Emilio Russo/ Tre grazie per la svolta politica

Una decente ecologia della discussione consiglierebbe una certa sobrietà non solo nei toni ma anche nella frequenza degli interventi. Tanto più che la rubrica degli argomenti – e delle emozioni – espressi dopo la conclusione della crisi di governo non sembra presentare vuoti così vistosi da richiedere integrazioni decisive.

C’è tuttavia un obbligo rimasto finora inevaso che sento – con tutta la modestia di cui sono capace – di assolvere: quello dei ringraziamenti ad alcuni dei protagonisti della svolta politica di questi giorni.

  • Grazie anzitutto al milione e quattrocentomila elettori che, un anno e mezzo fa, decisero coraggiosamente di scegliere Leu, sfidando la retorica del “voto utile” e non curandosi dell’anatema verso gli “scissionisti”, con una decisione che scavalcava anche i limiti della proposta: una certa improvvisazione, l’evidente verticismo delle candidature, la divaricazione strategica sottaciuta tra le diverse componenti dell’alleanza elettorale. Si deve a loro se il proposito fondamentale di garantire la presenza in parlamento di una pattuglia di rappresentanti di una sinistra diversa dal Pd allora “renziano” si è potuto realizzare. E se oggi, dopo mesi di silenzi dei media, di ostracismi nel campo del centrosinistra e di accuse ingenerose di avere provocato la sconfitta del Pd, quella piccola forza, scampata di poco alle forche caudine del quorum, è diventata l’ago della bilancia e il baricentro politico della nuova maggioranza di governo. A dimostrazione del affatto che, in una democrazia parlamentare, il “voto utile” è per lo più un espediente propagandistico e che anche le forze minori possono svolgere un ruolo importante nella definizione degli equilibri parlamentari. Sbaglia chi sostiene che l’apporto dei parlamentari di Leu -e la scelta di attribuire al segretario di ArticoloUno un importante ministero nel nuovo governo- derivi unicamente dalla necessità di garantire a Conte i numeri in Senato. In realtà, escludere questa parte della sinistra dalla nuova combinazione di governo sarebbe stato del tutto insensato: è la stessa che per prima  – molto prima dell’ascesa di Salvini – aveva indicato il pericolo di una rovinosa deriva di destra nel Paese e la corruzione dello spirito pubblico in atto, che aveva sollecitato un’iniziativa che evitasse la saldatura tra M5s e Lega mentre altri si trastullavano con i pop corn, che ha mantenuto un atteggiamento teso a distinguere tra le radici culturali e le posizioni dei due partner di governo,  e che, in occasione della crisi, si è spesa per evitare le elezioni anticipate e ha indicato la strada che poi è stata effettivamente percorsa. Non per spirito polemico ma per amore della verità, se si avvolge il nastro degli ultimi diciotto mesi, ci si rende conto facilmente che, a tenere questa linea di condotta siamo stati i soli. Salvo, ovviamente, manifestare – dopo valanghe di insulti (“cialtroni”), difese acritiche di scelte insostenibili come unico argomento contro il governo, campagne per minacciare scissioni nel caso di un dialogo con il M5s (#senzadime, difficile dimenticare), cambiare radicalmente opinione, lodevolmente anche se, da parte di qualcuno,  in modo piuttosto strumentale.
  • Grazie alle donne e agli uomini che, negli ultimi mesi, sono “scesi in campo” per manifestare la loro opposizione al governo e le loro preoccupazioni per le pulsioni autoritarie di Salvini. Si è trattato di un fronte vasto, protagonista di una miriade di gesti di “resistenza civile”, dai sindacati al’ Anp, dall’Arci al movimento delle donne, nel quale – bisogna riconoscerlo- questa volta ha svolto un ruolo decisivo il mondo cattolico, da Famiglia Cristiana ad Avvenire, dalle Caritas diocesane a numerosi ordini religiosi, non escluse le monache di clausura. Poi ci sono stati i cittadini scesi in strada per contestare le “adunate oceaniche” salviniane in ogni piazza d’Italia. Guai a sottovalutare l’apporto della mobilitazione “dal basso”, che è stata invece decisiva per spezzare il clima plebiscitario che si andava diffondendo nel Paese, mostrando l’esistenza di un’area vasta di dissenso che ha contribuito a impedire l’identificazione tra il capo e il popolo, il centro di ogni populismo. Un contributo prezioso, indispensabile in una società come quella italiana in cui la diffusione del consenso spesso ha l’andamento di una valanga, segue i meccanismi del contagio, si sostanzia dell’idea che “se tutti gli altri la pensano così, allora anch’io…”. E invece, grazie ai movimenti, si è capito che “ non tutti…”, e la dinamica plebiscitaria, rafforzata da un uso arrogante del potere, ha subito un duro colpo. Grazie.
  • Grazie ai gruppi parlamentari di Leu, diciamolo, alla loro tenuta e alla coerenza delle loro scelte. E grazie alle personalità e ai partiti che vi sono rappresentati. La crisi di governo ha prodotto ciò che mesi di discussioni, di contrasti e di frustrazioni (come quelle conseguenti al voto europeo e all’indebolimento organizzativo) non erano stati in grado di realizzare. La sinistra a sinistra del Pd si è assunta il merito – e ha mostrato il coraggio – di trasformare la resistenza, l’opposizione, in una proposta di alternativa. Si è lasciata alle spalle qualsiasi forma di settarismo, non si è sottratta alle proprie responsabilità, non solo per impedire un aggravamento della crisi democratica ma anche per essere parte di un coraggioso esperimento di governo. Certo, non siamo fuori dal tunnel e c’è ancora un sacco di strada da fare. Abbiamo capito, però, che dobbiamo partire da qui. [Emilio Russo]

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