Diritti in piazza al Lecco pride

Circa mille persone hanno partecipato al pride di Lecco, il primo nella città resa celeberrima da Manzoni. Una festa, come sempre sono i cortei arcobaleno, forse troppo poco politicizzata per un’Onda pride che mai come nel 2022 delle disuguaglianze e delle crisi dovrebbe essere rivolta come, citando il motto, fu la prima volta.

Dal Politecnico, in via Ghislanzoni, i e le partecipanti si sono mossi attraverso le vie principali della città, costeggiando il lungolago ed arrivando al palco di piazza Garibaldi. Tanti i balli ed i cori, segno della voglia di farsi vedere, di gridare che la comunità Lgbtqia+ c’è e vuole essere riconosciuta anche dalla politica, dalle istituzioni.

Di certo la partecipazione non era particolarmente avvezza alle manifestazioni, fatta eccezione per lo spezzone studentesco, quello di Cgil e poche altre sigle sindacali ed associazionistiche ma in generale c’è stata molta più musica che politica. Data la cronaca, che offre continuamente casi di femminicidio, transfobia ed omofobia, non si può non rilevare questa carenza. Giusto farsi vedere, ovviamente, ma forse la parata lecchese è stata troppo politicamente blanda e troppo poco rivendicativa nonostante alcuni cartelli dei e delle manifestanti abbiano provato ad andare oltre l’ormai insufficiente slogan “love is love”.

Partecipatissimo, il pride è una forma di manifestazione estremamente delicata: dato che è un tipo di protesta relativamente giovane in Italia e, soprattutto, che è da pochi anni che ha un tale richiamo di pubblico, la spartizione delle rivendicazioni tra componente istituzionale e parti sociali non è ancora delineata. Non a caso, alcuni pride sono autogestiti (ad esempio quello comasco), altri istituzionali (Lecco e Varese).
Senza demonizzare le istituzioni, non si può che notare la maggior morbidezza delle tesi portate in piazza; bassa incisività politica che, si può rilevare a margine, non fa che alimentare la retorica per cui il pride è una manifestazione poco serie e non utile, narrazione che andrebbe combattuta strenuamente ed in ogni piazza Lgbtqia+.

A due settimane dal pride di Milano, nell’anno in cui si è tornato a sfilare in corteo, è importante riflettere su come si vuole sfruttare il mese arcobaleno. La domanda, essenzialmente, è se basta la visibilità o se serve ancora la lotta e, eventualmente, bisogna capire come organizzarla. Il dialogo con le istituzioni è inevitabile dato che si parla in primo luogo di riconoscimento di diritti e tutela dalla violenza, basta guardare al ddl Zan; da questo all’assorbimento delle rivendicazioni, passa molta acqua sotto i ponti.
Sarà allora responsabilità di chi organizza e di chi fa i discorsi dai palchi, oltre che ovviamente di chi partecipa, politicizzare i propri corpi ed il proprio pride organizzando una lotta transfemminista che è ancora lunga e dura e deve andare ben oltre la festosità del corteo arcobaleno estivo. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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