Per amore di Zoe/ Un film-documentario per il IX Congresso Cgil

Per amore di Zoe, si intitola così la nuova nuova produzione filmica della Cgil lariana, che da tempo, e grazie alla collaborazione con Dario Tognocchi, propone in occasione di varie occasioni pubbliche (in questo caso il IX Congresso provinciale) video che affrontano temi di attualità e di respiro ideale.

Il titolo va sciolto come “per amore della Vita” (facendo riferimento al concetto di essenza universale della vita [zoé, appunto] proprio della filosofia greca antica). Ma le citazioni classiche finiscono qui, poiché si tratta in realtà di un racconto articolato che fa perno sulle storie di alcune ragazze (“italiane-straniere” di prima o seconda generazione) alle prese con l’incontro-scontro di culture differenti. Declinato quasi completamente al femminile (con intenti esplicitamente simbolici e, certo, non separatisti), il video affronta i problemi connessi con l’appartenenza culturale (la parola identità, se non mi è sfuggito qualcosa, non è mai citata), superando il problema dello ius soli in direzione dello ius culturae, ovvero del diritto di scegliere “liberamente” dove collocarsi e quindi dell’autodeterminazione culturale, fin dal momento della formazione, ben prima della maggiore età.

Il pregio principale dell’opera è nell’evidenza delle sensibilità che tratteggiano le differenti storie personali, le aspirazioni e i dubbi, le fatiche e le normalità. Un (piccolo) limite è nell’intonazione un po’ troppo “smussata”, per cui le difficoltà e le durezze dello sradicamento e della riconquista di una “propria” cultura sembrano potersi superare facilmente. Alla fine, un’opzione che pure traspare nelle parole di queste ragazze – e cioè il desiderio di essere, prima di tutto, “cittadine del mondo” – resta tra le righe, senza che se ne colga tutto il dirompente potenziale politico e sociale, di valorizzazione delle differenze e delle culture.

C’è, poi, un altro elemento che bisogna notare: la centralità della scuola, quindi la possibilità di formare effettivamente una nuova consapevolezza di fronte agli enormi problemi della contemporaneità. In tempi in cui la scuola pubblica gode di bassissima considerazione (e di assai scarso appoggio da parte dei diversi livelli delle amministrazioni pubbliche), non è poco.

La scelta della Cgil comasca di affidare la propria riflessione (e non propriamente il proprio “messaggio”) anche a mezzi innovativi è quindi meritevole di grande apprezzamento. E il film documentario del regista Dario Tognocchi, e di tutte le persone che con lui hanno collaborato (in primo luogo, evidentemente, delle giovani, efficacissime protagoniste), non ha mancato di coinvolgere il pubblico del congresso sindacale, disposto a farsi emozionare. Per rielaborare poi gli elementi di riflessione.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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