Per la Costituzione contro l’integralismo

Una sottolineatura sulle ragioni della mobilitazione del 3 dicembre a poche ore della manifestazione di Cantù di una delle peronalità politiche più attive per i diritti di Assalam.

L’Italia è un grande Paese. Lo dice la sua Costituzione, un testo che non contiene solo asettiche norme giuridiche, ma i principi essenziali ed irrinunciabili su cui si fonda la civiltà. Tra i diritti inviolabili che la Repubblica riconosce e garantisce ad ogni persona come individuo e nelle formazioni sociali, troviamo la libertà di culto. A Cantù, da troppi anni, c’è un’Associazione cui il diritto di pregare è negato.

Come ho detto in Consiglio Comunale e qui lo ribadisco per qualcuno che finge di non capire, al di là delle questioni giudiziarie, occorre che la città affronti il tema dei diritti negati. Assalam ha organizzato un corteo per la libertà di culto e non contro il Comune. Chiede di riaprire il dialogo perché al di là delle parole, le immagini dello striscione “mai la moschea a Cantù” sono molto eloquenti. Siamo tutti uguali, dicono, ma qualcuno è più uguale degli altri, o meglio, tutti possono pregare, ma qualcuno non può farlo. Ecco perché con gli amici di Unire Cantù e con le forze politiche, le associazioni, i sindacati e tutti coloro che hanno aderito all’iniziativa domani parteciperò al corteo. Non come avvocato, non come consigliere, ma senza alcuna ambiguità, da uomo libero. [Vincenzo Latorraca per ecoinformazioni]

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