Il discorso di Luigi Nessi/ Antifascismo e diritti

Davanti a oltre un migliaio di persone, presso il Monumento alla Resistenza Europea, si è svolta il 25 aprile a Como la celebrazione della Festa della Liberazione. On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video.

Qui di seguito il testo del discorso di Luigino Nessi che ha parlato dal palco in nome dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. Al termine del suo discorso Luigino Nessi ha consegnato al sindaco di Como, Mario Landriscina, il testo della petizione nazionale rivolta a tutti i sindaci per il soddisfacimento del diritto dei richiedenti asilo all’iscrizione nelle liste dell’anagrafe.


«Cittadine e cittadini,autorità civili, militari e religiose, grazie di partecipare a questa celebrazione. Mi chiedo perché io, perché a me l’onore e l’onere di essere su questo palco, in questa data.Io sono nato, come tanti di voi, a guerra terminata; il primo anno dopo il 1945, quando per l’Italia iniziava una nuova vita. Quindi consideratemi uno di Voi, a cui l’ANPI ha dato questo compito gravoso e importante.

Io, la Resistenza ho avuto la fortuna di conoscerla, di apprezzarla e di amarla, attraverso i racconti di tante persone, che ora piano piano, con tanta umiltà, stanno scomparendo; l’ ho conosciuta leggendo i libri di Pavese, di Fenoglio, di Giorgio Bocca; l’ho conosciuta vedendo i film; c’è stato nel dopoguerra e negli anni ’60, una intensa produzione di film che raccontava quegli anni, tra cui tanti capolavori; penso che tutti conosciate “Roma città aperta”, “Paisà” e tanti e tanti ancora che andrebbero riproposti nelle scuole, agli studenti di oggi. Quelli sono stati i film e libri della nostra giovinezza, che ci hanno avvicinato alla conoscenza di questo periodo che ci affascinava.
Questo luogo, questo monumento, queste pietre, queste scritte tratte dalle lettere di tanti giovani martiridella Resistenza Europea ci devono far riflettere. Questo luogo merita – e lo dico alle autorità cittadine presenti – di essere conservato e restaurato, segnalato, che diventi il centro della
coscienza di questa città. Così come sognava e avrebbe voluto RenzoPigni, un nostro Sindaco che oggi non è più con noi, che ci guarda da lassù e che
qui ha dato sempre lezioni di vita raccontando i suoi ideali, a tanti giovani.
Invece, pensate, un nostro parlamentare che in Europa ha un incarico notevole, qualche tempo fa, ha detto- poi si è corretto e ha chiesto scusa – che al tempo di Mussolini, il “fascismo non è stato un brutto periodo”, anzi! D’altra parte in altri luoghi di questo nostro paese si erigono monumenti a criminali di guerra, si veda il caso di Affile, o molto
più vicino a noi, nell’Erbese si intitola una via ad un ascaro, un’etiope che si era venduto agli occupanti e lo si fa con tanto di rievocazione storica, esaltando le guerre coloniali, una vergogna! Fu quello purtroppo il periodo in cui sono state emanate le leggi razziali, una delle più grandi vergogne della nostra storia, sono state proibite le libere associazioni, c’è stata la
guerra coloniale in Africa alla conquista di “un posto al sole”, combattuta con l’uso di gas e che ha ucciso migliaia di uomini e donne, è stata annullata la libertà di stampa, sono stati aboliti i sindacati dei lavoratori, è stata annullata la libertà di pensiero e chi non era d’accordo veniva eliminato . . . penso a Matteotti, a Don Minzoni, ai fratelli Rosselli, a
Gramsci e a tanti altri. Ci siamo alleati con i nazisti, si sono fatti morire in tante parti d’Europa e in Russia tantissimi dei nostri giovani, seguendo le idee di conquista dell’ alleato che il fascismo aveva scelto, la Germania.
Guerra, fame, morte, città e paesi distrutti. Poi l’armistizio e l’8 settembre, con il Re che scappa a Brindisi lasciando il nostro Paese e i nostri soldati allo sbaraglio. Fascisti e tedeschi commisero il grosso errore di pensare che le forze armate italiane non esistessero più. Che nessuno in questo paese
volesse più combattere. Lì nacque una parte importante della Resistenza in comunione con le organizzazioni politiche antifasciste, comuniste,
socialiste, cattoliche e liberali con l’obiettivo di respingere gli invasori, scardinare il fascismo e riportare la democrazia.
Come disse Pietro Calamandrei: “era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere uomini, di morire da uomini per vivere da uomini”. Infatti
gli italiani decidono di resistere, si cercano e si radunano sulle montagne; non è una cosa improvvisata; quei pochi all’inizio, che poi diventeranno tanti, sono la conseguenza di radici profonde nate e cresciute nelle fabbriche, nelle università, nelle prigioni, nei campi,tra i fuoriusciti, nei paesi, nelle parrocchie.Da pochi a tanti, una resistenza, una guerra di popolo; operai, contadini, studenti, uomini e donne;Pensate alla donne staffette partigiane; poi tanti giovani, tanti giovani. Tanta gente di tante idee diverse, tutte tese a liberare il paese dai nazisti e dalle truppe che Mussolini ha riorganizzato nella sua Repubblica Sociale. La gente
che aiuta i partigiani, gli scioperi delle fabbriche, i giovani che corrono in montagna. Comunisti, socialisti, cattolici, quelli di Giustizia e libertà, liberali e monarchici. Tutti insieme, uniti da un unico ideale.
Oso dire una lotta di libertà, e nonostante i tanti fatti che ora è difficile interpretare, e su cui occorre riflettere, dico una lotta senza odio.
Non dico di Dossetti, che fece la resistenza senza fucile, ma di Ermanno Gorrieri che sarà poi un Ministro del lavoro e disse “noi cercavamo di non
fare stragi inutili e fare morti inutili, ma di combattere senza odiare”.
Dico senza odio, pensando a quanto tedeschi e repubblichini compiono in quegli anni.
Vi invito a capire la resistenza, visitando Napoli, le sue strade protagoniste delle memorabili quattrogiornate, dico di andare a visitare le Fosse Ardeatine a Roma, oltre 300 persone trucidate, di recarvi a Fossoli, un campo di concentramento da cui passavano gli ebrei e gli antifascisti, prima di essere inoltrati nei campi di sterminio al Nord, di visitare Marzabotto, le mura delle chiese di Montesole, di salire a Sant’Anna di Stazzema, di
andare a Boves, alla Risiera di San Sabba, di visitare quel cascinale vicino a Reggio Emilia, che è la casa dei sette fratelli Cervi, e di pensare anche ai nostri soldati trucidati a Cefalonia. Tutte queste cattedrali laiche, dove c’è il sangue di tanti martiri, morti sognando una Italia libera e
nuova.
Vi invito anche a percorre anche i luoghi della nostra città, conoscere le sue lapidi, conoscere quelle del cimitero monumentale, dove ci sono i nomi degli operai deportati nei campi di concentramento a morire, operai protagonisti, come lo sono stati in tutti Italia, con gli scioperi del ’44.
Vi invito, quando passate dalla sede della Prefettura o davanti alla palestra Mariani a pensare a quante persone sono state torturate da Saletta, un nome che a Como ha rappresentato il terrore e che ora a ReggioCalabria stanno tentando di riabilitare, e di sostare sempre davanti a questo monumento, di amarlo.
E guardando il nostro Lago ricordatevi che qui si pose fine al regime fascista. C’è una storia che mi ha sempre colpito e che è giusto ricordare, quella del comandante partigiano Enrico Caronti, nato a Blevio, di fronte a noi, torturato e poi ucciso, perché non ha parlato, così come é giusto ricordare Teresio Olivelli, i sei giovani martiri di Cima di Porlezza tra
cui Livia Bianchi, medaglia d’oro alla memoria, come l’altra medaglia d’oro, quella di Giancarlo Puecher, cattolico, uno dei primi martiri della guerra di Liberazione. E tanti altri che per ragioni di tempo non posso citare. Come vedete anche la nostra città ha avuto i suoi martiri che, con il loro sacrificio, ci hanno ridato la libertà.
E qui mi permetto di chiedere al Sindaco che il prossimo anno, quando si ricorderà il 75esimo della Liberazione, la città dedichi una via o una piazza a Michele Moretti, abbondino d’Oro nel 1993; pensate fu uno dei protagonisti della esecuzione di Mussolini, in nome del popolo italiano; avrebbe potuto pretendere chissà cosa, allora; ritornò a lavorare alla Pessina, fu protagonista degli scioperi del 54 e venne licenziato; tornò umilmente a fare l’artigiano.
La Resistenza è stata anche principio di democrazia; ho già accennato alle numerose idee che erano rappresentate nelle divisioni partigiane; Democrazia come forma di governo possibile e parità di diritti di
tutte le classi e le estrazioni sociali. Basti pensare alle Repubbliche Partigiane della Val d’Ossola, di Alba, di Montefiorino. Non durarono tanto queste esperienze di libertà, di gestione e di amministrazione condivisa, ma furono la base per quello che sarà poi la Costituzione.
È infatti dalla Resistenza, dai suoi uomini, che è nata poi la Repubblica e la nostra Costituzione. Se mi permettete il paragone, quasi un Vangelo laico che tante volte dimentichiamo.
Costituzione che dice diritto al lavoro per tutti e a un giusto salario, che dice solidarietà e accoglienza, che dice unità e non divisione tra regioni ricche e povere, che dice che chi ha deve pagare più tasse per condividere con chi non ha, che dice niente guerre e niente fabbriche di armi, che dice libertà di religione, che dice diritti e doveri, che dice che lo straniero ha
diritto di asilo.
Pensando oggi alla Resistenza cosa possiamo dire: tradita, esaurita, incompiuta?Già Pier Amato Perretta si chiedeva: “Questa tremenda esperienza avrà giovato a qualcosa? S’impone una rieducazione profonda e costante, altrimenti nemmeno questa lezione servirà”.
Ricordiamoci che la memoria è essenziale per continuare ad andare avanti. E Sandro Pertini che inaugurò il luogo dove ci troviamo oggi, riferendosi ai giovani disse “oggi la nuovaResistenza consiste nel difendere le posizioni che, permettetemi di dirlo, i vecchi hanno conquistato”.
Penso che l’impegno di ricordare la nostra storia deve essere quotidiano. Perché dalla Resistenza è nata questa nazione e questa nazione si è data delle regole di libertà e di solidarietà scritte nella Costituzione, regole che quotidianamente bisogna seguire e che davvero non sarebbe difficile seguire, come il caso attuale dell’iscrizione negli elenchi di residenza dimostra, ed è per questo che mi permetto di consegnare pubblicamente al sindaco della città di Como la petizione che già da qualche giorno viene
consegnata a molti sindaci d’Italia perché venga dappertutto garantita l’iscrizione dei richiedenti asilo nelle liste dei residenti.Come mi permetta signor Sindaco, visto che l’Anpi ha intitolato questa giornata “Nessuno escluso” di ricordarla che non è più possibile che ci siano persone senza dimora, sotto i portici delle ex chiese o in altri angoli della città.
Nessuno escluso quindi a tutti un tetto; la situazione nella nostra città é drammatica e va risolta con l’impegno di tutti.
Concludendo, invito a riflettere su questo, sull’oggi, a riflettere il 26 maggio quando dovremo scegliere come votare per l’Europa, io dico per una Europa di diritti e di pace, e il 2 Giugno, festa della Repubblica, rileggiamo e riflettiamo sulla nostra Costituzione.
Diamoci questi impegni, condividiamoli, spieghiamoli ai giovani, tramandiamo quello che gli anziani ci hanno raccontato; oggi però permettetemi di gridare forte: Viva la Resistenza, Viva la Repubblica,Viva
laCostituzione, Viva il 25 aprile e grazie ai suoi protagonisti sempre».
[Luigi Nessi, per il 25 aprile 2019]

Nella foto la busta contenente Il testo della petizione nazionale rivolta a tutti i sindaci per il soddisfacimento del diritto dei richiedenti asilo all’iscrizione nelle liste dell’anagrafe.

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