L’illegalità impunita del nucleare in Italia

Il forum provinciale per la Pace 2023 si è concluso al Teatro nuovo di Rebbio nel pomeriggio di domenica 15 gennaio con la presentazione del Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia, redatto da Ialana Italia. A presentare il documento sono intervenuti ed hanno dialogato con Abramo Francescato di Como senza frontiere, Joachim Lau e Doloreza Casuhaj, di Ialana Italia, Elio Pagani e Ugo Giannangeli, di Abbasso la guerra.

L’illegalità della presenza di armi nucleari sul suolo italiano è un paradosso gnerato dalla discrasia tra il potere politico e quello legale che si verifica in seno alle istituzioni internazionali, con conseguenze a cascata sui diversi sistemi-nazione e sulla geopolitica globale. Lo studio commissionato da Abbasso la guerra e altre reti ed entità associative ha come primo scopo quello di sottolineare questo scollamento tra poteri, sottolineandone la pericolosità per la società e per il pianeta tutto.

Come ha sottolineato Pagani, la percezione di un crimine sostanzialmente ignorato, la preoccupazione per un destino tragico e la constatazione del fatto che i trattati internazionali sono sempre meno solidi, quando non cancellati (basti pensare a quello sul nucleare in Iran, lasciato cadere da Trump, o all’accordo anti-missili balistici cestinato da Bush) hanno mosso l’elaborazione del Parere giuridico. Sebbene esso sia stato elaborato in virtù di legittime preoccupazioni e di un’attenzione fondata sulla sostanziale impunità di un crimine potenzialmente deleterio per l’umanità, le armi legali paiono però relativamente spuntate per contrastare il problema.

Come ha sottolineato Casuahj, sia sul piano internazionale che su quello nazionale esiste la possibilità di far emergere l’illegalità della presenza di armi nucleari in virtù dello Statuto di Parigi del 1957 e del successivo trattato sulla non proliferazione e sullo smantellamento graduale del nucleare. Il nodo sembra però presentarsi nel momento in cui la giustizia dovrebbe, cosa che non le riesce, fare il proprio corso: la delega agli alti organismi nazionali, europei e mondiali minaccia infatti di portare a situazioni di stallo per cui il corso dei procedimenti potrebbe risolversi nell’assenza di provvedimenti. È qui che si verifica la spaccatura tra diritto e politica, dato che sul piano internazionale o ci si rivolge alle massime Corti o è necessario un intervento “stato contro stato” le cui implicazioni politiche sono evidenti.
Non si può pensare che, in una struttura internazionale già sufficientemente complessa per i vari meccanismi di veti e resa ancora più tesa prima dall’estremismo separatista dei paesi più reazionari, poi dal conflitto russo-ucraino, uno stato sollevi il punto nucleare contro un altro stato. Inoltre, il passaggio dalle Corti risulta complesso perché, in termini semplici, esse risultano essere sovradeterminate politicamente dagli interessi di altri organismi internazionali ben più potenti. Come ha sottolineato Giannangeli, se l’ultima guerra “legale” è la prima guerra del Golfo e la violenza sionista sulla Palestina non è efficacemente sanzionata, è difficile immaginare un’azione efficace su un tema ritenuto tutto sommato secondario come quello atomico.

Proprio la loro percezione nel senso comune è uno dei principali ostacoli alla tematizzazione degli armamenti nucleari da parte della società civile, e questo per molti motivi. Innanzitutto, come ha rilevato Giannangeli, manca la percezione del pericolo corso, nonostante diversi sondaggi mostrino come apparentemente una grande maggioranza della popolazione italiana sia favorevole al disarmo. In seconda battuta, e questo è il punto politicamente più rilevante emerso nel corso della conferenza, il presente geopolitico attuale porta a preferire la difesa di deterrenza Nato rispetto alla messa in discussione della militarizzazione dell’Europa. In questo senso, Pagani ha affermato che «la guerra ha messo il movimento per la pace spalle al muro». Questo anche perché come ha fatto notare Lau, fondatore di Ialana, il presente bellico rinforza la narrazione figlia della logica a blocchi Urss-Usa per cui l’Occidente fa la parte «dei buoni, di quelli che sono nel giusto» rispetto al (più o meno reale) nemico.
Il problema a monte del conflitto però è che la politica Nato sul nucleare è estremamente ambigua ed oscillante tra le nozioni di difesa, deterrenza e prevenzione; tre termini apparentemente vicini ma che, se calati nella semantica dei conflitti, collocati lungo il confine tra impiego per reazione ed utilizzo attivo delle testate atomiche. Un confine che per l’Occidente e per l’umanità è cruciale non superare.

A fronte anche dell’inefficacia e della poca attrattiva delle iniziative pacifiste, eccezion fatta per le primissime sorte spontaneamente dopo l’invasione del 24 febbraio 2022 e di poche altre, un’azione apparentemente marginale come quella dell’informazione giuridica può assumere comunque un valore simbolico importante. Quello a cui si sta assistendo è, di fatto, un crimine con implicazioni terribili per il futuro dell’umanità ed è necessario impiegare ogni mezzo possibile per metterlo in luce e contrastarlo.
Resta però il problema che, da ciò che è emerso nel corso della conferenza, la forza dei movimenti pacifisti è piuttosto relativa. Come nella conferenza di sabato 14, rimane aperta insomma la domanda sulle prospettive e sulle pratiche di attivazione della cittadinanza e della società civile su questi temi. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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