I disastri della guerra, in musica

Essere per la pace, essere contro la guerra significa sapere cosa sia la pace, cosa sia la guerra. E in questo campo c’è sempre da imparare, c’è sempre da riflettere per essere sempre più coscienti sul percorso verso una vera pace: un’esigenza che mai come in questi giorni di dolore e smarrimento per quel che accade in Ucraina si fa sentire in tutti e tutte noi. Anche pensando a questo l’Arci ha promosso il concerto proposto dal gruppo di musica popolare D’Altrocanto: per proseguire il percorso di pace, per sostenere le iniziativa di accoglienza e assistenza della Parrocchia di Rebbio e dell’Arcs, e anche per lenire la sofferenza ideale.

La musica popolare, da questo punto di vista, è una grande risorsa: un enorme patrimonio di racconti e riflessioni, sui disastri della guerra (come già tante manifestazioni artistiche e figurative, tra cui la sublime serie di incisioni di Francisco Goya che ha proprio questo titolo) e sui modi di opporvisi, o anche di sottrarvisi. È un repertorio cresciuto nei secoli, e notevolmente arricchito negli ultimi decenni, durante quel Novecento che è stato il secolo delle guerre di distruzioni di massa (ma che il nuovo secolo – il XXI – rischia di superare per crudeltà e tragicità…). Particolarmente significativa ci pare, all’interno di questo repertorio, la presenza di un corposo gruppo di canzoni dedicato ai fenomeno di chi “diserta la guerra”, segno evidente che – a differenza della comunicazione “mainstream” oggi dominante – la cultura popolare guardava chi si sottraeva alla logica della guerra, anche per ragioni strettamente personali, egoistiche e “impolitiche, in modo comprensivo e, alla fine, positivo. È il segno, d’altronde, che la canzone è sempre stata un modo facile, diretto, non mediato, attraverso cui il popolo trovava il modo di esprimersi, di evidenziare la sua opposizione al potere, di farsi “musica popolare” nel senso più vero.

Musica popolare, non esclusivamente folclorica: ne fanno parte a pieno titolo anche opere di cultura “alta”, come quelle di Boris Vian, o di Vladimir Vysockij, o ancora di Italo Calvino. Non a caso, proprio quest’ultimo – all’inizio di una carriera che si annunciava di grande successo – fece parte di un “gruppo” che si era votato alla canzone impegnata, con musicisti e scrittori di molte regioni d’Italia: il Cantacronache – così si chiamava – ha “inventato” alcune delle canzoni “politiche” più note – anche se nessuno, com’è normale, si ricorda degli autori -, comprese alcune sulla guerra e contro la guerra. Da lì, poi, nacquero altre formazioni e altri spettacoli, per la diffusione delle canzoni popolari sì, ma non ingenue.

A questa tradizione, in un certo senso, si ispira il gruppo D’Altrocanto che da molti anni ormai ci accompagna con spettacoli (e album) godibili e mai superficiali. Lo spettacolo andato in scena allo Spazio Gloria è stato una sorta di antologia delle canzoni sulla guerra (introdotto da un paio di pezzi di Enzo Jannacci, proposti da Claudio Malfatto), di una certa ampiezza anche se ovviamente non esaustiva, capace di alternare sensibilità e atteggiamenti assai diversi, a volte tragici, a volte persino rasserenanti, comunque quasi mai cupi. Un nutrito repertorio di canzoni che meriterebbero di diventare patrimonio stabile e condiviso del “movimento per la pace”, perché davvero – dalla sapienza popolare – c’è molto da imparare. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

On line sul canale di ecoinformazioni tutti i video della serata.

Guarda l’album delle foto di Beatriz Travieso.

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