Il comizio di Luciano Lama alla sapienza - febbraio 1977

Cristian Pardossi / 100 volte P.C.I. / 18

Il “lungo” decennio che va dal 1968 al 1980 racchiude un’intera sequenza: dal manifestarsi dei primi fermenti di cambiamento sociale al tentativo dei partiti – spesso non riuscito – di intercettarne domande e bisogni, fino alla degenerazione nella violenza neofascista prima e poi brigatista, alla crisi del sistema ed al conseguente fallimento di ogni tentativo di riformarlo.

Il PCI è attraversato da questa tensione come e più degli altri partiti, in primo luogo perché all’inizio fatica a comprendere la natura del movimento, in secondo luogo perché capisce che la contestazione non è rivolta solo ai partiti dell’area di governo, e infine perché compie forse più di tutti gli altri partiti lo sforzo di intercettarne le istanze e di ricondurne le risposte all’interno della dialettica democratica. Nonostante questi sforzi – che, come ricordavo in un precedente articolo, produssero un’apertura del Partito e un conseguente allargamento del consenso, registrato soprattutto nelle elezioni del ’75 e ’76 – una parte di quei movimenti scelse la strada della violenza.

E’ allora che il PCI avverte la necessità di approfondire i caratteri dell’estremismo e di mobilitare la sua organizzazione per tentare di isolarlo: per questo organizza alle Frattocchie un seminario nazionale sul tema e istituisce la “Sezione problemi dello Stato” – presieduta da Ugo Pecchioli – che avrà il compito di studiare i problemi legati al pericolo terrorista. Sarà lo stesso Pecchioli il primo a parlare di “terrorismo di sinistra”, rappresentando così la ferma condanna di tutto il Partito verso ogni forma di violenza, che come ribadirà Amendola non può essere comparata con la lotta armata condotta dai comunisti contro il nazifascismo.

Prova di questo atteggiamento fu non solo la reazione netta contro il concetto di “album di famiglia” evocato da Rossana Rossanda nel ’78, ma soprattutto l’atteggiamento che il PCI avrà di fronte all’inasprirsi della violenza, compreso il sostegno all’approvazione delle leggi sull’ordine pubblico e contro il terrorismo che furono promosse in quegli anni. La posizione intransigente del PCI e la sua contemporanea ricerca di nuovo equilibrio politico – il compromesso storico lanciato da Berlinguer – non solo costituiscono un solco profondo che lo separa da ogni formazione che giustifica il ricorso alla violenza, ma rendono lo stesso Partito (ed il sindacato ad esso più vicino) oggetto di violente contestazioni.

Non è un caso che nel febbraio ’77 un comizio del leader della CGIL Luciano Lama all’Università La Sapienza di Roma (organizzato insieme al PCI proprio nel tentativo di isolare le frange estreme del movimento) venga travolto dalle contestazioni che presto degenerano in violenza, al punto che il sindacalista è costretto ad abbandonare il palco mentre il servizio d’ordine viene aggredito da una sassaiola e il palco dato alle fiamme.

Passerà solo un anno da questo episodio – un anno segnato tragicamente da sequestri e fatti di sangue – e le BR sequestrano Aldo Moro: nel clima di forte preoccupazione che si crea nel paese, il PCI non solo sostiene dall’esterno (con il meccanismo della “non sfiducia”) il nuovo Governo democristiano che proprio in quei giorni si presenta alle Camere, ma durante i 55 giorni di confuse e ancor oggi parzialmente oscure ricerche del covo brigatista si pone – talvolta quasi da solo – in maniera intransigente contro qualsiasi ipotesi di trattativa con le BR per il rilascio del Presidente democristiano.

La morte dello statista avvenuta nel maggio dello stesso anno provocherà sdegno e indignazione in tutte le forze democratiche e spingerà il PCI a mobilitare la sua base contro ogni manifestazione di violenza, arrivando ad invocare il “diritto alla delazione” nei confronti di tutto ciò che destasse sospetti di terrorismo.

E’ in questo contesto che Guido Rossa, sindacalista della FIOM-CGIL iscritto al Partito segnala e successivamente denuncia un collega nel cui armadietto verranno trovati volantini delle BR e informazioni utili a compiere violenze. Per scongiurare il rischio di ritorsioni da parte dei brigatisti, il sindacato offre una scorta a Guido Rossa, ma ciò purtroppo non riuscirà ad evitare il suo assassinio pochi mesi dopo.

Tuttavia sarà proprio l’esempio ed il sacrifico di persone come Rossa – unito alla compattezza del sistema politico e dello Stato – ad isolare sempre di più i violenti e a segnare l’inizio della fine degli anni di piombo.

Nel frattempo, il sequestro ed il tragico epilogo della vicenda Moro segnano però anche la fine di ogni tentativo di superare lo schema di “conventio ad escludendum” uscito dal dopoguerra: la DC, morto il principale fautore di un dialogo con i comunisti, torna ad arroccarsi su posizioni ostili. Il PCI, provato da questi anni di grandi trasformazioni e dalla crisi ormai sempre più evidente dei paesi del socialismo reale, conclude il decennio con una preoccupante flessione elettorale (nelle elezioni del ’79 perde il 4%) e si incammina negli anni Ottanta alla ricerca di una nuova strategia politica. [Cristian Pardossi]

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