Barattare il consumo con la tutela ambientale

Il sabato a Como è giorno di mercato: quello solito, in fermento di quotidianità chiacchiereccia e consumatrice; e, una volta l’anno, uno più defilato ma operoso e vivace, dove non circolano saldi o soldi, ma oggetti e esperienze in un interscambio solidale ed ecologico.

La Giornata del riuso, pensata e voluta dall’associazione L’Isola che c’è (e quest’anno organizzata il 2 luglio insieme ad Acli, Famiglie in cammino, associazione Luminanda, Cooperativa Ecofficine, associazione Proteus, associazione Battito d’Ali) è un momento prezioso in cui staccarsi dalla maratona trafelata di “produci-consuma-crepa” e deviare verso un cammino più lento, acquistando esperienze e ricordi altrui, non surrogate in sconti al 70%.


Si portano capi d’abbigliamento, giocattoli, libri e si barattano con altri, scambiando oggetti che in realtà sono involucri di vissuti diversi, stratificati in una vita più lunga, rinnovata ad ogni passaggio di questo ciclo virtuoso.

Si trasformano pagine stampate in segnalibri, le mani dei bambini seguite dagli adulti, imparando insieme nuovi modi per plasmare di nuovo, dall’inizio, qualcosa che sembrava già arrivato alla fine della propria vita inanimata.
La pratica del baratto e dello scambio è una riscoperta più recente nel panorama vasto e in evoluzione delle pratiche ambientaliste di cittadinanza attiva: non produrre nuovo, ma rimettere in circolo ciò che non si usa più per permettere ad altri di farlo; riparare ciò che si è rotto, cambiandolo e adattandolo secondo le proprie esigenze, fino magari a trasformarlo in qualcosa di totalmente differente ma altrettanto utile, sottraendolo all’abisso delle discariche e dei rifiuti in promozione.

La giornata del riuso occupa l’ombra del duomo togliendola a passeggianti distratti, affermando la propria presenza con laboratori e colori, arrivando come una leggera brezza (e speriamo che si trasformi in vento) a scombinare le pieghe dei vestiti nelle vetrine circostanti, mitigando l’arsura di una città sempre più accaldata, assetata e riarsa, quanto distratta. In quest’economia alternativa si aprono menti e non portafogli, beneficiando di uno scambio non monetario ma affettivo, riciclatorio, deliziosamente controcorrente nel proprio anacronismo. Sicuramente però più salutare del rombo tossico dei costosi motori d’epoca schierati per essere invidiati, solo qualche metro più in là.
[Sara Sostini, ecoinformazioni]

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