Proletariə: a Milano presentato il n. 13 di Jacobin Italia

Al Cam di Milano mercoledì 23 febbraio è stato presentato il numero 13 della rivista Jacobin Italia, dal titolo proletariə. Sono intervenute due rappresentanti del collettivo politico Manzoni, Massimo Barbetti del collettivo di Fabbrica Gkn e Veronica Gago di Non una di meno Argentina.

La serata al CAM Garibaldi “Falcone-Borsellino”, condotta da Marie Moïse di Jacobin Italia, è stata una occasione per presentare il numero 13 della rivista ma anche per ribadire gli appuntamenti di marzo di convergenza e ritrovarsi per unire le lotte.

L’introduzione di Moïse ha riguardato il movimento Black Lives Matter (Blm) e l’importanza della percezione di classe dell’intersezionalità della lotta, un concetto spiegato da Francesca Coin in uno dei primi articoli della rivista, dal titolo La complicità tra fottutə che ha definito proprio Blm «un’alleanza trasversale che nasce da donne lesbiche e nere, dalle lotte femministe contro l’omo-lesbo-bi-transfobia, sino alle nuove ondate di scioperi dentro e fuori a conglomerati privati per il diritto alla cura, per il diritto all’aborto, per il salario minimo, contro la catastrofe climatica, contro la precarietà o la delocalizzazione».

E di questi temi si è parlato anche con gli e le ospiti della serata, insieme ai concetti di alienazione e finanziarizzazione del quotidiano.

Sono intervenute inzialmente due rappresentanti del Collettivo politico liceo Manzoni di Milano, per parlare dell’alternanza scuola lavoro: Elena Quitadamo e Margherita Magnoni. Le due studentesse hanno parlato dei due anni passati in Dad e dell’alienazione dovuta a un sistema che lascia indietro i più vulnerabili premiando solo le eccellenze. 

«Vorremmo una scuola come primo luogo in cui si creano relazioni umane e un luogo che esclude», hanno detto. Magnoni ha parlato degli studenti trattati come semplice rendita e non come persone, studenti che saranno il futuro del Paese. «Noi sappiamo che siamo importanti ma le risposte date fuori non aumentano la consapevolezza», ha continuato sottolineando il disinteresse delle istituzioni.

Molti studenti si sono uniti alla lotta soprattutto dopo la morte durante l’alternanza scuola-lavoro di Lorenzo Parelli e Giuseppe Lenoci. E non solo quelli di licei “privilegiati” di Milano, dicono Magnoni e Quitadamo. Contro una alternanza scuola-lavoro che viene definita una scusa per fare lavorare gli studenti e sfruttarli.

«Era chiaro che negli anni di governi neoliberisti in Italia le condizioni dei lavoratori erano e sarebbero peggiorate così il 9 luglio siamo stati pronti a quel tipo di azione», spiega Barbetti. Si sono preparati insieme per una lotta dura e lunga, eliminando le differenze. Una lotta che rifiuta la retorica dell’operaio solo che non riesce a pagare il mutuo ma rimette al centro l’importanza della collettività.

Barbetti ha poi ripreso la parola convergenza per citando le date del 25 marzo, in cui ci sarà lo sciopero globale di Fridays per l’emergenza climatica e il 26 marzo in cui Gkn manifesterà con realtà affini alla lotta. Due date per manifestare e convergere. Per un’inedita convergenza tra nuove lotte ecologiste, transfemministe, operaie.
Andrea Torti di Lato B e Fiom ha ripreso il discorso dei movimento per il clima, e di Fridays for future. Parlando dello sciopero come centro della lotta politica globale, contro il neoliberismo e per la giustizia climatica e sociale. È stata citata l’importanza della partecipazione politica anche nelle fabbriche che si batta per tutti e non per pochi e come in altri interventi c’è stata occasione per discutere di esperienze reali partendo anche dalle analisi teoriche della rivista, e dai dati. Torti ha citato l’articolo del numero 13 dal titolo Tagliare il reddito per punire il lavoro, uno studio di Simone Fana che con dati alla mano illustra la diminuzione dei salari medi in Italia negli ultimi trent’anni criticando gli attacchi alle forme di sussidio ai disoccupati, attacchi che incentivano secondo l’autore la ricattabilità della manodopera a basso costo.

La parola è passata poi Oltreoceano a Veronica Gago, studiosa femminista e parte del movimento Non una di meno, che partendo dal suo contributo nel numero 13 L’idea della rivoluzione ha analizzato il carattere della nuova ondata di scioperi e del suo cambiamento radicale rispetto. Nell’articolo su Jacobin la classe viene definita un multiplo, una composizione di diversi e diverse oltre i confini statuali che andrebbe ricomposta contro lo sfruttamento. Gago ha spiegato come la marea femminista affronta la lotta e come coinvolge la moltitudine di soggetti oppressi partendo dall’insegnamento di quelli coinvolti nella lotta indigena anticapitalista, latino-americana. Ha citato il contributo di quei popoli nativi contro lo sfruttamento dell’accumulazione capitalista estrattivista e di alienazione delle forme di lavoro.

Gago ha spiegato quanto sia importante legare la lotta transfemminista ogni 8 marzo, per vedere la dinamica di questo sciopero transfemminista transnazionale e transfrontaliero e come si connette con il concetto di inclusione di varie soggettività in una alleanza. Ha sottolineato l’importanza di includere forme di lavoro subalterno all’interno dello sciopero e di ragionare sul lavoro di cura e riproduzione come lavoro da sempre rientrante in una dinamica di subalternità, per meglio indagare e comprendere le dinamiche di sfruttamento. «Dallo sciopero femminista si capisce chi non può scioperare e perché, e questo pone l’accento sulla precarietà o sul lavoro di cura», ha affermato. Lo sciopero femminista illumina questi limiti e li politicizza per alimentare il cambiamento.


Nell’ultimo intervento dal palco Gianni De Giglio, autore dell’articolo Insieme per la giustizia ha ragionato sul concetto di unione sindacale a partire dall’origine storica e etimologica, facendo riferimento alla sua esperienza all’interno di Fuorimercato come organizzazione sindacale. Ragionando sulle possibilità, anche su questo fronte, di intersezionalità e solidarietà contro le ingiustizie e per mettersi insieme costruendo una alternativa uscendo dalla solitudine per cambiare i rapporti di forza con la controparte. Una sorta di intersindacalità per fare fronte a una più efficace convergenza di precari e precarie del mondo del lavoro, che cambiano occupazione più volte.

Al termine della serata ci sono stati molti gli interventi dal pubblico con domande e ulteriori spunti di riflessione per una serata volta a presentare una rivista e a riflettere sul significato di classe nel XXI secolo. [Daniele Molteni, ecoinformazioni

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