Regeni/ Silenzi e depistaggi

A 5 anni dall’assassinio di Giulio Regni, convinti che le vite e i diritti umani valgano più degli interessi economici, continuiamo a chiedere Verità e giustizia per Giulio e per tutti i Giulio e le Giulia che in quel paese ogni giorno difendono i diritti umani e per salvare la dignità del nostro paese e di chi lo governa.

Il 25 gennaio del 2016 alle 19.41 Giulio Regeni inviò dall’Egitto il suo ultimo sms. Quella sera iniziò il percorso di tortura che lo portò alla morte. Il ‪3 febbraio il suo cadavere fu trovato su una strada tra Il Cairo e Alessandria. Dopo cinque anni verità e giustizia sono ancora lontane, nonostante l’azione della Procura della Repubblica di Roma, che ha individuato un quadro di gravi responsabilità, come ha voluto ricordare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Il caso di Giulio Regeni è una questione grave per l’Italia e per l’intera Unione Europea. – Ha affermato Josep Borrell, intervenendo al Consiglio dei ministri degli Esteri -. Continuiamo ad esortare l’Egitto a cooperare in pieno con le autorità italiane sulle responsabilità, e affinché sia fatta giustizia. Siamo sodali con l’Italia e la famiglia Regeni nella richiesta di far piena luce. ».

La morte di Giulio Regeni e la vicenda di Patrick Zaki, lo studente egiziano dell’Università di Bologna in carcere preventivo al Cairo, da febbraio 2020, con l’accusa di propaganda sovversiva, sono due delle gravi e numerose violazioni dei diritti umani in Egitto. Le istituzioni italiane non si possono limitare a denunciarle e a chiedere collaborazione alle Istituzioni di un paese dove la tortura da parte di polizia e servizi segreti è pratica costante. Se davvero il nostro Paese vuole ottenere quanto richiesto dalla Procura generale di Roma, deve agire, richiamando l’ambasciatore e interrompendo le trattative in corso con l’Egitto per le forniture di sistemi militari. La vendita di armi e fregate militari all’Egitto viola anche la Legge 185/ 1990 che vieta l’esportazione di armi verso paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. Dal 1990 ad oggi i governi italiani hanno trasgredito in più di un’occasione al dettato di quella legge, sicuramente con Arabia Saudita, Israele ed Egitto, come hanno sostenuto i genitori di Giulio Regni, Claudio e Paola Deffendi, in un esposto-denuncia presentato recentemente contro il governo italiano. [Celeste Grossi, coordinatrice gruppo “Diritti umani, pace, disarmo, politiche internazionali”, Arci Lombardia]

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