Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 07

La caduta del fascismo, la ricostruzione delle istituzioni democratiche e il riconoscimento delle principali libertà segnano la rinascita del sindacato. Nel giugno del ’44, in una Roma ormai vicinissima alla sua liberazione, nasce la CGIL, ideale prosecuzione della CGdL nata agli inizi del secolo e poi sciolta dai fascisti. Tra i firmatari del Patto di Roma, insieme al socialista Buozzi e al cattolico Grandi, c’è Giuseppe Di Vittorio.

A differenza dei primi due che venivano dal mondo della fabbrica, Di Vittorio è un bracciante agricolo che ha iniziato a lavorare fin da bambino nei possedimenti terrieri dei grandi proprietari di Cerignola. Privato della scuola, coltiva comunque una grande passione per l’istruzione, che gli permette fin da adolescente di prendere coscienza dei propri diritti e di quelli degli altri lavoratori. Comincia così a svolgere attività sindacale, divenendo ben presto un riferimento per tutto il territorio pugliese, ed inserendosi all’ interno dei movimenti sindacali dell’epoca. Al termine della grande guerra si avvicina al PSI e nel ’21 viene eletto deputato. Tre anni dopo aderirà al PCdI. Con lo scioglimento delle organizzazioni sindacali e partitiche di opposizione e l’istituzione del Tribunale Speciale, viene condannato al carcere ma riesce a fuggire dall’Italia nel ’25. Comincia un viaggio che lo vedrà prima in Francia, poi in URSS, poi in Spagna a fianco dei combattenti nella guerra civile, poi di nuovo nel paese transalpino. Punto di riferimento non solo per i comunisti, in quegli anni manifesta la propria contrarietà alle tesi dell’Internazionale contro ogni forma di collaborazione tra comunisti e socialisti. Nel ’46 fu eletto all’Assemblea Costituente. Guiderà la CGIL con autorevolezza negli anni delicati e turbolenti del dopoguerra (sono gli anni in cui al Viminale siede il democristiano Scelba), contribuendo a radicare il sindacato tra le lavoratrici e i lavoratori, e attraversando due scissioni che sancirono la nascita della CISL e della UIL.

Nel frattempo manterrà un forte legame col suo partito, nonostante negli ultimi anni entrerà nuovamente in contrasto con la linea ufficiale in merito ai fatti di Ungheria del ’56. Morirà nel 1957 al termine di un comizio, ma la sua figura ed il suo percorso continueranno ad essere un punto di riferimento per il movimento sindacale di questo paese e per tutti i lavoratori. [Cristian Pardossi]

Guarda su RaiPlay “Pane e libertà” di Alberto Negrin dedicato alla vita di Giuseppe Di Vittorio, interpretato da Pierfrancesco Favino; musiche di Ennio Morricone

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