“Cusa l’è che in dré a fà?” Cosa stanno facendo lì? Lo si legge sul cartellone pubblicitario della ditta di costruzioni, con la figura tradizionale del signore che sbircia per capire. Se lo chiedono tante persone, guardando lo stabile dell’ex Oratorio di San Rocco, a fianco della chiesa e dietro la Croce che ricorda il sacrificio di don Roberto Malgesini.

Sì, penso stiano per fare un condominio, lo sanno già in tanti; lo stabile è stato venduto da tempo e ora i lavori sono iniziati; un lungo muro grigio ha chiuso tutti quegli spazi; mattoni lisci, non ci sono più nemmeno i gradini.

Spero che ora la gente ci pensi davvero; quel posto, ora chiuso, è stato per anni un “segno” per la città, un luogo di solidarietà e di condivisione, di amicizia. Un gruppo di persone, la maggioranza ragazze e donne, distribuiva la colazione tutte le mattine a tante persone fragili, sole, senza fissa dimora; la colazione non è stata solo un caffè o solo un po’ di latte, la colazione èé stata, e lo è tuttora, e penso lo sarà ancora, un sorriso, un buongiorno, un luogo per risolvere le piccole cose quotidiane e pratiche per tante persone.

È stato, quell’ex Oratorio, un luogo che ha accolto tante persone che, chiusa l’emergenza freddo, potevano ripararsi lì, anche dai temporali estivi o dai freddi autunnali. Ogni mattina si levavano le reti, i materassi e le coperte, messe la sera precedente, ed era avere, per queste persone, anche un tetto sopra la testa, cosa questa che, invece, lì non succederà più.

Ora, in questi giorni le colazioni sono state distribuite su due tavolini a fianco della Croce. Non ha piovuto, ma cosa succederà quando tornerà la pioggia? dove si andrà?

Spero che la gente della città, oltre a chiedersi “Cusa l’è che in dré a fà?”, cosa stanno facendo lì?, si chieda anche “Adess che farà quella gent lì?”, ora cosa farà quella gente?, una domanda che ritorna prepotentemente ad interpellarci, specie fra poco quando chiuderà anche l’emergenza freddo. Succederà che si riempiranno nuovamente angoli, portici di chiese e palazzi… Possibile che una città che ha dato l’Abbondino d’Oro, uno dei suoi massimi riconoscimenti, a don Roberto Malgesini, non abbia seguito poi i “comandamenti” che ci ha lasciato, con il suo impegno e la sua testimonianza… una delle cose, era che tutti avessero un tetto sopra la testa; minima cosa per una città solidale. [Luigi Nessi, per ecoinformazioni]

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