1945-2024: 79 anni di “pace” nucleare

C’è una commemorazione a cui la città di Como non rinuncia (per fortuna) da quando, in occasione della realizzazione del Monumento alla Resistenza Europea, ricevette dalla città di Hiroshima una pietra in ricordo del primo, devastante bombardamento atomico sul Giappone, il 6 agosto 1945, seguito – solo tre giorni dopo – da un altro bombardamento su Nagasaki. Da allora, Como ricorda quel tragico anniversario: è una ricorrenza ormai “tradizionale”, anche un po’ stanca, ma non per questo meno importante.

Quest’anno, poi, stante il cantiere che invade il comparto dei giardini pubblici – compreso il settore del Monumento alla Resistenza Europea -, la cerimonia si è dovuta allontanare dal suo luogo deputato, per trovare posto nel cortile di Palazzo Cernezzi, dove la scenografia è stata “risolta” con un video – dove è girata una breve serie di immagini ispirate al disastro nucleare – e la lettura della poesia La bambina di Hiroshima di Nazim Hikmet:

Apritemi sono io…
busso alla porta di tutte le scale
ma nessuno mi vede
perché i bambini morti nessuno riesce a vederli.

Sono di Hiroshima e là sono morta
tanti anni fa. Tanti anni passeranno.

Ne avevo sette, allora:
anche adesso ne ho sette perché i bambini morti non
diventano grandi.

Avevo dei lucidi capelli, il fuoco li ha strinati,
avevo dei begli occhi limpidi, il fuoco li ha fatti di vetro.

Un pugno di cenere, quella sono io
poi il vento ha disperso anche la cenere.

Apritemi; vi prego non per me
perché a me non occorre né il pane né il riso:
non chiedo neanche lo zucchero, io:
a un bambino bruciato come una foglia secca non serve.

Per piacere mettete una firma,
per favore, uomini di tutta la terra
firmate, vi prego, perché il fuoco non bruci i bambini
e possano sempre mangiare lo zucchero.

Sono seguite le poche parole di circostanza della vicesindaca Nicoletta Roperto, che si è appellata all’importanza della pace, e quelle del prefetto Andrea Polichetti, che con assoluto aplomb istituzionale ha ricordato che la pace non è semplicemente assenza di guerra, ma riconoscimento dei diritti, salvaguardia del lavoro e dell’ambiente, promozione della giustizia tra i popoli; ha sorvolato, peraltro, sul fatto che il governo (e lo Stato) di cui è rappresentante locale non sta affatto operando in questa direzione, anzi… e che nemmeno l’Europa si esprime al meglio in questo settore.

Nessuno ha ricordato che al trattato per il divieto delle armi nucleari, ormai vigente per le Nazioni Unite, manca ancora la sottoscrizione dell’Italia (che pure, costituzionalmente, “ripudia la guerra”) così come quella dei principali stati europei. Forse la firma da “mettere”, che chiude la poesia di Hikmet potrebbe essere quella. [Fabio Cani, ecoinformazioni]

La pietra di Hiroshima “abbandonata” nel cantiere dei giardini

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