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Brand di Como

como lakexperienceDopo le gare andate deserte per il merchandising, «Affidamento in concessione ad un licenziatario ufficiale generale della licenza d’uso e sfruttamento commerciale del marchio promozionale della città di Como», c’è una proposta, quella di Professional Licensing Group srl. Martedì 26 gennaio si svolgerà la seduta pubblica per l’apertura delle offerte.

22-23 gennaio/ Inaugurazione Spazio Arte&Arte

inaugurazione arte&arte«Un luogo dove la cultura possa trovare modo di esprimersi a 360 gradi», apertura venerdì 22 gennaio alle 18 in via Piadeni 5 a Como, con una mostra di Sarà Jens J. Meyer, già ospite dell’edizione 2009 de Miniartextil Cosmo / E lucean le stelle. Sabato 23 gennaio alle 15, I sogni fan luce, spettacolo teatrale per bambini dai 7 agli 11 anni, scritto da Francesca Marchegiano con Elena Gaffuri, attrice e traduttrice, in collaborazione con Coop AttivaMente, «un percorso per riscoprire insieme l’importanza dei sogni e il coraggio per seguirli»; alle 18, Sweet Dreams, video musicale per la rassegna I Dreaming a cura di Marco Pepe e Lake Como Film Festival; alle 21, concerto di chitarra con Diego Autelitano.

Documento unico di programmazione

3 COMO COMUNECosa fare nei prossimi 3 anni? Palzzo Cernezzi ne discute, mentre infuria la polemica sulle paratie e parte dell’opposizione chiede le dimissioni del sindaco.

 

Paratie

Non hanno potuto non parlare degli ultimi sviluppi del caso paratie nelle preliminari al Consiglio comunale comasco di lunedì 18 gennaio, dopo un mese di sospensione dei lavori, anche a causa della sostituzione dell’apparato di registrazione, voto e amplificazione della sala consiliare. Il capogruppo del Pd Andrea Luppi ha letto il comunicato congiunto della maggioranza di sostegno all’operato del sindaco, a cui manca però la firma di Amo la mia città. Per primo il capogruppo di Adesso Como Alessandro Rapinese ha attaccato la maggioranza tacciando l’amministrazione di incapacità «così come per l’allargamento della Ztl senza studi, e ora si fa il Piano del traffico, e il Centro unico di cottura che ora è saltato». «Il sindaco ha una responsabilità aggravata dal suo essere geologo» ha detto Sergio Gaddi. «Nessuno come Lucini è allo stesso livello dei tecnici – ha aggiunto l’esponente di Forza Italia chiedendo le dimissioni del primo cittadino –. Deve pagarne le conseguenze politiche». Dimissioni chieste, ricordando come il centrosinistra abbia vinto le elezioni anche a causa delle paratie, da Enrico Cenetiempo, Gruppo misto, «chi di paratie ferisce, di paratie perisce» ha detto, dispiacendosi per l’assenza del primo cittadino, arrivato in aula dopo le preliminari. Più accomodante Ada Mantovani, Adesso Como, che ha chiesto se per la terza variante siano stati richiesti i pareri legali agli uffici competenti. «È vero che le paratie sono state fatte da chi ha amministrato prima di voi – ha riconosciuto Marco Butti, Gruppo misto – ma gli incarichi, lo spacchettamento, come la terza variante sono di questa Giunta».

 

Preliminari

Nelle preliminari sono stati poi toccati anche altri argomenti: Vito De Feudis, Pd, ha annunciato una mozione, presentata assieme ai consiglieri di Paco-Sel, di sostegno ai lavoratori Asf, sulla vertenza in corso con l’azienda per quelli non più adatti alla guida, mentre Luigi Nessi, Paco-Sel, ha ricordato la Marcia per la Pace comasca e le parole pronunciate dal parroco di Rebbio Giusto Della Valle. Sull’emergenza rifugiati Giampiero Ajani, Lega, ha sottolineato come a solo il 4 per cento dei richiedenti venga poi riconosciuto lo status di profugo e Butti ha risollevato il caso della stazione di Como S. Giovanni: «Stasera c’erano 39 persone che si stavano preparando a stendere i propri giacigli». Per ultimo Luca Ceruti, M5s, ha ricordato il problema della recrudescenza di episodi di microcriminalità, molti i furti in casa, nei quartieri di Muggiò, Albate, Trecallo e Camerlata, per cui ha raccolto firme nei quartieri interessati per incrementare i controlli e installare apparecchi per la videosorveglianza.

 

Dup

Prima della pausa natalizia l’assemblea comunale aveva ascoltato la presentazione del nuovo Documento unico di programmazione (Dup), che, in base alla normativa, «diventerà la guida strategica ed operativa dell’attività dell’ente». «Il Dup è uno strumento nuovo per la maggior parte dei Comuni, ossia per tutti quelli che non erano stati inseriti nella sperimentazione della nuova contabilità – aveva spiegato l’assessora al Controllo di gestione Savina Marelli –. Con questo nuovo strumento cominceremo la fase di preparazione del bilancio. Crediamo, infatti, che sulle linee strategiche si debba avviare un percorso di coinvolgimento».

Il nuovo documento si divide in due con la Sezione strategica (SeS) e la Sezione operativa (SeO). La prima «ha un orizzonte temporale di riferimento quinquennale, pari a quello del mandato amministrativo», la seconda «è triennale, pari a quella del bilancio di previsione. La sezione operativa è strutturata, a sua volta, in due parti fondamentali: nella prima sono contenute le motivazioni delle scelte effettuate, i programmi da realizzare e gli obiettivi operativi; la seconda parte contiene la programmazione dettagliata delle opere pubbliche, del fabbisogno di personale e delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio».

Con la ripresa dei lavori nell’anno nuovo la seduta è cominciata con le risposte degli assessori alle domande, più di 200, poste dall’aula, in una estenuante carrellata. A tratti evasiva, a tratti di difficile comprensione, per lo più un riepilogo di quello che l’amministrazione ha annunciato nel corso degli ultimi anni. Come il fare del Politeama «un hub culturale», così l’assessora Marelli, mentre il sindaco ha assicurato l’elaborazione del Piano strategico della cultura. L’assessore Cavadini ha riconosciuto la difficoltà a organizzare iniziative culturali nelle periferie e annunciato uno sforzo in tal senso nella nuova piazza di Albate o al Parco Negretti. L’assessore allo sport ha anche ribadito la possibilità per le società sportive di prolungare i termini di locazione delle strutture attuando migliorie nelle stesse: «Molte l’hanno già fatto, altre, in vista della scadenza dei termini, stanno facendo proposte». Comunque «alcune cose non sono definite fino in fondo» ha dichiarato Marelli perché nell’arco dei tre anni possono esserci delle evoluzioni. Magni ha ricordato la nascita delle prime due assemblee di zona e la raccolta firme per altre due e Iantorno ha riepilogato parte delle morosità degli affitti Erp, e non solo, e quanto attuato dal piano di dismissione delle strutture commerciali non ritenute necessarie per l’ente. Gerosa ha menzionato gli interventi per la eliminazione delle barriere architettoniche, soprattutto la scuola di via Picchi, ma ha soprasseduto su Villa Olmo, «meglio rimandare ad un momento ad hoc». Magatti ha ribadito quanto fatto dal Comune per aiutare i senza tetto e ammesso le difficoltà ad attuare alcune politiche decise dal Consiglio, parlando di «un tempo infinito», come le casette dell’acqua, che dovrebbero essere quasi a buon punto. L’assessore al Bilancio Frisoni ha annunciato l’intenzione di non accendere mutui e definito, «a termine di legge», come già annunciato da Marelli, il 31 di marzo come data limite per l’approvazione del Bilancio.

Rifiutata una sospensione dei lavori chiesta da Cenetiempo, a mezz’ora dalla mezzanotte per valutare le risposte date dagli assessori, è cominciato il dibattito. «È emblematico che non ci sia un piano strategico culturale» ha detto Butti che ha attaccato sulla definizione del brand di Como e definito fallimentare il sito dedicato www.visitcomo.eu, oltre alla politica del prefetto per l’emergenza a S. Giovanni. Ceruti invece ha chiesto: «che fine ha fatto il bando energia? Perché non ci sono accenni alle fonti energetiche alternative in tutto il documento?» Menzionando la possibilità di installare pannelli fotovoltaici sulle strutture comunali «siamo di fronte a un documento che parla del futuro…» Data l’ora la seduta è stata poi aggiornata a lunedì prossimo. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

«L’anno dell’attesa»

rapportoannuale2014Rapporto sull’economia comasca 2014 della Camera di commercio. Aumentano disoccupazione, frontalieri e chi va a lavorare all’estero.

 

«Il 2014 è l’anno dell’attesa – si legge nell’introduzione al tradizionale documento della Camera di commercio di Como –: si presagisce un miglioramento che ancora non si è concretizzato. Il tema più caldo resta quello del mercato del lavoro, visto che la ripresa – quando c’è – non si accompagna all’occupazione, spingendo in misura crescente i comaschi a cercare strade alternative al mercato locale. Aumenta il numero dei frontalieri e cresce il numero di italiani che lasciano la provincia per trasferirsi definitivamente all’estero. L’attrazione di turisti stranieri e di consumatori svizzeri è fondamentale per fare quadrare i conti delle attività alberghiere e commerciali, mentre la ricerca di mercati esteri sempre risulta imprescindibile anche per le piccole imprese».

«È passato un anno e la provincia di Como ha visto decrescere di quasi 1.000 unità le imprese registrate (-2,0%) e di quasi 800 quelle attive (-1,8%), in quasi tutti i settori economici. Il numero delle cancellazioni, in calo, è ampiamente superiore a quello delle nuove iscrizioni, anche esse in calo. Sono le imprese artigiane quelle che soffrono di più, perdendo il 2,7% delle unità attive (-457 imprese attive) – viene segnalato –. Nel manifatturiero la produzione è finalmente cresciuta del +2,2% rispetto al 2013, ma il rallentamento del tasso a fine anno desta più di una perplessità, poi confermata nel corso del 2015: la ripresa non si è ancora consolidata. Per le imprese di piccola dimensione la performance è risultata inferiore alla media e questo vale a maggior ragione per quelle artigiane (-0,3%), che non hanno ancora visto la fine delle loro difficoltà. Il loro fatturato invece cresce, trainato dai mercati esteri sempre più essenziali per la sopravvivenza d’impresa anche quando questa conta solo pochi addetti».

Un po’ meglio: «Le esportazioni cresciute del +2,7%, rispetto al 2013 (variazione superiore al dato medio regionale e nazionale) e dal saldo commerciale, ai massimi storici. Malgrado il recupero, alcuni dei principali partner storici (Germania e Francia) non hanno ancora toccato i livelli pre-crisi. Analoghe considerazioni valgono anche per due delle prime tre voci merceologiche esportate (tessile e meccanica) che restano al di sotto dei volumi 2008, compensate da altre produzioni. Si fa sempre più stretta la relazione privilegiata con la Svizzera».

«Per il commercio interno, il 2014 non è stato un anno positivo, in particolare per gli esercizi di piccole dimensioni – è uno dei primi dati negativi –. È calato il fatturato, i metri di vendita e il numero di esercizi. L’unica nota positiva arriva dalle vendite (a valore) di prodotti di largo consumo in supermercati e ipermercati. Occorrerà attendere l’inizio del 2015 per registrare gli effetti positivi dell’apprezzamento del franco svizzero. Anche il turismo ha registrato una lieve battuta d’arresto (-1,9% gli arrivi e -1,8% le presenze), dovuta principalmente ma non esclusivamente al prevedibile ulteriore calo registrato dai turisti italiani (lombardi in particolare). La minore dinamicità rilevata tra i turisti stranieri è da imputare quasi integralmente alla defezione degli olandesi, tra i primi clienti storici del Lario. Purtroppo il meteo non ha aiutato l’annata: i mesi più turistici sono stati funestati da piogge intense e persistenti che hanno colpito in particolare le presenze nelle strutture extralberghiere. Per i benefici attesi da Expo, anche in questo caso, occorrerà attendere il 2015. Per le costruzioni il 2014 si conclude in continuità con la serie iniziata nel 2008, all’insegna del ridimensionamento, sia in termini di numero medio di imprese che hanno operato nell’anno (-6,6%) sia di lavoratori (sempre in media, -5,5%) che di ore lavorate (-6,9%). I servizi hanno registrato una ulteriore seppur limitata riduzione del volume d’affari (-0,5%). In compenso è tornato positivo a fine anno il saldo tra il numero di imprese in crescita e quelle in difficoltà».

«Per quanto riguarda l’innovazione, motore dello sviluppo e innegabile strumento per il mantenimento e la crescita della competitività, i dati a disposizione sono davvero pochi e parziali – viene rilevato –. Nel corso del 2014 si è registrata una minore richiesta di protezione della proprietà intellettuale da parte di residenti della provincia di Como: per esempio i marchi depositati sono stati 396 (erano 436 nel 2013) e i brevetti per invenzioni 63 (erano 106 nel 2013). Tra le note positive della provincia vi è il ruolo delle industrie culturali e creative che generano il 6,9% del valore aggiunto locale (era il 6,3% nel 2013), percentuale superiore sia a quella regionale (6,2%) che nazionale (5,4%). Queste danno lavoro al 7,8% degli occupati esistenti in provincia e rappresentano il 10,1% delle imprese registrate».

Su queste basi: «Il tasso di disoccupazione certificato dall’Istat è ulteriormente aumentato, passando dall’8,6% del 2013 al 9,0% del 2014 (sale al 25,9% per i giovani da 15 a 29 anni). I dati sono ovviamente inferiori a quelli nazionali, ma preoccupa l’accelerazione che ha eroso l’iniziale posizione di vantaggio della provincia rispetto alla media regionale. Se si sommassero anche i 9.200 lavoratori a tempo pieno “equivalenti” al numero di ore di cassa integrazione richiesta nel 2014, il dato toccherebbe il 12,3% della forza lavoro. Tra gli elementi di stabilizzazione del mercato del lavoro ci sono quasi 25.000 frontalieri, in crescita del +5,4% sul 2013: ormai sfiorano il 10% del totale degli occupati comaschi. Non sono quindi ancora visibili gli effetti concreti del referendum tenutosi in Svizzera a febbraio del 2014 sull’introduzione di un tetto massimo per l’immigrazione di lavoratori. Stando ai dati Excelsior sulle previsioni occupazionali delle imprese, la maggior parte delle assunzioni è prevista a tempo determinato (anche a causa del ruolo importante dei contratti stagionali del settore turistico), ma sono in aumento i contratti ipotizzati a tempo indeterminato. Infine, si noti che le ore di cassa integrazione sono diminuite».

Per quanto riguarda gli: «Imprenditori attivi in provincia di Como a fine 2013 erano 47.409, in lieve calo rispetto all’anno precedente. Quelli nati in Italia sono calati del -1,1% (-467 unità), mentre quelli nati all’estero (3.661) sono cresciuti del +2,4%. Si tratta principalmente di romeni, marocchini, albanesi, tunisini, cinesi. A fine 2014 le imprese straniere erano 3.872, in calo rispetto al 2013 (-2%). Anche l’imprenditorialità straniera ha risentito quindi del peso della crisi economica (a causa in particolare della forte rilevanza del settore delle costruzioni che nel corso del tempo ha subito un ridimensionamento). Le imprese giovanili sono invece calate del -4,8% a causa principalmente della perdita della qualifica “giovanile” per il naturale avanzare dell’età degli imprenditori, segnale d’allarme per il ricambio generazionale nei prossimi anni». Sono però in calo i fallimenti da 169 nel 2013 a 149 l’anno seguente, «per quanto riguarda il credito, settore trasversale a tutte le attività economiche sia pubbliche che private, si registra un ulteriore calo dei prestiti per tutti i settori economici incluse le famiglie. Nel corso dell’anno, tuttavia, l’entità della flessione è andata ridimensionandosi. La consistenza delle sofferenze è invece aumentata. La rilevazione su base regionale sulle condizioni di offerta di credito mette in luce un allentamento dei criteri a fronte di una domanda in lieve crescita» (il rapporto). [md, ecoinformazioni]

Fermi contro l’intesa per i frontalieri

FRONTALIERI ALTRIRegione Lombardia insoddisfatta dell’accordo del governo invita i frontalieri a ritirare i secondo pilasto.

 

«Il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri, sul quale si è raggiunta l’intesa tecnica definitiva fra Confederazione svizzera e Italia (prologo ad una firma che dovrebbe arrivare in primavera, andando a sostituire l’attuale in vigore dal 1974) non piace al sottosegretario all’Attuazione del programma e ai rapporti istituzionali nazionali Alessandro Fermi e al consigliere Luca Marsico, che ne hanno discusso» dichiara una nota di Regione Lombardia.

«Siamo di fronte a un accordo che non ci soddisfa affatto, che andrà a penalizzare sia i 60mila lavoratori di frontiera, (fra i quali 25mila varesini e altrettanti comaschi), sottoposti a un vero salasso, così come i Comuni di frontiera, che potrebbero vedere azzerati i ristorni con, a cascata, gravi conseguenze per garantire i servizi essenziali per la collettività – dichiarano Fermi e Marsico –. Per questa ragione auspichiamo vivamente una profonda rivisitazione dell’Intesa tecnica raggiunta facendo appello al Governo Renzi, affinché riveda profondamente quanto concordato».

«Se questo fosse il testo definitivo che dovesse essere sottoscritto, gli unici penalizzati dalla nuova intesa, secondo Fermi e Marsico, sarebbero “proprio sia i lavoratori che i nostri territori di confine e questo non possiamo accettarlo”» prosegue la nota.

«Invitiamo tutti i cittadini lombardi che hanno prestato lavoro in Svizzera negli anni passati e i parenti di quei lavoratori che sono deceduti prima del pensionamento a ritirare il secondo pilastro, che spetta di diritto, in base a quanto versato al Governo elvetico negli anni di lavoro, e, in caso di dubbio, a rivolgersi tempestivamente alle organizzazioni sindacali – terminano Fermi e Marsico –. Sarebbe una beffa, se questo tesoretto restasse in Svizzera e per molti nostri concittadini potrebbe rappresentare una inaspettata boccata di ossigeno». [md, ecoinformazioni]

Paratie/ M5s contro, Como civica per Lucini

lungolago comoIl Movimento 5 stelle chiede le dimissioni del sindaco, mentre Maroni declina ogni responsabilità e minaccia di decidere lui cosa fare dei 12,5 milioni di euro promessi, a difesa del sindaco e dell’ultima variante interviene invece Como civica.

 

«Il sindaco di Como, Mario Lucini (Pd), e il suo predecessore, Stefano Bruni (Fi), risultano indagati per presunte irregolarità negli appalti per la realizzazione delle paratie di protezione sul lungolago. si legge in un comunicato del Movimento 5 stelle. «Il Pd dia per una volta il buon esempio e il sindaco faccia un passo indietro – afferma Stefano Buffagni, capogruppo del M5s Lombardia –. Le paratie rappresentano un vergognoso spreco di soldi pubblici e un intollerabile esempio di superficialità nella progettazione e nella pianificazione. Sono una ferita aperta per la città, una vera e propria Salerno-Reggio Calabria in salsa comasca. Abbiamo buttato anni e soldi in un progetto inutile, i lavori non sono conclusi e il sindaco risulta indagato». «Il sindaco si è preso sulle proprie spalle la responsabilità sul cantiere e da candidato aveva promesso che avrebbe risolto il problema delle paratie – aggiunge Luca Ceruti, consigliere comunale comasco del M5s –. Il progetto doveva essere cancellato a Como non serviva nessun muro. Tanto ha promesso e tanto non ha saputo mantenere. Questo sindaco, purtroppo per la città, evidentemente ha fallito, faccia un atto di responsabilità e si dimetta. Il nostro lago e la nostra città meritano di più». Per i due esponenti pentastellati: «Le paratie sono la dimostrazione che la politica di destra e sinistra ha fallito. Nemmeno un bambino che costruisce con i Lego riuscirebbe a dimostrare l’incapacità di cui hanno dato prova i politici comaschi. Sul progetto c’è stata un’approssimazione da dilettanti allo sbaraglio. Ora ci si mette pure Maroni a mettere l’opera sotto l’ala protettiva della regione. È la stessa Lega che era nella Giunta di Como quando si è dato il via a questo pasticcio imbarazzante. L’opera deve essere commissariata, e i cittadini devono decidere quale progetto possa mettere fine allo scempio per poi affidarla a professionisti seri. Stando ai fatti varrebbe poi la pena dare il coordinamento dei lavori e la loro supervisione a degli “umarells”, pensionati che sorvegliano volontariamente i lavori in corso, per non ricadere negli errori del passato. Avrebbero sicuramente più a cuore loro, piuttosto che i politici locali, le sorti del lungolago».

Da parte sua il presidente regionale lombardo Roberto Maroni declina ogni responsabilità: «Noi non abbiamo alcuna responsabilità, perché la stazione appaltante e tutte le iniziative sono state prese dal Comune di Como». «Vediamo la prosecuzione di queste indagini a cosa porterà – ha aggiunto il presidente regionale –. Noi abbiamo solo messo a disposizione le risorse».

«Se proseguiranno i lavori, bene, altrimenti le risorse le utilizzeremo per altre opere – ha minacciato in un primo tempo Maroni, che però poi a mente fredda ha aggiunto –. Ho dato incarico all’assessore Beccalossi e al sottosegretario Cioppa di fare tutte le verifiche per capire come procedere. Non voglio che i lavori si blocchino e che i cittadini di Como rimangano con un’opera incompiuta». «La questione paratie deve essere risolta, soprattutto perché Regione Lombardia ha messo 12,5 milioni di euro – ha proseguito –. Se il Comune non è in grado di fare, io devo decidere questi 12,5 milioni che fine fanno; io voglio utilizzarli per completare l’opera magari anche prendendola in carico noi direttamente come Regione». Una possibilità che verrà presa: «Alla fine della valutazione che faremo, sentendo in particolare Anac e il Ministero delle Infrastrutture».

Con il sindaco di Como si schierano invece totalmente i suoi sostenitori di Como civica: «Il progetto paratie nasce e i lavori per le paratie iniziano sotto le giunte precedenti di centro destra (Pdl-Lega) – ricordano –. Lucini era contrario sia all’esecuzione che al progetto specifico, come risulta dai numerosi interventi in consiglio comunale. E quando la giunta Lucini si insedia il cantiere è già fermo da tempo perché la prosecuzione dei lavori – come confermato dal’Anac – compromette la sicurezza degli edifici viciniori».

«Non è Lucini che ha inferto ai comaschi la ferita della chiusura del lungolago, Lucini è il medico che cerca di curarla – sottolineano gli esponenti della lista civica comasca –. E non è un medico che lavora da solo, nell’ombra; la nostra piena solidarietà deriva dall’assoluta condivisione della variante predisposta per la ripresa e la conclusione dei lavori; condivisione con le forze politiche, con quelle sociali, con artigiani e imprenditori, coi cittadini tutti negli affollati incontri pubblici. Con Regione Lombardia e con il suo presidente che ha siglato l’accordo (parentesi: se in politica la coerenza fosse necessaria chi oggi chiede le dimissioni del Sindaco dovrebbe chiedere anche quelle di Maroni)».

«La relazione dell’Anac mischia le carte in tavola – proseguono gli esponenti del centrosinistra –. Semplificando: critica bando e progetto originari, considera necessarie modifiche, non contesta le soluzioni tecniche individuate con l’elaborazione della terza perizia di variante, dice che le modifiche progettuali e il conseguente incremento dei costi renderebbero necessario il rifacimento del bando. Non prospetta soluzioni se non quella di recedere dal contratto con Sacaim. Probabilmente la soluzione più facile, ma anche quella che costringerebbe la città a un lungo periodo di immobilità legato tanto alla lunghezza dei tempi di gara connessi al rifacimento di un bando di questa portata, quanto a ricorsi, controricorsi, appelli e contrappelli che la società penalizzata sicuramente porterebbe avanti».

«Questo ad oggi – termina la nota di Como civica –. Sicuri di avere lavorato con impegno, competenza e trasparenza vogliamo continuare a farlo per uscire dal “cul de sac” dove altri e non noi hanno infilato la città. Senza polemiche né recriminazioni, senza altro scopo se non quello di ridare ai comaschi il loro lungolago». [md, ecoinformazioni]

Radici e Ali senza caserma

PresentazioneCaserma02«Con molto dispiacere e rammarico, il progetto di coesione sociale Radici e Ali non potrà più utilizzare la Caserma De Cristoforis per le proprie attività, in particolare la Giornata del Riuso, la Ciclofficina Partucc e la Sartoria Partucc (in collaborazione con la Parada Partucc) e Artifisciò (in collaborazione con il progetto Artificio)» annuncia un comunicato stampa.

 

Per il coordinatore del progetto Stefano Martinelli «Purtroppo sono subentrate regole burocratiche che c’impediscono di continuare le nostre iniziative».

«Prima il regolamento consentiva un pagamento in servizi, per esempio tinteggiatura e manutenzione, in cambio dell’affitto di alcuni spazi – viene spiegato –. Il lavoro svolto era di tipo volontario, con il coinvolgimento di associazioni e cittadini del quartiere, un prendersi cura di quello che, a tutti gli effetti, era diventato un bene comune. Un valore aggiunto importante. Oggi, le norme burocratiche imposte da Roma dicono che quei lavori devono essere necessariamente fatturati».

«Per noi diventa impossibile sono leggi imposte dall’alto, noncuranti dei processi in corso e delle conseguenze delle scelte – dichiara Martinelli –. Il nuovo comandante [c’è stato un avvicendamento ai vertici della struttura] ha dimostrato disponibilità, ma certo la continuità rispetto al passato è saltata e le regole per l’utilizzo degli spazi imposte da Roma hanno di fatto reso impossibile e insensato per noi continuare a utilizzare quegli spazi. Purtroppo, così è difficile portare avanti processi di coesione sociali duraturi. Per noi è stata un’esperienza emozionante, un sogno coltivato da anni che si concretizzava, un incredibile messaggio di Pace realizzato: un luogo utilizzato per creare relazioni sane e trasversali, incontro delle diversità, generazionali, culturali, religiose. Era un approccio diverso a uno spazio militare». [md, ecoinformazioni]

Piano di recupero in via Rezzonico a Como

via_rezzonico.jpg_1010865165Un edificio a sei piani, altezza massima 23,67 metri, al civico 19.

 

«Il progetto prevede la realizzazione di un edificio di sei piani destinato principalmente alla residenza, con una parte destinata ad artigianale e una piccola porzione al commercio – spiega il Comune di Como –. L’altezza massima dell’edificio sarà di 23,67 metri. Sul fronte parcheggi ne saranno realizzati 24, di cui 15 interrati. La proprietà verserà all’amministrazione 104mila euro per gli oneri di urbanizzazione e 206mila euro di monetizzazione».

Dopo la scelta della Giunta Lucini: «Seguirà ora il deposito, la pubblicazione e a febbraio l’approvazione sempre da parte della giunta».

«La città cambia. Il piano di recupero di via Rezzonico è la logica conseguenza della scelta virtuosa di non consumare nuovo suolo, concentrando gli interventi edilizi nel rinnovo del tessuto esistente – dichiara l’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino –. La variante del Piano di Governo del territorio che adotteremo a gennaio andrà ancora di più in questa direzione, semplificando dove possibile le procedure nel rispetto degli elementi di tutela». [md, ecoinformazioni]

Altre acquisizioni dal Demanio

facciatapalazzocernezziIl Comune di Como prosegue la politica di acquisti gratuiti dallo Stato per 360mila euro, tolti i costi di adeguamento, di «beni immobili che potranno essere destinati a uso pubblico o privato oppure venduti».

 

«Abbiamo ancora una volta colto l’occasione offerta dall’Agenzia del Demanio per acquisire alcuni immobili – dichiara Marcello Iantorno, assessore al Patrimonio –. Oggi abbiamo optato per un appartamento in via Crispi al civico 24 del valore di 133mila euro, per un box in via Saporiti del valore di 18mila euro e in buone condizioni, per la quota di metà di un fabbricato in via Bastiglia al civico 30 di circa 62mila euro e il cui acquisto sarà fatto dal cointestatario che si è obbligato all’acquisto, per un negozio e per uno spazio autorimessa di 191mila euro in via Milano 198. Il valore complessivo dei beni, tolti i costi di adeguamento, è pari a 360mila euro. Nel caso in cui si decidesse di venderli, di questa somma circa 80mila euro andrebbero restituiti al Demanio mentre 280mila euro resterebbero nelle casse del Comune».

«Per altri immobili di sicuro interesse per la città come gli spazi adibiti ad autogrill a Brogeda per varie ragioni siamo stati costretti a non poterli accettare – termina l’assessore –. Abbiamo verificato che gli svantaggi sarebbero stati superiori ai vantaggi». [md, ecoinformazioni]

La siccità preoccupa

lago di como«-98 per cento pioggia a dicembre, basso il livello del lago di Como e Po a meno 2 metri» spiegano Coldiretti Como-Lecco.

 

«Meno 98 per cento di acqua nella prima decade di dicembre rispetto alla media del periodo, mentre i livelli di smog salgono alle stelle nei principali centri urbani. È questa la situazione nelle province lariane rilevata da Coldiretti sulla base dei dati Ucea – precisa un comunicato degli agricoltori lariani –. E nei prossimi giorni la situazione non è destinata a migliorare, con le previsioni che annunciano tempo stabile almeno fino a domenica. mentre a novembre si è registrato un meno 88 per cento di piogge rispetto alla media. Quanto agli scarti dal clima di precipitazione negli ultimi sei mesi, i dati rilevano nello specifico per il territorio comasco un -98,5% (in Lombardia, secondo solo a Sondrio) e -97,7% per quello lecchese, che diventano rispettivamente -93% e -91,4% rispetto agli ultimi 12 mesi».

«L’assenza di precipitazioni provoca in Lombardia la permanenza di impurità nell’aria con l’adozione di misure di salvaguardia nelle grandi città, a cominciare da Milano dove si registrano valori fuori norma da oltre tre settimane, ma sta provocando anche una preoccupazione generalizzata nelle campagne sulla situazione dei principali bacini idrici e dei terreni anche perché sta mancando la neve che rappresenta un’importante scorta per le riserve idriche – prosegue il comunicato –. E mentre in montagna è allarme per la stagione sciistica che stenta a partire nei campi c’è apprensione per la mancanza di acqua necessaria per ristabilire le risorse idriche indispensabili nella fase di crescita delle coltivazioni».

«Il Lago di Como è oggi -22.6 cm rispetto alla quota idrometrica, rispetto a -17,7 cm di una settimana fa e contro una media storica di +47,1 cm (dati enti regolatori dei grandi laghi) – aggiunge e conclude lo scritto della Coldiretti –. Altrettanto rappresentativo della realtà anomala di questi mesi è il livello del fiume Po che è più basso di quasi 2 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno al Ponte della Becca (Pavia) dove il livello idrometrico del più grande fiume italiano è addirittura come quello di questa estate: una situazione preoccupante per un bacino dove si produce il 35 per cento della produzione agricola che è fortemente dipendente dalla disponibilità di acqua ma che è anche sintomatica delle difficoltà in cui si trova buona parte dell’Italia. Secondo un monitoraggio della Coldiretti Nazionale sui dati Ucea, infatti, in tutta la penisola nella prima decade di dicembre è caduto ben il 91 per cento di acqua in meno rispetto alla media del periodo, dopo un mese di novembre con piogge dimezzate (-49 per cento)». [md, ecoinformazioni]

Ecoinformazioni è un circolo Arci

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