Saverio Ferrari/ Violenza privata fascista

Lunedì 18 ottobre inizia a Como  il processo al Veneto fronte skinheads  fecero un’irruzione squadristica contro Como senza frontiere. Al presidio democratico dalle 9,30 in via C. Battisti lunedì 18 ottobre interverrà Saverio Ferrari, storico e fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre. Anticipiamo alcune sue considerazioni.

«Dopo due rinvii per mancate notifiche, lunedì 18 ottobre, alle 9.30, prenderà finalmente il via al Tribunale di Como il processo agli aderenti al Veneto fronte skinheads che la sera del 28 novembre 2017, mentre era in corso una riunione del movimento Como Senza Frontiere, all’interno del Chiostrino di Santa Eufemia, in centro città, avevano obbligato, come recita la citazione a giudizio, «con violenza e minacce», pretendendo «assoluto silenzio», i volontari ad ascoltare la lettura di un comunicato che stigmatizzava l’attività di assistenza ai migranti portata avanti dall’associazione. 

Con l’accusa di violenza privata (articolo 610 c.p. che punisce con la reclusione fino a 4 anni «chiunque, con violenza o minaccia, costringe altri a fare, tollerare od omettere qualche cosa») dovranno rispondere in tredici venuti quella sera a Como per lo più da altre città: Brescia, Genova, Piacenza, Varese e Mantova. Solo tre erano i comaschi presenti. Un’azione squadrista dunque preordinata e organizzata a livello centrale. L’età degli imputati è significativa: solo uno è sotto i trent’anni, diversi invece gli ultraquarantenni, con un 53enne, il più anziano, venuto dalla provincia di Lodi. Erano già tutti militanti noti per il loro attivismo. Tra loro anche un giovane che nell’aprile 2012 fu condannato in via definitiva a 6 anni 2 mesi di reclusione per tentato omicidio e lesioni gravi nei confronti di due ragazzi, uno dei quali, ferito al viso, è rimasto sfregiato per sempre. Fatto avvenuto nel 2009 nel Piacentino. 

Ma è stato dalle perquisizioni e, soprattutto, dalle memorie di computer e telefoni cellulari, che sono emersi gli elementi più inquietanti dell’intera inchiesta: manifesti di eventi in memoria di soldati nazisti, foto di Hitler e di Mussolini, di svastiche e di raduni di nostalgici impegnati nel saluto romano. 

Oltre alle parti lese anche alcune associazioni del territorio e alcuni partiti politici hanno chiesto di entrare nel processo come parti civili, tra loro Anpi, Arci e Rifondazione comunista. La loro istanza sarà esaminata, se non interverranno altri impedimenti, dal giudice all’apertura del processo, poi si inizieranno a sentire i testimoni, partendo dagli investigatori della Digos che hanno identificato i tredici. La sigla del Veneto Fronte Skinheads ha accompagnato in Italia fin dalle origini il fenomeno naziskin. Attivo come gruppo dal 1985, da quando aggregandosi attorno ad alcune bande di nazi-rock di Vicenza si pose l’obiettivo della costruzione di un circuito musicale dai connotati esplicitamente razzisti. Dopo essersi formalmente costituito come associazione culturale nel gennaio 1991, progettò la nascita di un nuovo soggetto, denominato Base autonoma, non più solo confinato al Veneto. Strinse rapporti con associazioni analoghe presenti in altre città, tra le altre, Azione Skinhead a Milano, e avviò stretti legami con alcune frange del neofascismo a partire dal Movimento politico. Si allacciarono contatti anche a livello internazionale, tra gli altri, con il Ku Klux Klan e gli ustascia. L’intenzione era quella di suscitare in Italia un’ondata xenofoba. Il Vfs ha fin dall’inizio fatto esplicita professione di razzismo, riconoscendo come propri maestri Giovanni Preziosi, Alfred Rosenberg, Jiulius Evola, Corneliu Codreanu, Léon Degrelle e Ante Pavelic. L’ammirazione per il Terzo Reich hitleriano, i suoi leaders e i suoi simboli, continua ancor oggi, quando ormai a dirigere l’associazione si è fatta avanti una nuova leva, tra loro gli imputati di Como». [Saverio Ferrari per Como senza frontiere]

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