immigrazione

Diritti negati/ Scelte disumane, serve un Consiglio comunale straordinario

8 COMOCOMUNENelle dichiarazioni preliminari al Consiglio comunale del 17 novembre [al solito in un’aula deserta visto che la maggior parte degli eletti non considera interessanti gli argomenti trattati in questa parte del Consiglio comunale che pure spesso sono fondanti del vivere civile a Como e non solo]   la consigliera Anna Veronelli e il consigliere Luigi Nessi hanno sottolineato la drammaticità della situazione dei minori e non solo date le inadeguate e insufficienti strutture messe a disposizione dal governo in città. La Consigliera Veronelli ha anche chiesto la convocazione di un Consiglio comunale aperto per affrontare la situazione drammatica che   peggiore sempre più. Entrambi si sono chiesti che fine abbia fatto la deliberazione nella quale il Consiglio comunale all’unanimità aveva fatto una serie di circostanziate richieste al sindaco perché ottenesse trasparenza, legalità e diritti umani al Campo governativo e fuori di esso. Anche l’assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti è intervenuto precisando che oggi sono 215 i minori al campo governativo. (altro…)

Diritti negati/ Ipoaccoglienza comasca aspettando il morto

manoapertaSi può rischiare di morire di ipotermia a Como nel 2016? Questa notte un giovane eritreo, che non è stato accolto nel campo governativo, è stato ricoverato d’urgenza in ospedale per ipotermia.  Questa è una condizione fisiologica che si verifica quando nell’organismo la perdita di calore è superiore alla produzione dello stesso e la temperatura corporea scende al di sotto dei 35°. La causa generalmente è accidentale. Infatti spesso  è conseguenza della permanenza in ambienti freddi a causa di incidenti o traumi. Ma possiamo definire la situazione che si è venuta a creare a Como “accidentale”’ ? Penso proprio di no. (altro…)

Taranto – Milano – Como/ Serve uno sforzo per sviluppare la collaborazione tra Prefetture e Comuni

stufanoSi aperto, con l’introduzione di Martina Gammella dei Giovani democratici  e l’intervento di  Ippazio Stefano, sindaco di Taranto, domenica 13 novembre alla Cascina Massèè di Como-Albate, per Itinerari migranti  l’incontro Enti locali e piani di accoglienza: un’esperienza da Sud a Nord. Sono seguiti gli interventi  di Diana De Marchi, consigliera comunale di Milano,  e di Bruno Magatti, assessore alla Politiche sociale del Comune di Como. Interessantissimo il confronto che l’iniziativa ha permesso tra le esperienze di Taranto (la casella zero del gioco dell’oca a cui sono costretti con enorme spesa pubblica i migranti respinti dalla Svizzera e deportati al Sud), quella di Milano dove allo sforzo dell’amministrazione comunale sostenuto dalla società civile si data anche qualche risposta governativa mettendo a disposizione la caserma Montello e quale per mesi il Comune e soprattutto l’attivismo sociale e politico ha dovuto dare un promo rifugio a migliaia di migranti e solo poi in modo sconnesso, poco rispettoso dei diritti umani e del  non trasparente si è attivata qualche iniziativa che pure si dimostra inadeguata e capace ogni giorno di porre nuovi difficoltà al Comune e a al volontariato sociale. (altro…)

La prossima Como : il sogno… e la realtà

luca-micheliniMolte le persone intervenute all’incontro indetto da ecoinformazioni la sera di giovedì 11 novembre alla sala del Cna, La prossima Como – il sogno, introdotto da Fabio Cani, co-direttore della testata. A ognuno dei relatori e delle relatrici sono stati lasciati circa cinque minuti per esporre le proprie considerazioni sull’impatto dell’amministrazione uscente e le proprie aspettative sul futuro di questa città, intesa come urbs – cioè nella sua dimensione spaziale – e anche, soprattutto, come civitas, ossia come comunità al contempo  aggregata e pluriversale: una distinzione concettuale che Cani, citando le Etimologie di Isidoro da Siviglia, ha voluto sottolineare.

Numerosi gli interventi, preceduti (oltre che dal breve video introduttivo Bread and Roses, un omaggio al cinema di Ken Loach e alla solidarietà mostrata dalla popolazione comasca nei mesi estivi), dall’introduzione di Cani,  imperniata su sette punti fondamentali: la complessità irriducibile del concetto di città, a cui abbiamo già accennato, i fallimentari – e talvolta decisamente visionari – piani urbanistici del passato, l’impossibilità di pianificare e applicare un modello di città alla di per sé multiforme dimensione urbana, l’irrealizzabile (e inauspicabile) “brandizzazione” di Como verso un modello “monodimensionale”, nella fattispecie turistico, quando è ovvio che una città non è fatta (solo) dei turisti che la visitano; l’apertura della città verso la realtà circostante (ed esterna), a scongiurare l’auto-percezione di una “città-fortezza” che protegge dal resto del mondo senza interagirvi; l’inarrestabile fenomeno dell’invecchiamento (più in generale, della ulteriore diversificazione)  della popolazione urbana, che altrove in Europa ha già portato a una riconsiderazione degli spazi cittadini: un processo che in Italia, o perlomeno a Como, sembra faticare ad avviarsi. Infine, in considerazione della sempre minor distanza spazio-temporale che ci separa dalla “prossima Como”, Cani rimarca la necessità di concentrarsi sul processo, piuttosto che sul risultato finale. La stessa complessità di una dimensione cittadina rende impossibile applicare qualsiasi piano alla lettera, senza aspettarsi sviluppi almeno in parte imprevisti.

Anche Alberto Bracchi, architetto, ha presentato in sette punti le proprie idee relative all’innovazione urbana che potrebbe, e dovrebbe, interessare Como nel prossimo futuro. Processi di rimodernamento dovrebbero riattivare la città intesa, appunto, come organismo complesso. Visto il fallimento delle grandi opere urbanistiche, appare preferibile orientarsi su piccoli progetti diffusi, utili e concretamente realizzabili (opinione condivisa da Gianluigi Fammartino di Paco, anch’egli architetto, che sottolinea come una buona amministrazione urbana si riconosca dalla capacità di rendere utile ciò che ha già ha disposizione), attenti all’ambiente e alle risorse che esso offre, nel rispetto della poliedricità intrinseca della dimensione cittadina (che, peraltro, è in grado di accogliere innovazioni in scala ridotta). La realizzazione di tali “micro-opere” dovrebbe, secondo Bracchi, ricorrere alla sperimentazione, intesa come banco di prova della loro fattibilità e fruibilità e come “antidoto” a quelle che l’architetto definisce “esplosioni di scontentezza”, provenienti o da grandi opere rivelatesi controproducenti, o da opere riuscite, ma essenzialmente superflue, o percepite come tali. Esempi “positivi” potrebbero essere la riqualificazione del cineteatro Politeama, una valorizzazione dello spazio Gloria che è penalizzato da una situazione periferica lungo una via dal traffico piuttosto intenso, o ancora la realizzazione di una stazione unica a Camerlata. Per attuare questi piccoli interventi, certo, è necessario rilanciare la dimensione del dialogo tra l’amministrazione e la cittadinanza: un aspetto essenziale su cui, forse, non si è sufficientemente insistito nel corso degli ultimi quattro anni.

In effetti, nel corso dell’incontro, diverse persone hanno denunciato, in varie declinazioni, un diffuso senso di esclusione che colpisce soprattutto le aree periferiche, con particolare incidenza su alcune categorie sociali. Gli studenti, rappresentati la sera di venerdì da Lorenzo Baldino, sono un esempio: il ponte recentemente realizzato all’incrocio tra via Badone e via Pasquale Paoli, non sembra soddisfare una reale necessità, tanto più che è stato realizzato senza un precedente confronto con i diretti interessati; spostandoci dal particolare al generale, Como appare carente in termini di welfare studentesco: i trasporti sono scarsi, la tessera “Io Studio” offre in pratica scarsi vantaggi, la specificità degli studenti è complessivamente tenuta in scarsa considerazione. Tutto questo non aiuta a tamponare il tasso di abbandono precoce dell’istruzione scolastica (17,33%), un record negativo in Lombardia, conclude Baldino. Ida Sala (Como dal Basso) mette in luce un’analoga situazione di esclusione per quanto riguarda le persone con disabilità, alle quali (ancora troppo spesso) sono negati l’accesso e la fruibilità di spazi aperti al pubblico, come nel caso del multisala (per non ripetere l’esempio del ponte di Rebbio). Soluzioni o situazioni ghettizzanti nei confronti di persone con disabilità fisiche o mentali non devono e non possono essere ammissibili, e devono essere superate dove, ad oggi, sussistono. Questo imperativo diventa ancora più pressante tenendo in considerazione il rapido invecchiamento della popolazione cittadina, non soltanto a Como, come ha affermato, dati Oms alla mano, Manuela Serrentino: o si interviene tempestivamente per rendere lo spazio urbano più accessibile, o questo si rivelerà gravemente inadeguato in un futuro non molto lontano. Due giorni dopo l’elezione di Donald J. Trump negli Stati Uniti (certo non il primo populista eletto negli ultimi anni, e probabilmente non l’ultimo), i rischi politici di un’emarginazione diffusa appaiono evidenti, come ha constatato Enzo d’Antuono (Arci): bisogna prevenire o contrastare lo scontento che spinge gli “esclusi” a votare “con la pancia”, spesso in modo miope.
E gli “invisibili” a Como sono tanti, hanno osservato Luca Michelini e Manuel Tavares Azevedo. Troppi, per rimanere tali, riapparire nei momenti di maggior criticità ed essere, erroneamente, identificati come “fonte di problemi”. Il picco di migrazioni che ha interessato la nostra città nell’estate 2016 non ha introdotto a Como la questione migratoria, che esisteva da tempo: semmai, ha contribuito a svelare una prolungata negligenza nei confronti di essa. Una débacle non indifferente che, nonostante la buona volontà e i concreti risultati delle centinaia di persone intervenute a sostegno dei e delle migranti, tradisce la persistente resistenza verso il confronto, il dialogo e l’inclusione. Pessimista Bruno Saladino, che fa riferimento alla frustrazione accumulata intorno alla questione delle paratie e a una difficoltosa, insufficiente interazione tra la giunta e la cittadinanza. Una condizione già esistente nel 2012, beninteso, ma che l’amministrazione Lucini non ha saputo cambiare di segno.

Bruno Magatti, assessore alle politiche sociali e all’ambiente, ammette la disparità che sussiste tra la domanda e l’offerta di welfare a Como. Tuttavia, non solo di amministratori è fatta una città, ma anche di strutture pubbliche (da riadattare) e capitale umano (da valorizzare). C’è molto su cui è ancora necessario intervenire, e intervenire in modo puntuale, in particolare sul fronte lavorativo. Allo stato delle cose, però, i mezzi appaiono limitati, messi alla prova da poche, impegnative sfide.
L’uscente amministrazione Lucini, è pur vero, ha registrato anche alcuni importanti successi: pensiamo per esempio al settore ambientale. La giunta uscente ha introdotto importanti innovazioni in tal senso, quali l’ampiamento della Ztl, la messa a disposizione di un servizio di bikesharing e, soprattutto, l’introduzione della raccolta differenziata in città nel 2014. Partendo da un 78° posto  tra le città italiane più attente all’ambiente, Como ha guadagnato nel 2015 la quarantacinquesima posizione in classifica, riporta Chiara Bedetti, a capo del presidio Legambiente Angelo Vassallo, facendo riferimento al rapporto ecosistema urbano emanato da Legambiente lo scorso anno. Un progresso significativo, afferma Bedetti, che evidenzia tuttavia la necessità di investire maggiormente sui trasporti pubblici, ancora poco o per niente vantaggiosi per chi abita in quartieri periferici come Sagnino e, in mancanza di autobus, si trova di fatto costretto a fare affidamento sull’auto per raggiungere Como in serata. «Nella loro “inconsistenza”, i sogni mettono tutti d’accordo», osserva Bedetti, «ben più difficile è parlare di ambiente in modo concreto». Se Como intende raggiungere un punteggio ancora migliore, pertanto, bisognerà prefiggersi obiettivi raggiungibili in pratica, e non soltanto in teoria.

Concordi nella sostanza con Bedetti, Riccardo Gagliardi e Stefano Martinelli differiscono però nell’approccio, molto più propenso all’immaginario e al “sogno”, verso la Como del prossimo futuro.
Secondo Gagliardi, che ha paragonato la realtà urbana di Como a quelle “analoghe” di Verbania e Lugano, le idee non sono meno importanti delle risorse materiali e finanziarie nel portare avanti un progetto e, da questo punto di vista, Como ha mostrato segnali incoraggianti e innovativi. Si potrebbe addirittura pensare, azzarda Gagliardi, di traslare il modello della “grande Lugano” al territorio di Como e limitrofi; per farlo, però, si ripresenta la necessità di potenziare i servizi pubblici di una città che non si esaurisce nello spazio della città murata. L’obiettivo è ambizioso ma, secondo Gagliardi, più ancora che il raggiungimento degli obiettivi conta la tensione verso di essi. Dello stesso parere Martinelli, che ha ricordato l’importanza dei sogni propriamente detti, anche quelli dei bambini, che non conoscono le barriere del materiale e del razionale, re-insegnando agli adulti a guardare oltre e a riacquistare la speranza nel futuro.

Ultimo ma non ultimo l’intervento (video) di Francesco Vignarca, coordinatore della Rete nazionale per il disarmo. Secondo lui, una città non può limitare la propria azione entro i confini municipali: bisogna guardare oltre, come fece a suo tempo Giorgio La Pira, sindaco di Firenze, invitando i primi cittadini di grandi e importanti metropoli a dialogare per la pace internazionale. Le città sono contemporaneamente attrici e destinatarie della guerra o della pace: un esempio calzante ne è la situazione dei migranti che ha coinvolto “frontalmente” Como, anche in conseguenza di una risposta politica (non solo locale, non solo italiana) polarizzata sull’aspetto della sicurezza. Una scelta che non penalizza soltanto il settore dell’accoglienza in senso stretto, ma anche il welfare in senso lato, nel momento in cui le risorse economiche vengono canalizzate verso le spese militari. La città di Como non è rimasta chiusa in se stessa, e può davvero giocare un ruolo decisivo nel cambiamento, non soltanto (ma anche) in termini di amministrazione locale. L’augurio con cui Vignarca ha concluso il ciclo di interventi di venerdì è quello che la futura amministrazione comasca non sottovaluti il ruolo che questa città può rivestire, attivamente, nello scenario internazionale. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda i video di tutti gli interventi

Conoscere per aiutare/ Un corso dell’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti

accoglienzaeassitenzalegaleL’Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti promuove un  percorso formativo di due incontri, sabato 12  e 19 novembre dalle 15 alle 18 nella sede del Csv in via Col di lana 5 a Como, per i volontari che operano nell’ambito dell’accoglienza delle persone richiedenti protezione internazionale. L’iniziativa nasce dalla necessità di offrire strumenti di conoscenza dal punto di vista giuridico per poter fornire un servizio con maggior efficacia per la tutela dei diritti. Le iscrizioni all’iniziativa che offerta gratuitamente si raccolgono all’email info@csv.como.it entro il 10 novembre. Nel seguito del post il programma dell’iniziativa.

(altro…)

La lectio magistralis di Mussie Zerai

zerai-magistraleEducazione civica per le e gli studenti del Teresa Ciceri di Como al Cinema Astra la mattina del  5  novembre con don Mussie Zerai. La lectio magistralis, successiva al primo incontro comasco con il sacerdote eritreo tenutosi con grande affluenza di pubblico il 4 novembre nell’Auditorium  Don Guanella, rientra nella serie di iniziative  Nessuno è clandestino proposte da  #Itinerarimigranti per richiamare l’attenzione sui diritti dei migranti. (altro…)

Posti liberi, Campo chiuso per orario. Tanto c’è don Giusto

esclusicampogovernativoPerché i cancelli del Campo governativo di via Regina Teodolinda chiudono quando ancora i respingimenti alla frontiera elvetica determinano arrivi di frotte di migranti? Quale logica anima l’idea di ammettere solo le donne e i bambini anche quando il campo non è pieno?

Quanto costa allo città e allo stato  tenere perennemente in attività tante forze dell’ordine per garantire l’applicazione di regolamenti assurdi e evitare che la rabbia sfoci in rivolta? Quanto tempo potrà ancora durare il periodo nel quale sarà in vigore il divieto di accamparsi in città e contemporaneamente quello di trovarvi rifugio dignitoso almeno notturno? Quanto potrà ancora reggere la parrocchia di don Giusto che ogni notte apre le porte ai rifiutati dal Campo governativo? Quanto reggeranno le “ronde” degli attivisti che monitorano la soluzione e propongono soluzioni temporanee e umanitarie che hanno però il difetto di nascondere l’evidenza di regolamenti che pur rimasti segreti si rivelano manifestamente senza né criterio, né logica? Sono domande a cui non sappiamo rispondere. Intanto anche la notte del 26 ottobre ha offerto il consueto quadro, un po’ più grave, ma nessuno si permetta di definirlo straordinario visto che è così tutte le notti. Stanotte  è toccato a una numerosa famiglia palestinese con tanti bambini implorare di essere ammessa alla struttura di accoglienza selettiva non h24 di via Teodolinda. Alla fine il cancello si è aperto, ma non per tutta la famiglia, due congiunti sono stati lasciati fuori insieme al consueto gruppetto di una ventina di fuori tempo massimo. Dormirebbero in strada, sotto la pioggia,  se la provvidenza della parrocchia di Rebbio non li avesse ancora una vola accolti.

Ecoinformazioni è un circolo Arci

Anche ecoinformazioni in Pressenza