Come non possiamo certo annoverare Confcommercio tra le associazioni imprenditoriali di sinistra solo perché, su una tematica come questa, ha per ragioni evidentemente diverse delle convergenze con la Filcams. Se il Governo intende agire nei confronti dei lavoratori non deve fare altro che convocare il sindacato. Abbiamo molte idee da sottoporre all’attuale governo, che vanno nella direzione di tutelare il lavoro nell’interesse del Paese. Dalle prime “mosse” non mi sembra che si abbia intenzione di dialogare con noi e sentire quali sono le nostre proposte».

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2018 da in Senza Categoria con tag .

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