Storia/ Francesca Lodolini sindacalista e politica (1922-1998)

Cento anni fa nasceva Francesca Lodolini, una delle personalità più rilevanti del mondo sindacale e politico comasco: nell’occasione le viene dedicato un incontro di approfondimento a cura della Cgil e della Fondazione Avvenire – a Como in via Anzani 14 – il 2 dicembre a partire dalle ore 18.30.

La ricca vicenda di Francesca Lodolini era stata oggetto, nel 1993, di una lunga intervista, per iniziativa della casa editrice NodoLibri e per la cura di Irene Fossati Daviddi, dal titolo Con passione politica, lo stesso ripreso dall’incontro di domani e che ben caratterizza il suo percorso.

Nata a Mantova il 17 novembre 1922, in una famiglia di forte connotazione antifascista, Francesca si trasferisce a Milano, dove si laurea in Lettere classiche. Da sempre impegnata all’interno del Partito Comunista, agli inizi degli Cinquanta arriva a Como prima per seguire la campagna elettorale di Teresa Noce (grande esponente del sindacato) e poi per contribuire allo sviluppo del sindacato. Così ricorda quel passaggio della sua vita nell’intervista citata: «Quando venni a Como, agli inizi degli anni Cinquanta, ero perfettamente consapevole dei disagi che avrebbe comportato l’operare da comunista in una provincia così fortemente caratterizzata in senso conservatore. Ciò nonostante, lo feci non solo con tutto l’entusiasmo dei miei trent’anni, ma con quella risolutezza che mi veniva dall’esser nata e cresciuta in un ambiente di grande coerenza politica e morale. Ripensando oggi a quei primi difficili momenti, mi rendo conto di quanto pesò la formazione che avevo ricevuto nel determinare le mie scelte di allora. Altri compagni, pur preparati e attivi, recatisi da Milano in zone analoghe, si erano arresi; su di me, viceversa, la durezza dell’impegno, la prospettiva di un lavoro in terra di frontiere avevano un effetto catalizzatore, stimolavano la volontà di reagire, di lottare, di non cedere a qualsiasi costo (…)».

Inizialmente, il suo ambito di attività sindacale è il settore tessile, cui segue quello della scuola, e addirittura Francesca Lodolini fa parte del gruppo che fonda il Sindacato Scuola Media. Non abbandona comunque mai il lavoro all’interno delle strutture politiche del Pci, ed è anche segretaria provinciale dell’Udi (Unione Donne Italiane). Prima donna comasca eletta al Parlamento nel 1976 (e nel Pci, per di più!), resta a Montecitorio fino al 1983, poi è segretaria provinciale dell’Anpi e collaboratrice dell’Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione. Muore a Como, ormai sua città d’adozione, nel 1998.

Francesca Lodolini alla sua scrivania nella sede della Camera del Lavoro in via Pessina, 1957.

Al di là dei molti ruoli ricoperti, l’eredità principale di Francesca Lodolini – come ricordano tutte le persone che l’hanno conosciuta – risiede proprio nella sua «passione», nella sua profonda umanità, nella sua vena autenticamente popolare che le hanno conquistato il favore anche di chi le era avversario sul piano politico e culturale. Tra le “curiosità” della sua storia politica bisogna infatti ricordare i calorosi articoli che le vennero dedicati durante la sua permanenza in parlamento dal quotidiano cattolico “L’Ordine”, allora attestato su posizioni anche pesantemente conservatrici.

Scriveva lo storico Franco Della Peruta, nella Presentazione dell’intervista pubblicata nel 1993, che quella testimonianza costituiva «un importante tassello di quell’insieme di esperienze e di percorsi comuni a una generazione di comunisti che ci appare adesso – pur in un contesto radicalmente mutato – come un punto di riferimento ancora valido e un modello tuttora attuale per chi sia ancora disposto ad affrontare il sempre necessario impegno civile e politico con la indispensabile lucidità critica accompagnata da un robusto “ottimismo della volontà”». Parole che evidenziano quanto una vicenda come quella di Francesca Lodolini possa essere ancora oggi, nel centenario della sua nascita, di stimolo all’attualità. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

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