Studenti palestinesi in Europa/ Corridoio universitario interrotto
Sono centinaia le borse di studio ottenute da studenti palestinesi per poter fuggire dalla guerra e ritrovare una promessa di ricostruzione del proprio futuro accademico e non solo. Tra settembre e dicembre 2025, infatti, circa centocinquanta studenti provenienti dalla Striscia di Gaza hanno raggiunto l’Italia ma, improvvisamente, questo corridoio universitario si è interrotto.
Sono centinaia le borse di studio ottenute da studenti palestinesi per poter fuggire dalla guerra e ritrovare una promessa di ricostruzione del proprio futuro accademico e non solo. Tra settembre e dicembre 2025, infatti, circa centocinquanta studenti provenienti dalla Striscia di Gaza hanno raggiunto l’Italia ma, improvvisamente, questo corridoio universitario si è interrotto.
Ma facciamo un passo indietro. Nel 2024 viene annunciato il progetto Iupals – Italian Universities for Palestinian Students, un’iniziativa pensata e coordinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Iinternazionale e dalla Crui – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.
Il governo italiano coordina il progetto dal punto di vista finanziario e diplomatico, mentre la CRUI organizza la partecipazione delle università.
Il progetto fornisce borse di studio complete, che comprendono tasse universitarie, vitto, alloggio, assistenza sanitaria e sostegno economico; insomma, quasi un sogno per chi ha visto la propria casa e il proprio futuro distrutti. Un sogno che per molti ragazzi, che motivati si sono aggrappati con le unghie a questa possibilità, non si è ancora potuto realizzare.
Tra settembre e dicembre dello scorso anno circa centocinquanta studenti titolari di borsa di studio hanno raggiunto l’Italia. Tra loro Zaina, Mariam, Al Farra e molti altri ancora, che raccontano la fatica e la costante paura di non riuscire a raggiungere questo paese e, allo stesso tempo, si tormentano all’idea di lasciare la propria terra che ormai, tra la distruzione e il sangue portati dalla guerra, non è più quella della loro infanzia.
Al momento circa una cinquantina di studenti sono ancora impossibilitati a raggiungere le università italiane perché non riescono a ottenere i permessi necessari per uscire dalla Striscia. Per poter raggiungere l’Italia, infatti, dovrebbero prima attraversare i confini verso Paesi vicini e presentarsi presso consolati italiani per completare le procedure di visto e i dati biometrici. La mancanza di autorizzazioni di uscita e di transito impedisce quindi di fatto la partenza, causando il blocco dei cosiddetti corridoi universitari.
Il nostro governo, inoltre, tace sulla questione ed infatti la Farnesina non ha fornito aggiornamenti chiari sulle tempistiche delle procedure e sulla di riattivazione dei voli per i corridoi universitari; perché non dimentichiamoci che per motivi umanitari e di ricongiungimento familiare sono state previste diverse partenze che hanno avuto luogo negli ultimi mesi – l’ultima il 9 febbraio. La domanda sorge quindi spontanea: vale forse meno il diritto allo studio?
La mancanza di dignità che ogni guerra porta con sé non ha limiti, nemmeno per ragazzi che hanno visto distrutta la propria casa e ai quali viene data una seconda possibilità di vita, anche se molto diversa dalle loro aspettative e da ciò che giustamente desiderano per il proprio futuro.
Come persona, e credo anche come gran parte del Paese, mi auguro che questi studenti possano presto raggiungere l’Italia e continuare il loro percorso di studi, trovando finalmente un po’ di stabilità e la possibilità di costruirsi una nuova vita, vista la ferocia con cui è stata loro strappata la precedente.
Anche se forse una speranza senza la certezza di una realizzazione concreta, in certi casi, è peggio della mancanza di speranza stessa. [Amelie Di Matteo, ecoinformazioni]
[Foto da Internazionale]

