Arcigay e Arci/ Basta follie contro le persone lgbtqi+

Identità di genere, Arci e Arcigay contro Arcilesbica: «Da Gramolini parole violente che non appartengono alla nostra comunità».

«Pochi giorni fa, in occasione di alcune dichiarazioni  pubbliche della premier Giorgia Meloni, abbiamo letto un intervento della presidente  di ArciLesbica, Cristina Gramolini, che ci ha raggelato. Il tema che tanto Meloni  quanto Gramolini affrontavano era quello dell’identità di genere, un tema delicato e complesso, che entrambe le voci hanno brutalizzato, trasformando le persone con  disforia di genere in persone capricciose, che per vezzo o provocazione decidono al  mattino a quale genere appartenere. O, ancora peggio, come uomini furbi e subdoli  (si rivolgono alle persone in transizione dal genere maschile al femminile, quelle dal femminile al maschile vengono metodicamente invisibilizzate) che si travestono da donne per vincere una gara sportiva. Incredibile, insopportabile.

Nelle parole di Meloni troviamo l’antico refrain delle destre, che da sempre  descrivono le persone lgbtqi+ come freak, strane, persone alle quali attribuire pratiche  e abitudini incomprensibili. Ma trovare lo stesso refrain nelle parole di Cristina  Gramolini, che è a capo e parla a nome di un’associazione nata e cresciuta assieme a  noi, è gravissimo. Gramolini, infatti, non è nuova all’uso di un linguaggio violento  che sistematicamente colpisce le persone gay (accusate di “comprare figli” e “affittare  uteri” attraverso la gestazione per altr*) e le persone trans*, adesso però la misura è  colma. Se Gramolini non riesce a sostenere una discussione pacata, civile e rispettosa  su un tema delicato come la demedicalizzazione dei percorsi di transizione, se non  riesce a contenere la violenza delle sue espressioni, allora le chiediamo di aprire una  riflessione sul senso della sua permanenza nella rete Arci, dove invece ogni violenza  è respinta e rispetto e ascolto sono premesse ineludibili, anche quando a confrontarsi  sono due posizioni molto distanti, come spesso capita. Perché su tanti temi, nella  nostra amplissima comunità, si discute e ci si confronta, anche duramente, ma  l’utilizzo di parole cariche di violenza come quelle che abbiamo potuto leggere non  possono appartenere alla nostra comunità.

Crediamo sia necessario, a questo punto, aprire un confronto, per capire dalla diretta  interessata quali siano le pratiche politiche dell’ArciLesbica di Cristina Gramolini e  per verificare se esiste ancora un minimo comune denominatore per camminare  assieme». [Natascia Maesi, presidente nazionale Arcigay, Walter Massa, presidente nazionale Arci]

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