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Uno sprazzo di gioia per Yusupha Ceesay

C’è un luogo a Como dove l’impegno per la legalità si sposa con la Costituzione. E’ l’osservatorio legale per i diritti dei migranti ed è bello sapere che la notizia della concessione del permesso di soggiorno a Yusupha Ceesay sia arrivata al ragazzo nigeriano proprio in quel luogo. Amanda Cooney che per ecoinformazioni ha seguito l’intera vicenda, traccia una sintesi della vicenda dalle condanne sommarie alla totale assoluzione, riportando alcune delle vergognose affermazioni comparse sui media locali e nazionali per arrivare all’impegno per la giustizia della “Bella Como” e infine al lieto fine. Finalmente.

Il 5 giugno 2018 due autisti Asf sono le vittime di un pestaggio di gruppo di africani subsahariani su un autobus di linea in Piazza Vittoria, Como. La polizia arresta subito due nigeriani che sono scappati via, e un’ora dopo vanno ai giardini a lago e arrestano due gambiani, Yusupha Ceesay e Salifu Camara.

“Riempiti di botte da un gruppo di stranieri. La colpa dei due autisti? Aver chiesto i biglietti! Roba da matti». (Salvini – 6 giugno 2018)
“Domani sarò a Como, dove sono stati aggrediti due autisti da alcuni stranieri, non solo per solidarietà ma per dimostrare con azioni concrete tutta la nostra fermezza». (Salvini – 7 giugno 2018)

“Farò in modo che almeno uno di questi soggetti venga espulso in modo che i comaschi non debbano vederlo più in giro. A Como illustrerò anche alcune novità che stiamo studiando dal punto di vista normativo. Non mi sembra giusto che chi arriva nel mio Paese chiedendo sicurezza agisca in questo modo.” (8 giugno 2018)

“Yusupha non ha spaccato. Yusupha non c’era.” (Dichiarazioni spontanei di una dei imputati nigeriani durante l’udienza del 21 giugno 2018)

Il 2 luglio il Giudice trova tutti e quattro gli imputati colpevoli delle accuse. Un imputato nigeriano che aveva chiesto il rito abbreviato viene condannato a quattordici mesi di prigione, con lo sconto di un terzo, mentre gli altri tre, giudicati con il rito ordinario sono condannati a ventuno mesi. Per tutti e quattro la richiesta del pubblico ministero è più che raddoppiata rispetto alla pena base prevedibile a causa delle innumerevoli aggravanti contestate, come resistenza, interruzione di pubblico servizio, ecc. Ulteriormente, il giudice ordina la trasmissione degli atti degli interrogatori di due testimoni chiamati dalla difesa, alla Procura della Repubblica, perché venga rilevato se ci possano essere gli estremi del reato di falsa testimonianza.

“Spero che buttino via le chiavi.”
“Dovrebbero marcire in prigione, ma a casa loro”.
“Ben fatto Salvini. Ora avanti così”.
“Non nelle nostre prigioni ma fuori dall’Italia, a casa loro. Fanno la bella vita nelle nostre prigioni – vitto, alloggio, una diaria, luce, gas, niente affitto…via, mandiamoli a casa loro”. (Commenti su fb locale)

“Per due dei quattro condannati (i due ragazzi del Gambia), mancano completamente le evidenze che potessero anche solo essere sull’autobus, a parte il riconoscimento effettuato dai due autisti, contraddetto per altro da due testimonianze e dalle dichiarazioni degli altri due ragazzi (i nigeriani) che invece hanno ammesso di essere stati presenti. Chissà come mai i due gambiani non appaiono mai nel filmato della telecamera di sicurezza o nelle foto scattate da uno dei due autisti. Sulle modalità della descrizione, del riconoscimento e del fermo poi, stendiamo un velo pietoso, tanto è tutto a verbale. Uno dei due arrivava da Blevio in bicicletta e a Blevio sarebbe tornato in serata, perché mai avrebbe dovuto essere in via Milano sull’autobus 11, chiunque sia di Como sa che la cosa non avrebbe senso. Qualsiasi cittadino Italiano, al posto dei due ragazzi gambiani, stamattina sarebbe stato assolto per non aver commesso il fatto e non si sarebbe fatto neppure un giorno del mese di carcere preventivo già scontato, dall’inizio di giugno. Ma tanto cosa importa della giustizia, sono solo due ne*ri, la condanna se la meriterebbero comunque. Mah… A proposito…i due autisti…giudicati guaribili in 5 giorni…deve essere stato un vero e proprio pestaggio a calci e pugni, come i due hanno dichiarato a margine della carnevalata con Salvini “il Capitano”. Mah… Dopo cotanta visita, bisognava finire il lavoro, bisognava dare l’esempio, non si poteva ammettere di aver commesso alcun errore nella fretta di dare un volto ai colpevoli. Fermati oltre un’ora dopo ai giardini a lago solo perchè uno indossava una maglietta gialla e l’altro un cappellino nero, nient’altro. Complimenti al Giudice, davvero un bel lavoro…povera Italia.” (Commento di Alessandro D’Amico su FB pagina La Provincia di Como – 2 luglio 2018)


“Como è quel posto dove tanti per il quieto vivere e il vogliamoci tutti bene (un ‘ci’ esclusivo) il contrario della ‘giustizia’ and ‘the right fecking thing’ è più che accettabile. Tanto dobbiamo tutti (beh….non proprio tutti..) vivere qua, vero?” (Commento mio sulla pagina fb di La Provincia 3 luglio 2018)

“Formalmente è una decisione che è impossibile non condividere vista la gravità dei fatti e confido che questa faccia riflettere non solo sulla sentenza ma anche su quanto episodi del genere facciano male all’intera città.” (Il Sindaco Landriscina intervistato da La Provincia il 3 luglio 2018)

“Meno male, sono molto contenta che la giustizia abbia fatto il suo percorso. Servono punizioni esemplari per chi si permette di compiere atti cosí violenti sui cittadini o su i nostri autisti che stavano facendo il proprio lavoro. Spero – eventualmente – che le persone non in regola vengano espulsi al più presto.” (La vice sindaca Alessandra Locatelli in La Provincia, 3 luglio 2018],


“Devo dire che un mio collega, che per caso ha assistito al dibattimento, già aveva avuto modo di dirmi che qualcosa di quel processo non gli era piaciuto. La cosa più brutta è vedere inaspettatamente la non concessione della sospensione condizionale della pena quando, a pari condizioni, l’avresti concessa. Temo che in questa vicenda sia prevalsa l’emotività, ma il giudice è tale quando si muove senza pregiudizio e con saggezza. Un giudice deve avere qualità che gli altri non possono avere e deve sapersi muovere senza farsi influenzare.” (Roberto Rallo – avvocato del foro di Como e membro di una passata giunta comunale di destra in un’intervista a La Provincia, 4 luglio 2018)

“Attendiamo le motivazioni, ma sicuramente impugnerò. Sul riconoscimento del mio assistito ci sono enormi dubbi. Nel dossier gli unici che indossavano in fotografia una maglietta corrispondente alla descrizione data dai due autisti erano i nostri assistiti. Inoltre non si può considerare una prova il riconoscimento fatto in aula: il codice prevede ben altre modalità. I testi della difesa non avevano alcun motivo per mentire.”
(Simona Luzzi, l’avvocato di Yusupha Ceesay, intervistata in La Provincia di Como 4 luglio 2018)

“Nelle immagini si vede un uomo con indosso una maglia gialla ma, per quello che è dato capire, si tratterebbe di un altro aggressore che sarebbe riuscito a dileguarsi. La circostanza che nelle immagini non si veda il Ceesay di per sé non esclude certamente la sua presenza sul bus in quanto le immagini non immortalano l’aggressione, così come non immortalano tutte le persone presenti.”
(Le motivazioni per la condanna di Yusupha Ceesay del giudice della prima udienza – La Provincia il 25 luglio 2018)

Il 30 luglio una trentina di persone protestano l’incarcerazione di Yusupha Ceesay indossando le maglie gialle in Piazza Vittoria.

“Ci siamo ritrovati non come ComoAccoglie ma come liberi cittadini per esprimere solidarietà a Yusupha Ceesay in carcere da 55 giorni e Salifa Camara ora agli arresti domiciliari dopo 49 giorni di carcere, e riportare l’ attenzione su questa assurda e kafkiana vicenda.
 La foto scattata verrà inviata in carcere a Yusupha per fargli sentire la nostra vicinanza e fargli sapere che non lo dimentichiamo. La storia ormai è nota: sulla base di una maglietta gialla, fatalmente dello stesso colore di quella indossata da uno degli aggressori, Yusupha venne identificato e arrestato per l’aggressione sull’autobus ai danni di due autisti mentre per Salifa Camara fatale fu l’indossare un cappellino grigio.” (Comunicato mandato a CiaoComo da ComoAccoglie 30 luglio 2018)

“Dovrebbero essere processati per l’istigazione a delinquere.” (Un comunicato di Como ai Comaschi a CiaoComo riguarda i manifestanti per Yusupha il 31 luglio 2018).

Yusupha Ceesay e Salifu Camara sono dichiarati innocenti il 29 novembre 2018 dalla Corte d’Appello di Milano per il pestaggio dei due autisti a Como il 5 giugno 2018.
Durante l’udienza, Yusupha indossava la maglia gialla in cui è stato arrestato.

“Questa maglietta gialla me la ricorderò per sempre. Non posso buttarla: è parte di me.” (Yusupha Ceesay intervistato in La Provincia il 30 novembre 2018)

“Siamo ovviamente molto soddisfati della sentenza e, soprattutto della richiesta di assoluzione dello stesso procuratore generale.” (Gli avvocati degli imputati).

“Su di lui accuse ingiuste, eppure si è integrato.” (Il Tribunale che ha accolto il ricorso di Yusupha Ceesay contro la risposta negativa della Commissione di Genova, condocendogli l’asilo politico per “gravi motivi umanitari”.)

“Ceesay ha patito l’arresto, la reclusione e una condanna per fatti cui era del tutto estraneo. Circostanze di per sé traumatiche e che hanno, tra l’altro, bruscamente interrotto il suo processo di integrazione.” (Le motivazioni del decreto)

“Yusupha, ma come ti senti adesso che hai vinto il ricorso?”
“Sono felicissimo in questo momento. Cerco di non pensare troppo. Sono felicissimo anche per te. Per il tuo sostegno. Grazie, mamma*.” (Yusupha Ceesay il 24 aprile 2019). *Chiamare una donna di una certa età ‘mamma’ è un segno di rispetto in Africa.

L’ultimo capitolo (personale):
Sono alle prese con la traduzione di un articolo da un giornale nigeriano che un richiedente asilo ha portato come prova da mostrare alla Commissione. Dall’inglese all’italiano. Mi maledico per essermi offerta di tradurlo subito. Il mio italiano non è all’altezza del compito. Leggo, controllo praticamente ogni parola su Wordreference: è un processo lungo. Laborioso. Noioso. Tutti gli altri sono spariti per una pausa da sigaretta nel cortiletto antistante l’Osservatorio Legale. Sospiro. Un ragazzo alto e sicuro di sé entra nella stanza e con modi gentili ed affabili incomincia a parlare con me. Ho poca voglia di parlare, presa come sono con una traduzione difficile. Gli spiego che gli altri rientreranno presto se ha bisogno di chiedere un’informazione. Cerco di ritornare alla mia traduzione. Si siede davanti a me e va avanti con la conversazione nonostante i miei studiati tentativi di ignorarlo. Lo guardo. Noto un badge con scritto ‘Freedom for Biafra’ (o uno slogan simile). Incomincia a spiegarmi che la sua gente sta morendo e che il mondo deve saperlo. Gli rispondo con tutta la mia conoscenza sulla storia del Biafra (praticamente inesistente), accenno alla carestia negli anni 70. Lui spiega che la loro è una lotta per la libertà, l’indipendenza. Sembra un discorso ben preparato. Mi elenca una serie di paesi che lottano per la libertà – l’Ucraina, ecc ecc. Lo interrompo. ‘Sono di origini irlandesi. So cosa significa la lotta per la libertà.’ Lui annuisce e ripete che il mondo deve sapere delle sofferenze della sua gente.’ Un senso di assuefazione, perdita di compassione, cinicismo o realismo mi spinge a dire ‘Al mondo non importa molto purtroppo. Il mondo è troppo preso con i propri problemi.’ La nostra conversazione procede. Arriva la signora Luciana e lui le chiede l’informazione per cui era venuto all’Osservatorio. Arriva anche Georgia e mi chiede di scrivere un curriculum per lui. Ci mettiamo in un angolo della stanza. E mi trovo di nuovo a scrivere nel mio italiano scritto ‘stentato’ ma la cosa mi appassiona perchè il ragazzo è in gamba e gentile e la sua storia è affascinante. Noto che sta mangiando qualcosa di strano.
‘Cosa mangi?’ gli chiedo. Mi offre un pezzo di quello che sembra una grande noce con dentro dei granelli. Mi dimostra che bisogna prendere un granello e metterlo in bocca. Lo provo. Non sono convinta. Non sa di niente. ‘Devi morderlo, masticarlo’. Il momento che lo addento, si sprigiona un aroma piccante e pepato mai sentito prima che cresce di intensità. Riscaldante, nuovo e piacevolmente strano.
Nel frattempo, la stanza si è riempita con gli avvocati ed i mediatori culturali. Ad un tratto Valeria, uno degli avvocati, che è al telefono, dice qualcosa in un modo concitato a Georgia. È qualcosa su Yusupha. Cerco di cogliere quanto sta dicendo. ‘Yusupha ha avuto un si dalla Commissione!’ ‘Un si, un si! Dov’è Yusupha?? È fuori….e fuori’
Si precipitano a dare la buona notizia a Yusupha. Valeria lo tiene per le braccia e gli spiega che la commissione ha accettato il suo ricorso e che avrà un permesso per due anni. Yusupha sembra incredulo. Inizialmente non si rende conto di questo risultato positivo. Poi, ad un tratto il suo viso si apre in un luminoso sorriso, un misto di sollievo e di gioia. Tutti noi, a turno lo abbracciamo. Il ragazzo del Biafra si alza e gli da la mano, si battono reciprocamente il petto in segno di rispetto e di cuore. Yusupha rimane in piedi. Incredulo. Sempre più incredulo. Con un sorriso ebete stampato sul viso. La stanza si è riempita di gioia. Ogni tanto c’è un po’ di gioia in questa stanza che gronda di umani ed umanità. The End. [Amanda Cooney per ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 25 Aprile 2019 da in diritti, immigrazione con tag , .

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