Prendiamo il caso di Como. Nel mese di febbraio, durante i miei spostamenti a piedi da casa a studio, circa due chilometri al giorno, ho preso nota dello “stato delle mascherine”. Quasi uno svago, un po’ singolare, lo ammetto, ma innocente. In totale i cittadini incontrati sono stati 2.716.

Ho diviso in due categorie quelli che sono risultati non proteggenti per gli altri: gli smascherati (89) e i fuori di naso (512). Le due categorie sono sommabili, come si sa. Quindi il totale dei giocherelloni è 601. Considerando che qui l’Rt nel mese ha oscillato intorno al valore 1 e cioè che ogni portatore del virus può trasmetterlo in media a un’altra persona, e considerando che l’incidenza media nel mese è oscillata intorno al 3 per mille, si può ritenere che i cittadini che ho incontrato, rientrati a casa, potrebbero aver portato il regalino a 0,6 persone. Potrebbero, perché in realtà, essendo gli incontri avvenuti all’aria aperta, e considerando che molti seguono le altre due raccomandazioni elementari (pulizia delle mani e niente assembramenti) arrischierei che il numero possa ridursi a 0,4. Però c’è ancora da considerare che alcuni vivono soli e quindi il numero scende ancora, diciamo a 0,3. Considerando altre variabili, come ad esempio il tempo di esposizione, è ragionevole scendere ancora, diciamo a 0,1. In definitiva solo uno su dieci degli incontri di febbraio ha conseguenza sulla salute. Ecco perché non dobbiamo preoccuparci. In fondo a febbraio è morta solo la decima parte di Giovanni. [Andrea Rosso, ecoinformazioni]

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