Difendi la solidarietà/ Presidio per i colpevoli di nulla

Nella mattinata di lunedì 11 marzo, al presidio davanti al tribunale di Como in sostegno alle vittime dei fogli di via, accusate del reato di solidarietà e criminalizzate per la propria complicità con i migranti.

La manifestazione, che rientra nella campagna Difendi la solidarietà, si è tenuta in concomitanza dell’udienza di smistamento per il processo di Jacopo Mascheroni, che ha fatto ricorso contro il provvedimento subito.
Nello specifico, l’imputato sarebbe stato colto in flagranza di violazione del foglio di via durante la
Marcia della pace del 2017, a cui aveva partecipato come capo-scout. Non solo il danno di una notifica ricevuta per via della sua solidarietà con le persone respinte dalle frontiere e accampate in stazione a Como, dunque, ma anche la beffa di una contestazione quantomento ridicola.

Contro la criminalizzazione di chi non si piega alle politiche securitarie e razziste del governo sono intervenuti, tra gli altri, Rifondazione comunista, Como senza frontiere, gli scout compagni di Jacopo, Yallah Como, costituitasi proprio in quel di san Giovanni nel 2016, e Associazione gruppo appartamento.

Il presidio a cui ha aderito anche l’Arci provinciale, è stato impostato come un momento festoso, con musica e palloncini, non solo per sottolineare il paradosso del processo, ma anche per costituire, in una giornata soleggiata seppur ventosa, un momento di conviviale comunità, cosa assai rara nella Como borghese e discriminatoria degli ultimi tempi.
Qualche studente affacciato alla finestra del Teresa Ciceri e i passanti del lunedì mattina hanno ascoltato l’ironico racconto di Jacopo:

Nell’estate del 2016, circa 500 persone si sono trovate respinte dalla frontiera con la Svizzera, e si sono accampate in stazione san Giovanni.

Sono stati molti i cittadini ed attivisti che si sono mobilitati per portare loro aiuto e assistenza e per dar loro voce nel chiedere una vita più dignitosa.

Purtroppo, a quanto pare le autorità non erano d’accordo con queste istanze e hanno iniziato a deportare simpaticamente i migranti portandoli nel niente di Taranto, per poi emanare provvedimenti giudiziari contro gran parte dei loro solidali e complici. Qualcuno di questi si è trovato, per motivi di dovere e piacere a dover violare i fogli di via ricevuti, e ora ne sta pagando le conseguenze giudiziarie.

Nel mio caso, il vigile occhio delle forze dell’ordine non si è perso la mia partecipazione alla Marcia della pace. Mi scuso, ma mi sembrava fosse più socialmente pericoloso lasciare gli scouttini da soli. L’idea di farmi da uno a sei mesi di carcere al Bassone non mi attira anche se forse potrebbe essere un’esperienza interessante, per quanto sconsigliabile a chiunque.

In ogni caso, ho deciso di fare ricorso, ed è per questo che siamo qui oggi.

Colpevole del nulla, Jacopo ha dunque avviato le procedure legali, e lunedì mattina è stata stabilita con la prima udienza la data dell’istruttoria, fissata per il 24 giugno.
Fino ad allora, la campagna Difendi la solidarietà non si ferma, così come la lotta alle politiche sempre più razziste del governo.

[Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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