19 febbraio/ Non possiamo più aspettare!

Venerdì 19 febbraio alle 18,30 si terrà a Milano, in piazza San Babila, una nuova iniziativa per sostenere la protesta dei e delle migranti contro la famigerata sanatoria, che ha costretto molte persone a continuare a vivere ai margine della società, quando la stessa legge poteva essere estesa, anche, per altre categorie lavorative.

La sanatoria voluta dall’ex ministra dell’agricoltura, già, in partenza è stata molto criticata, perché in una società democratica non si deve fare una sanatoria solo per regolarizzare i migranti che lavorano nei campi agricoli o che svolgono un lavoro domestico. Infatti, questo è considerato da tante associazioni e singoli cittadini e cittadine come un atto incivile e ipocrita di un paese democratico. Non possiamo permetterci di tornare ai tempi della schiavitù, né tanto meno di costringere le persone a vivere in condizioni disumane e sotto la soglia della povertà.
Tuttavia il numero delle persone che hanno presentato la domanda per la sanatoria è molto basso rispetto a quella registrata rispetto alla sanatoria precedente. Tanti e tante, migranti e non, lo considerano un flop: secondo un rapporto pubblicato dal Ministero dell’interno, a conclusione della regolarizzazione, su 207.542 domande presentate, l’85% ha riguardato il settore domestico (176.848), mentre solo il 15% ha riguardato il lavoro subordinato, ovvero l’agricoltura. Inoltre, l’ISTAT indica che nel settore domestico l’84% è costituito da donne e pertanto sarà interessante vedere quanto questa percentuale di genere sarà rispettata nella odierna regolarizzazione (fonte: Critica del diritto). Dunque molti/e migranti, soprattutto quelli che hanno fatto la richiesta secondo l’articolo 103 comma 1, stanno ancora aspettando di essere chiamati in prefettura. I tempi di attesa sono allungati, anche, per ottenere un permesso di soggiorno, il rinnovo del permesso di soggiorno o il ricongiungimento famigliare. L’urgenza di un cambio di rotta nella politica migratoria non può dipendere solo dalla sanatoria o dai decreti flussi, ma deve fare i conti con l’assenza di visti d’ingresso per ricerca di lavoro, i quali soli impedirebbero di affidare il destino delle persone alla lotteria dei decreti flussi o dalla sanatoria svincolerebbero gli aspiranti lavoratori stranieri dal potere assegnato esclusivamente al datore di lavoro, ponendoli in una condizione di parità con il lavoratore italiano, in ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione OIL n. 143/75 (ratificata con legge 158/81) ed infine, non ultimo ma anzi prioritario, sottrarrebbero le persone straniere all’inevitabile traffico di esseri umani.

«Non possiamo più aspettare» è il grido che molti migranti e italiani senza cittadinanza continuano ad urlare sperando che qualcuno li ascolti finalmente. Il nuovo governo insediato deve intervenire, sostenere e ascoltare le voce dei migranti che sono stati, troppo spesso, dimenticati o in alcuni casi, persino, derisi. Tanti bambini nati sul territorio italiano da genitori stranieri sono spesso definiti come «italiani di seconda generazione solo perché sono nati genitori stranieri» e non hanno ancora una cittadinanza italiana. Un bambino che nasce su territorio italiano deve avere gli stessi diritti per diventare un cittadino italiano, come avviene nel caso in cui un bambino è nato da genitori italiani.
Una società si costruisce con la partecipazione di tutti gli abitanti, e quando si esclude alcuni dall’avere una vita dignitosa e rispettosa si contribuisce solo ad indebolire il tessuto sociale, economico e democratico.

L’associazione TodoCambia, tra i promotori dell’iniziativa uniti in Non possiamo più aspettare Sanatoria 2020, invita tutti e tutte a partecipare e sostenere questa iniziativa che si terrà in piazza San Babila. Alle 17.00 una delegazione si recherà dal Prefetto per verificare la situazione delle pratiche e per consegnare una lettera speciale che poi sarà portata in piazza. Chi vuole può aspettare la delegazione di fronte alla prefettura in Corso Monforte 31. Alle 18.30 ci sarà un presidio con musica e canzoni, naturalmente con tutte le precauzioni necessarie per la sicurezza sanitaria. Inoltre si invitano anche altre città italiane a unirsi a questo grido di protesta per dire basta alla discriminazione burocratica nei confronti delle persone che hanno una sola colpa, quella di essere migranti o essere nati in un paese che non vuole attuare delle scelte coraggiose per cambiare il futuro delle nuove generazioni, che nutrono uno spirito di servizio per il bene della comunità e della nazione.



Per contattare gli organizzatori della campagna potete scrivere a: nonpossiamopiuaspettare@gmail.com

 [Musa Drammeh, ecoinformazioni; foto di copertina: ]

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