Erba/ Niente via Airoldi, esultanza antifascista

A Erba non ci sarà nessuna via Alberto Airoldi. Viva l’antifascismo erbese. Nella mattinata di lunedì 15 luglio, Veronica Airoldi ha ritrattato: il passato fascista di suo nonno non si cancella con i meriti artistici. Poche ore dopo aver rischiato di precipitare nel baratro nero, Erba si scopre invece antifascista: più di duecento persone si radunano sotto al comune per ravvivare i valori della Resistenza e mostrare come la città di Puecher non tollera i fantasmi in camicia nera.

Una manifestazione molto riuscita, organizzata dall’Anpi di Monguzzo e dall’Anpi provinciale a cui hanno risposto numerosissime associazioni e sindacati, tra cui Como senza frontiere, Arci, Rifondazione comunista, Cgil, Cisl e Uil, Partito socialista, Mdp-Articolo 1, Sinistra italiana, Emergency, Libera, Circolo ambiente Ilaria Alpi, Pd, Movimento 5 stelle, ma anche singoli cittadini e cittadine, tra cui alcuni/e ex studenti delle scuole medie G. Puecher.

In una città come Erba, in cui le medie sono intitolate a un partigiano morto per mano fascista, non si poteva tollerare una via dedicata a un podestà. Alberto Airoldi, oltre ad aver aperto il teatro Licinium, è infatti coivolto molto strettamente col processo illegalmente istituito contro Puecher e altri due partigiani prigionieri a Como che sarebbero dovuti essere stati fucilati per rappresaglia a seguito della morte di un fascista, nel novembre ’43. Per preservare la propria immagine a Erba, Airoldi lasciò che venisse fucilato “solo” il forestiero Puecher.
Se ciò non bastasse, il nonno dell’attuale sindaca è stato anche complice dello sterminio degli ebrei dell’alta Brianza; ha infatti fatto stilare elenchi con nomi e cognomi di tutti gli ebrei ricoverati negli ospedali locali, per accelerare il processo di deportazione.

Nel corso del presidio dopo un’introduzione dello storico di Emilio Galli che ha elencato i misfatti compiuti da Alberto Airoldi ed il suo criminale attivismo contro antifascisti e ebrei si sono alternati al microfono diversi esponenti di realtà politiche locali, da Guglielmo Invernizzi, presidente dell’Anpi provinciale, a Federico Broggi e Angelo Orsenigo, del Pd, passando per Pasquale Rocca, del Partito socialista erbese, Emilio Russo dell’Mdp-Art.1 e Fabrizio Baggi dell’Osservatorio antifascista e del Prc.

Tra gli interventi maggiormente degni di nota risalta quello di Matteo Mandressi (Cgil), che ha sottolineato come non esistano fascisti buoni e che dunque la sola idea di cancellare le crudeltà di Airoldi coprendole con il suo essere uomo di cultura è inconcepibile. La Memoria, secondo Mandressi, dovrebbe servire proprio ad evitare aberrazioni simili e a costruire un’Italia migliore.
Al termine del suo intervento, concluso con il coro “Ora e sempre Resistenza!”, i presenti hanno intonato Bella Ciao, in uno dei momenti più intensi della serata.

Dopo l’intervento di Carini, Cisl, che ha invitato i sindacati a portare in fabbrica un’immagine libera e antifascista del Paese, Fabrizio Baggi, portavoce dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre,
Pierluigi Tavecchio, di Rifondazione comunista e Riccardo Cutaia, della Uil, hanno invece riflettuto sull’esistenza e sui rischi delle nuove forme di fascismo.
Tutti e tre, infatti, concordano nel dire che esiste ancora oggi una poltica che istiga all’odio contro gli altri e fonda il proprio successo sull’insicurezza e la paura, installando una vera e propria guerra tra poveri. Per Tavecchio e Baggi ci si può anche spingere a fare i nomi di chi cavalca l’instabilità sociale odierna: Matteo Salvini, il ministro degli interni, e la Lega.
Quello che però dimostrano serate come quella di Erba è che un’altra politica è possibile, ed è su quella che bisogna puntare, anche partendo dai tanti giovani che sono scesi in piazza per evitare che sulla cartina di Erba comparisse via Airoldi.

A chiudere la serata è stata Alessandra Ghirotti, di Anpi Monguzzo, che ha invitato gli oltre duecento partecipanti a non abbassare la guardia e scendere sempre in piazza per mantenere viva la Memoria antifascista e lottare contro xenofobia e razzismo.
Al termine del suo intervento, si è levato ancora una volta al cielo il canto di Bella ciao, con cui il presidio si è sciolto.

Ghirotti ha ragione, la lotta non si deve fermare.
A Monguzzo è stata intitolata una via a Ibrahim Alì, vendutosi al fascismo; in mare continuano a morire persone, mentre a Roma la solidarietà è criminalizzata. Sono solo alcuni degli elementi che dovrebbero allertare chi rifiuta fascismo e razzismo e che dovrebbero spingere veramente a proseguire, ora e sempre, la Resistenza. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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