A proposito di Costituzione e famiglia: proviamo a rileggerla

In margine a una delle dichiarazioni della neoministra leghista della famiglia, la comasca Alessandra Locatelli.

Nelle primissime ore dopo la nomina, così ha risposto alle domande di Emanuele Caso di “Comozero”: «Lei cosa intende per famiglia? Quella sancita dalla Costituzione. Intende quella che la Lega ha sempre definito come “tradizionale”, giusto? La Costituzione è molto chiara sul concetto e sulla definizione di famiglia. Io mi attengo a quello.»

Può stupire il richiamo alla Costituzione da parte di un’esponente della Lega, quel partito che della Costituzione democratica e antifascista non rispetta quasi nulla…

E infatti. Proviamo a rileggere l’articolo 29 della Costituzione, quello che apre la triade dedicata alla «famiglia».

«La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.»
C’è scritto da qualche parte che la famiglia è costituita da un maschio e da una femmina? Che il matrimonio è il sacramento cristiano con quel nome?

Quindi: laddove la “famiglia” sia fondata su un matrimonio – cioè su una registrazione ufficiale e pubblica di un legame – è riconosciuta dalla Costituzione e deve essere fondata sull’eguaglianza dei coniugi (non è proprio detto di che genere).

Certo: chi ha scritto la Costituzione pensava a una coppia eterosessuale, ma – a differenza dei cattivi politici attuali – ha lavorato con tale intelligenza ed eleganza che la norma è aperta – senza necessità di modifiche – anche a una sua “naturale” evoluzione.

La Costituzione non aveva alcuna intenzione di “fermare la storia”. Nemmeno Alessandra Locatelli ci riuscirà. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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