Hemingway tra romanzo e film

Con la serata all’Arci Joshua si è aperto (nel seguito gli appuntamenti del 2 e 3) il ciclo degli eventi Arci no arm preparatori al Forum dell’Altra Cernobbio del 5 e 6 settembre. La serata, introdotta da Matteo Ferrario (Arci), ha offerto due visioni diverse di Addio alle armi. La prima con la straordinaria lettura di Cristina Quadrio e gli inserti sonori di Sandro Tanghredi ha presentato alcuni passi del romanzo di Ernest Hemingway rendendo evidente il suo messaggio antibellico. La seconda con la proiezione del film Addio alle armi del 1932 ha fatto cogliere l’interpretazione del libro in chiave holliwoodiana che ha conservato alcuni elementi della potenza antimilitarista del romanzo esaltando però forse eccessivamente in chiave romantica la vicenda d’amore descritta. Sul palco, in un piccolo “mare”, le barchette della Global Sumud Flotilla.

Nel seguito anticipiamo dal mensiile ecoinformazioni di settembre, che è in distribuzione, l’articolo di Marco Lorenzini sul romanzo e quello di Matteo Ferrario sul film.

Era il lontano 1929 quando Addio alle armi veniva dato alle stampe, la prima edizione ufficiale italiana risale al 1946, ad appena un anno dalla Liberazione.
Venne censurato dal regime fascista perché ritenuto lesivo delle forze armate. Nel 1943 venne data alle stampe, clandestinamente, una versione tradotta a cura di Fernanda Pivano che venne poco dopo arrestata dalle truppe tedesche di occupazione.  
Nel 1932 il regista italo-americano Frank Borzage, pseudonimo di Francesco Borzaga, ne ha realizzato una trasposizione cinematografica. In quegli anni, come purtroppo anche in quelli attuali, si respirava un’aria carica di paura, in Europa come anche in Asia e negli Usa.  
C’era un gran timore che la crescente tensione tra le nazioni portasse, come di fatto è successo, allo scoppio di una guerra globale e alcuni registi holliwoodiani realizzarono opere con il chiaro intento di richiamare tutti alla calma.
 
Uno di questi film è proprio la trasposizione di Addio alle armi diretta da Borzage. La domanda che si pone l’autore è: come mai, visto che la guerra e la violenza sono così inutili e immorali, l’uomo continua a farvi ricorso?  
Che senso ha leggere i libri di Storia se poi dalla Storia non impariamo nulla?  
Perché commettiamo sempre gli errori che, a loro tempo, hanno commesso anche i nostri padri e i nostri nonni?
 
Il film, come anche il libro, è una critica alla guerra e si basa su esperienze personali vissute dall’autore durante la prima guerra mondiale, dove lui fu volontario nell’esercito italiano. [Matteo Ferrario]

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