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La violenza maschile è espressione diretta del patriarcato

Una riflessione sulla violenza di genere, redatta da alcune componenti del gruppo donne “8 marzo a Como – Nonunadimeno”: «La violenza maschile contro le donne è sistemica: attraversa tutti gli ambiti delle nostre vite, si articola, autoalimenta e riverbera dalla sfera familiare e delle relazioni, a quella economica, da quella politica e istituzionale, a quella sociale e culturale. E’  violenza fisica, sessuale e psicologica.

Non si tratta di un problema emergenziale, né di una questione geograficamente o culturalmente determinata. La violenza maschile è espressione diretta di un  sistema di potere,  che risponde al nome di patriarcato,  che a livello materiale e simbolico ha permeato la cultura, la politica, le relazioni pubbliche e private. Violenza ed ineguaglianza non hanno quindi un carattere sporadico o eccezionale ma ,al contrario, strutturale. Non sono fenomeni che riguardano la sola sfera delle relazioni interpersonali, piuttosto pervadono e innervano l’intera società.

Da femministe abbiamo sempre denunciato le catene imposte dal patriarcato alla nostra autodeterminazione e libertà di scelta – in particolare attraverso gli stereotipi sessuali e i fondamentalismi religiosi –  evidenziando la connessione intima tra questi strumenti di dominio e l’imposizione della norma eterosessuale. Il patriarcato, e dunque la violenza maschile, sono altresì funzionali alle logiche del profitto ed all’organizzazione della società secondo rapporti di sfruttamento.  In tal senso affermiamo che la violenza assume molteplici configurazioni e che il femminicidio è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno assai più profondo e radicato.

Nel panorama nazionale e internazionale gli interventi istituzionali contro la violenza sono spesso inseriti all’interno di provvedimenti emergenziali per la sicurezza. In Italia, le misure attuate fino ad oggi si sono rivelate inconsistenti e parziali. Hanno infatti voluto mettere a fuoco solo singole, benché eclatanti, espressioni del fenomeno, come lo stalking e il femminicidio. Le istituzioni continuano a considerare la violenza di genere un fatto privato e, al tempo stesso, a utilizzarla in maniera strumentale e retorica, al fine di costruire, di volta in volta, un nemico esterno: ora il degrado, per giustificare misure repressive rispetto alle libertà di tutti/e; ora il migrante, per legittimare politiche razziste e securitarie, che criminalizzano le persone migranti e propongono solo interventi repressivi.

Sono stati adottati provvedimenti per una uguaglianza formale ma non sostanziale, senza mai porre realmente in questione i rapporti di potere vigenti, soprattutto, senza mai assumersi fino in fondo la responsabilità politica del problema della violenza

Eppure, nonostante tutto ciò,  vi sono due aspetti che dimostrano come cambiare sia ancora possibile.Oggi le donne, in particolare le nuove generazioni,  sono più consapevoli di sé e dei propri diritti.  Il movimento femminista “non una di meno”, che riempie le piazze di ogni parte del mondo, dimostra la forza delle donne e la loro volontà di non subire passivamente le violenze di cui sono fatte oggetto. E dimostra anche la capacità di proporre, a donne ed uomini  modelli di società e di relazioni umane non fondati sulla logica del dominio e del possesso.Come ben  illustrato nel “Piano Nazionale antiviolenza” che il movimento ha redatto.

Alcuni uomini  hanno cominciato, da qualche  tempo, ad interrogare se stessi ed il loro genere per capire e mettere in discussione le radici della violenza maschile. E’ una pratica importante che fa ben sperare.

La manifestazione nazionale di Roma del 24 novembre pv  contro la violenza maschile contro le donne, le tante iniziative locale e le positive esperienze in atto ci dicono che un altro mondo è ancora possibile. Noi siamo convinte che lo sia».

[Beatrice Aliverti, Gabriella Bonanomi,  Edi Borgianni, Marcella Cirrincione, Gilda Dangelo, Giovanna Fierro, Antonietta Frisoli, Mariateresa Lietti, Patrizia Losito, Nicoletta Pirotta, Idapaola Sozzani, Grazia Villa (del gruppo donne “8marzo a Como- Nonunadimeno”)]

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