Una stanza tutta per sè (ma grande come il mondo)
Come trovare l’odore di casa quando si devono mettere radici altrove? Come ritrovare libertà, sorellanza e autonomia in un paese altro?
La risposta è complicata come il mondo in cui viviamo, ma a Como ha anche i volti, gli spazi e le attività della Scuola d’italiano per donne e mamme straniere: un progetto con quindici (e forse più) anni di vita, in cui la lingua italiana diventa tramite di autonomia, autodeterminazione femminile e inserimento reale nella vita quotidiana del territorio.
L’invito – esteso alle «amiche della scuola» (persone e realtà che camminano insieme ad essa, tra cui la rete Intrecciat3) – a partecipare alla festa conclusiva dell’anno scolastico, giovedì 4 giugno, è stata l’occasione per incontrare e sperimentare un ecosistema, unico e bellissimo, in cui le lingue madri dei paesi di origine delle alunne diventano parte delle radici che le donne delle classi vogliono far crescere, solide, nel territorio che sono arrivate ad abitare, con la collaborazione delle maestre della scuola, i cui occhi vagamente lucidi nel chiamare le proprie alunne per nome nella consegna degli attestati rivelano che l’insegnamento non è mai univoco, ma sempre arricchente.



I sorrisi luminosi, il chiacchiericcio familiare delle compagne che si ritrovano per festeggiarsi e festeggiare, i sapori e gli odori di tantissime cucine dal mondo del rinfresco, l’aroma profumato del tè alla menta o allo zafferano: tutto parla di accoglienza e conoscenza reciproca, di spogliarsi di privilegi e prospettive eurocentriche e attuare invece pratiche femministe, del desiderio di conoscere e conoscersi meglio.
È un ambiente dolce ma non fragile, indipendente ma non settario, aperto ma custodito dal rispetto e la cura reciproche: le storie raccontate sono spesso difficili, dolorose, ma parlano anche di rivalsa e riappropriazione di se stesse in un posto in cui si è libere di essere, semplicemente – e di essere anche allieve (e maestre) senza pressioni.



C’è chi ha cominciato da poco a studiare e parlare la lingua italiana, chi invece grazie ad anni di studio con le maestre della scuola è riuscita a trovare un lavoro, chi è solo di passaggio e chi ha trovato un’oasi in cui fiorire insieme al proprio figlio o figlia: tutte le donne stringono l’attestato di partecipazione con gioia, con il tocco cauto ma felice di chi stringe tra le mani qualcosa di prezioso, sostenendosi tutte e celebrando insieme la conclusione di un percorso condiviso in cui ritrovare «casa» e «libertà» – una stanza tutta per sè, ma grande come il mondo.
Un momento bellissimo, che porta con sè la gratitudine di averlo vissuto come amiche della scuola. [articolo di Sara Sostini, ecoinformazioni; foto di Alle Bonicalzi, ecoinformazioni]

Guarda l’album completo delle fotografie di Alle Bonicalzi della festa di fine anno della Scuola.

