A scuola di libertà

Mai prima si era parlato tanto della scuola, della sua centralità, del suo ruolo decisivo, non solo per l’acquisizione di saperi, ma anche per la possibilità stessa che essi, socialmente sviluppati, costruiscano la scuola della Costituzione. Persino la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina che pure è la responsabile della mancata assunzione di decine di migliaia di docenti e di averli costretti, in piena pandemia, a fare un concorso tanto inutile quanto pericoloso (subito fortunatamente bloccato), intervistata da Rainews24, ha chiarito che la scuola è molto di più che un luogo di semplice apprendimento.

Bene, è un passo avanti, se lo capisce anche Azzolina che continua (persino nella stesa intervista) a chiamare «utenti» gli abitanti della scuola e non ha saputo occuparsi d’altro, in piena pandemia, di banchi monoposto spiegandoci quotidianamente l’unica cosa che tutti sapevano già: la dad non è paragonabile alla didattica in presenza. Certo può darsi che per alcuni l’interesse alla scuola sia solo strumentale alla necessità di poter più facilmente deportare a lavori non vitali milioni di persone a cui va riconosciuto (almeno) il diritto a “parcheggiare” i figli a scuola, ma a furia di sentirlo dire che la scuola è indispensabile cominciano a crederci anche i più refrattari. Potrebbe anche aprirsi, grazie al covid, una stagione di invenzione di una scuola radicalmente diversa da quella precedente (anche in presenza) che, nonostante le tante miserie, ha visto sempre pullulare infiniti attivismi culturali e straordinarie capacità relazionali di persone dedite alla formazione che vilipese dalla maggioranza della società, oppresse dalle norme del burocratismo più folle, del dirigismo più surreale, dell’aziendalismo più anacronistico e impoveriti da stipendi da pària, hanno continuato e continuano ogni giorno (persino via web) a sviluppare sensate esperienze, a costruire la scuola vera che è bene ricordarlo non è cosa di studenti, famiglie e lavoratori del settore, ma è centrale perché è dell’intera società e la innova, non è futuro (come dice Azzolina e non solo lei) relegando la vita di chi la abita per anni alla transitorietà (purgatorio) di un periodo addestrativo, ma presente, memoria e futuro insieme. Per questo percorso di “rinascimento” che forse sta per iniziare pensiamo che ogni contributo che possa mettere a disposizione strumenti di analisi e proposte sia prezioso. Anche il considerevole patrimonio costituito dalla rivista edita a Como école dell’associazione Idee per l’educazione, che ora è nuovamente disponibile in uno dei blog di ecoinformazioni, può servire. Si tratta di un sito complesso (inattivo per cinque anni) che si apre con il manifesto di école, nella quale ad ogni parola corrisponde un blog tematico. Buona navigazione. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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