Difendi la solidarietà: Contro la politica dell’insicurezza

Si è aperta sabato 9 marzo allo Spazio Gloria del cirolo Arci Xanadù la campagna Difendi la solidarietà, in sostegno ai complici dei migranti e contro le politiche razziste e criminalizzanti del governo gialloverde.
Nel primo atto della campagna, Sovvertire la paura. Costruire futuri desiderabili sono intervenuti Jacopo Mascheroni, colpito da un foglio di via da Como, Ass Casset, dell’ufficio migrazioni della Cgil di Lecco, Rossana Currà, attivista monzese, Alessandra Ballerini, avvocata di Diritti e frontiere e Mbaye Diongue, della Scuola popolare di cittadinanza di Rebbio.

Dopo i fatti del 2016 alla stazione di Como San Giovanni, alcuni dei solidali che sono intervenuti per collaborare con i migranti sono stati colpiti da fogli di via in seguito ad alcune manifestazioni di denuncia.
Alcuni di loro si sono trovati a voler o dover violare il provvedimento, e per questo sono stati chiamati a processo.
La campagna Difendi la solidarietà nasce in loro appoggio, ma si propone di sviluppare una riflessione più generale su una situazione politica nazionale che si fa sempre più complessa e pesante per chi non cede alle sirene razziste del nuovo governo.

Como, ha raccontato nell’introduzione Jacopo, attivo anche a Ventimiglia, è solo uno degli ultimi scenari in cui si è consumata la criminalizzazione della solidarietà, un processo complesso e dovuto alla volontà politica di aumentare la sensazione d’insicurezza dei cittadini.
In realtà, i dati Istat e di altri osservatori statistici dipingono una realtà ben diversa da quella che i mercanti di paura propongono ai propri elettori: se è vero che i crimini d’odio sono in aumento dal 2013 ad oggi, il numero di famiglie considerate povere aumenta e si sprecano i provvedimenti giudiziari contro migranti e solidali, è invece falso che il tasso di criminalità è in aumento, anzi, sta avvenendo esattamente il contrario.
Il primo incontro della campagna si propone di riflettere su questa manipolazione consumata grazie ai media e ai proclama politici ai danni dei cittadini, cercando di immaginare delle soluzioni a una situazione globale sempre più buia.

Il primo intervento è stato un collegamento telefonico con Alessandra Ballerini, che segue gran parte degli attivisti di Ventimiglia e ha descritto il clima politico di quel luogo nevralgico per le migrazioni.
Oltre ai costanti respingimenti dei migranti, la frontiera francese ha visto anche una guerra totale ai No borders, colpiti da fogli di via e accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver portato delle persone a mangiare alla Caritas o aver dato loro delle coperte.
Molte sanzioni sono cadute, ma le forze dell’ordine locale manifestano tutt’ora un esplicito rancore verso gli attivisti.
Secondo l’avvocata, è concettualmente sbagliato sentirsi in dovere di difendersi dall’accusa di solidarietà, in quanto l’aiuto di chi è in difficoltà è sancito dall’articolo 2 della Costituzione, lodato dal Tribunale permanente dei popoli e difeso da più di una dichiarazione internazionale.
Se il dovere di non abbandonare i migranti è sottolineato a livello teorico, anche la prassi consiglia di supportarli, soprattutto a livello di orientamento legale e di accompagnamento giudiziario, ambiti in cui chi non ha dimestichezza rischia di perdersi, risultando alla fine respinto quando non ignorato.

Proprio su questa linea ha proseguito Rossana Currà, che ha rilevato come la figura fondamentale dell’operatore sia fortemente minacciata da leggi come quella passata all’infamia come decreto Salvini.
Citando Stranieri alle porte di Bauman, la relatrice ha spiegato come il decreto crei insicurezza nei migranti, che percepiscono di essere messi al bando ed emarginati più di quanto già non siano, e negli operatori stessi, che si trovano ricattati tra l’abbandono della professione (con ovvie ripercussioni economiche) e la discesa a compromessi con un provvedimento che impedisce qualunque forma di aiuto che vada oltre il mero vitto e alloggio.
Se per Ballerini la soluzione può passare per la riaffermazione dei diritti fondamentali della solidarietà, per Currà è la strutturazione di un nuovo conflitto sociale la chiave per scardinare le logiche della paura e dell’insicurezza propugnate dal governo.

Ass Casset ha sottolineato l’assurdità delle leggi varate sul tema immigrazione dall’86 a oggi: se all’inizio queste proponevano il migrante come forza lavoro, come braccia all’interno del sistema di produzione, dal 2002, con la Bossi-Fini, si è instaurato quel binomio migrante-sicurezza che è il caposaldo del decreto Salvini.
Oltre a distorcere la realtà, che vede i migranti contribuire all’economia italiana col 9% del Pil (120 miliardi circa), proporre la migrazione come elemento di insicurezza è deleterio a livello sociale, dato che ignorare il portato culturale di chi sbarca comporta un inevitabile impoverimento collettivo.
Il migrante, oltre che essere demonizzato, è anche tenuto lontano dalla vita politica e dalla società stessa.
Se infatti il voto amministrativo è precluso a chi non ha la cittadinanza (mentre, sottolinea Casset, quando c’è da pagare le tasse nessuno esenta gli extracomunitari), i migranti di seconda generazione soffrono la beffa di dover aspettare tempi lunghissimi per essere considerati italiani, pur essendo nati e cresciuti in Italia.
Bisogna considerare che chi arriva in Europa sulla tratta migratoria non lo fa mai per piacere, ma spinto da necessità che possono andare dalle guerre e carestie al vedersi negata la voce politica, al furto di risorse da parte di paesi occidentali che sovvenzionano i governi locali per garantirsi l’accesso a materie prime da rivendere a prezzi vantaggiosi.

Negare l’integrazione, però, è problematico sia a livello sociale che individuale: essendogli preclusa la possibilità di imparare l’italiano se non autonomamente o grazie alle associazioni, l’immigrato che lavora in fabbrica o nei campi rischia di non saper interpretare i cartelli di cantiere e cadere in infortuni sul lavoro; o, a livello ancora più banale, può essere difficile comprendere gli avvisi che arrivano da scuola per il figlio.
Per aiutare chi ha necessità di imparare la lingua per orientarsi nel paese di arrivo o transito a Rebbio è stata organizzata una scuola popolare. Attraverso il dibattito su temi scelti volta per volta e l’apprendimento collettivo, per migranti e nativi interessati alla discussione e al confronto la scuola, presentata da Mabye Diongue, lavora da oltre un anno come soluzione parziale a una lacuna sistemica che, come si è detto, è estremamente rilevante.

L’incontro al Gloria, dunque, ha presentato una prima panoramica sulle questioni che muovono i promotori di Difendi la solidarietà, ma il primo atto non si conclude qui: lunedì 11 marzo, alle 8.30, ci sarà un presidio davanti al tribunale, in concomitanza con uno dei processi per violazione di foglio di via. [Pietro Caresana, ecoinformazioni; foto Fabio Cani, ecoinformazioni]


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