Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 09

Fondata da Antonio Gramsci nel ’24, l’Unità divenne l’organo di stampa del PCdI (nei primi due anni era stato “Il Comunista”) e poi del PCI, accompagnando la vita del partito fino al suo scioglimento e oltre.

Nel dopoguerra Togliatti ne fa un perno della costruzione del partito di massa: come ricorderà un suo storico direttore, il segretario comunista era solito ripetere “voi non dovete fare un giornale di propaganda. Il vostro modello deve essere Il Corriere della Sera, perché vogliamo fare della classe operaia la nuova classe dirigente, e la prima cosa che serve per divenire tali è il sapere, l’informazione. Per questo dovrà essere un giornale completo”. L’Unità diventa così – assieme all’organizzazione capillare sul territorio – un prezioso strumento di contatto tra il popolo comunista e la dirigenza del partito. Uno strumento di informazione, dibattito, conoscenza, approfondimento sulle vicende di tutto il mondo. E insieme un potente simbolo identitario: camminare con l’Unità in tasca diviene un modo per manifestare la propria appartenenza, individuale e collettiva.

Prova ne sia il fatto che fino ogni domenica migliaia di militanti in tutta Italia organizzano la diffusione casa per casa del giornale del partito. L’Unità diviene così l’occasione per ulteriori iniziative: dall’associazione “amici de l’Unità”, all’organizzazione delle Feste ad essa dedicate (di cui parlerò in un post specifico).Ma soprattutto fu una straordinaria scuola di giornalismo, uno spazio che ha ospitato nel corso dei decenni firme prestigiose del giornalismo e della cultura italiani.

Tra i direttori voglio ricordare Alfredo Reichlin.

Gappista nella Roma occupata dai nazisti, allievo di Togliatti e poi di Ingrao, fa la prima sua esperienza di direttore succedendo a quest’ultimo. Successivamente verrà inviato in Puglia a dirigere il partito regionale, dove consoliderà la sua attenzione alla questione meridionale. Tornato a Roma dirigerà nuovamente l’Unità fino agli inizi degli anni ’80. Rimarrà tra i massimi dirigenti del partito per tutta la stagione della segreteria di Berlinguer e parteciperà alla discussione sulla svolta della Bolognina, continuando fino alla sua morte (avvenuta nel 2017) ad essere una delle menti più lucide della sinistra italiana, invocando un “nuovo umanesimo” e distinguendosi nel tentativo di sensibilizzare i nuovi dirigenti sulla necessità di muovere una critica più decisa al potere dell’economia e di recuperare i concetti di politica come “storia in atto” e di “funzione nazionale” di un partito. [Cristian Pardossi]

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